18 luglio 2024
Aggiornato 03:30
In attesa dell'Eurogruppo di lunedì la Grecia risponde alla Germania

Tsipras: «Attenta Merkel. I greci non accetteranno ricatti»

In vista della riunione dell'Eurogruppo di lunedì, il leader greco, dichiara che la Grecia non accetterà nessun tipo di ricatto. Le sue parole fanno volare la borsa di Atene, che crede nella possibilità di un accordo imminente. Infatti, le posizioni di Alexis Tsipras e Angela Merkel potrebbero non essere così lontane l'una dall'altra.

BRUXELLES - In vista della riunione dell'Eurogruppo di lunedì, il leader greco, dichiara che la Grecia non accetterà nessun tipo di ricatto. Le sue parole fanno volare la borsa di Atene, che crede nella possibilità di un accordo imminente. Infatti, le posizioni di Alexis Tsipras e Angela Merkel potrebbero non essere così lontane l'una dall'altra.

TSIPRAS: LA GRECIA NON SARÀ RICATTATA - «La Grecia arriva a queste consultazioni con posizioni chiare. Le difende e cerca la persuasione. Non fa ricatti e non sarà ricattata». Così il premier greco Alexis Tsipras ha definito la posizione del suo paese nella riunione dei capi di Stato e di governo dell'Ue tenutasi a Bruxelles, in cui uno dei principali temi di discussione è stata proprio la situazione greca. Tsipras ha detto di aver chiesto alle sue controparti Ue di guardare al cambiamento politico in Grecia non come a una minaccia di ritorno al passato, bensì come «un'opportunità di cambiamento per la Grecia, affinché possa diventare un paese europeo normale». «Il memorandum, il programma cosiddetto di salvataggio così come lo conoscete, che ci ha fatto male e ha provocato una situazione catastrofica, potete dimenticarvelo. Non esiste più, né tantomeno esiste la troika», ha insistito il premier ellenico. Secondo Tsipras «l'unico argomento» dei colloqui in corso e di quelli che si terranno con l'Eurogruppo sarà «la transizione» tra il memorandum attuale, che scade il 28 febbraio, e il «nuovo programma greco».

LA BORSA DI ATENE VOLA ALTA - In vista dell'Eurogruppo di lunedì, le parole di Alexis Tsipras hanno sortito l'effetto di rassicurare i mercati: la borsa di Atene oggi ha guadagnato il 5,6% dopo il 6,7% di ieri. In poco tempo, il listino ateniese ha recuperato il 60% dal crollo seguito all'elezione di Syriza al governo. Gli investitori perciò sembrano non solo credere in un epilogo positivo per il nodo greco - e quindi nella possibilità che lunedì si giunga finalmente a un accordo -, ma anche nella ripresa dell'economia nazionale. I colloqui tecnici erano iniziati venerdì mattina, ma si erano interrotti in seguito alla decisione del ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, di rifiutare la proposta tedesca. Gli altri paesi membri - Germania in testa - chiedono alla Grecia di accettare il prolungamento del programma di finanziamento già esistente, che invece Tsipras vorrebbe interrompere per ridare slancio e fiato all'economia nazionale avvalendosi di un nuovo piano per la restituzione del debito. Il piano di salvataggio della Troika scade a fine febbraio, e per Angela Merkel è l'unica opzione valida da considerare: non così per il primo ministro greco, che invece non è disposto a cedere. Il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker si dice «fiducioso» perché «c'é la volontà congiunta di giungere ad un accordo», anche se «resta ancora molta strada da fare». Ciononostante, le parole di Tsipras hanno rassicurato gli investitore, che vedono in lui non solo un leader carismatico, ma anche l'uomo capace di far uscire non  solo la Grecia - ma l'Europa tutta - dalla crisi nera in cui è sprofondata.  

GLI INTERESSI DI UN POPOLO NON POSSONO ESSERE SUBORDINATI A QUELLI DELL'ECONOMIA INTERNAZIONALE - Infatti, le posizioni della Grecia e dei suoi creditori non sono affatto inconciliabili. Soprattutto, non lo sono quelle dei due paesi che decideranno le sorti dell'Eurozona - le due «G», Germania e Grecia appunto -, nonostante le apparenze. Già, perché le due parti sono unite da un interesse in comune: far sì che la Grecia resti all'interno dell'unione monetaria. Il governo greco sa perfettamente che uscire dall'Euro, in questo momento, sarebbe un rischio troppo alto da correre, perché catapulterebbe il paese in una crisi economica e sociale dalle conseguenze imprevedibili. E la Germania, dal canto suo, non vuol perdere né i soldi che le spettano né correre il rischio di un effetto domino - che potrebbe sgretolare le fondamenta dell'Eurozona - lasciando uscire i greci dall'UE. Questo interesse comune è la base su cui si fonderanno le trattative nella riunione dell'Eurogruppo di lunedì. Il nodo cruciale sarà la questione del debito: un paese indebitato fino al 170% del Pil non può autofinanziarsi sul mercato, e il debito va ridotto: il problema è capire come farlo. Il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, insiste sul fatto che la Germania dovrebbe accettare semplicemente un taglio del debito, e rassegnarsi di fronte all'evidenza che non sarà mai possibile per i greci sostenere il livello attuale dell'indebitamento senza un nuovo accordo. Varoufakis si è spinto perfino oltre, paragonando la Troika - composta da BCE, FMI e UE - alla Cia, che tortura le sue vittime con la tecnica del waterboarding (il soffocamento con l'acqua): «Poco prima dell'arresto cardiaco ci fanno prendere respiro, ma solo per rimetterci con la testa sotto'acqua", ha dichiarato eloquentemente. Al di là delle accuse, una cosa è certa: il risultato delle elezioni greche dimostra che i diritti di un popolo sofferente non possono essere subordinati in eterno agli interessi economici sovranazionali. In virtù di questo, dovrebbero essere prese le decisioni al vertice di lunedì.