27 giugno 2019
Aggiornato 06:30
La Lega Nord rilancia l'accusa di aggiotaggio

Guidesi: «Dietro il decreto sulle banche popolari si nascondono gli interessi di un Ministro caro a Renzi»

Matteo Renzi ha annunciato di voler mettere la fiducia sul decreto delle banche popolari, ma la Lega Nord è fortemente contraria perché ritiene che il governo stia proteggendo gli interessi di pochi a spese di molti. Cosa si nasconde davvero dietro questo decreto? Ce lo spiega il leghista Guido Guidesi, che ha rilasciato un'intervista per DiariodelWeb.it.

ROMA – Matteo Renzi ha annunciato di voler mettere la fiducia sul decreto delle banche popolari, ma la Lega Nord è fortemente contraria perché ritiene che il governo stia proteggendo gli interessi di pochi a spese di molti. Cosa si nasconde davvero dietro questo decreto? Ce lo spiega il leghista Guido Guidesi, che ha rilasciato un'intervista per DiariodelWeb.it.

In cosa consiste il decreto sulle banche popolari fortemente voluto dal governo Renzi?
«Prendendo come alibi la scusa della solidità di alcuni istituti di credito viene data l'indicazione della trasformazione di alcune banche - in questo caso parliamo delle banche popolari che hanno un azionariato di per se stesso partecipato da clienti e dipendenti, perciò un azionariato di «comunità» - in S.p.a. Dal nostro punto di vista questa è soprattutto un'ingerenza nel mondo della finanza, che ha portato a cambi repentini degli indici borsistici: e mi riferisco al momento in cui il premier aveva annunciato il decreto, ma non l'aveva portato ancora al Consiglio dei Ministri. C'è stato un aggiotaggio dal nostro punto di vista, perché l'indicazione data ha cambiato i valori di alcuni titoli bancari, e non vorremmo mai che qualcuno avesse speculato sapendo di poterlo fare... Ma la questione principale, per noi, è che siamo in totale disaccordo per un motivo principale e fondamentale: la denaturazione del rapporto tra la banca e i clienti. Finché le banche sono gestite anche attraverso il contributo gestionale e azionario di una parte della comunità stessa, è anche più agevole la disponibilità del credito verso famiglie e imprese, in virtù di un rapporto storico e fiduciario tra queste famiglie e le banche. Questo decreto cambierà completamente la situazione. Ci sarà da un lato un plenipotenziamento da parte di qualche finaziere/banchiere rispetto al mercato borsistico, e dall'altro la perdita di liquidità da parte di alcuni clienti, che non saranno più valutati rispetto alla loro storicità e credibilità familiare, ma solo in base a presunti redditi finanziari.»

Matteo Renzi ha dichiarato di voler mettere la fiducia su questo decreto. Voi cosa intende fare?
«Renzi sbaglia. Lui mette la fiducia perché sa perfettamente che senza la fiducia, difficilmente questo decreto potrebbe passare in Parlamento così com'é. Quei parlamentari - come il sottoscritto - che hanno un rapporto diretto col loro territorio, sanno perfettamente che le banche popolari versano alcuni contributi a fini sociali e svolgono un ruolo importante nella comunità. Faccio un esempio classico, ma abbastanza eclatante: gli scuolabus dei comuni spesso sono finanziati dagli istituti di credito locali. Perciò, si perderebbe anche un contributo economico significativo per le comunità. Renzi commette l'errore, secondo me, di giocare con la finanza per gli interessi di pochi, e rinnegando gli interessi di intere comunità. Per queste ragioni, faremo una battaglia fortissima contro questo decreto e non ci daremo per vinti.»

Se esiste un margine di manovra col quale siete disposti a collaborare con il governo, qual è?
«Il governo Renzi, annunciando di voler porre la fiducia sul decreto, ha già manifestato che non esiste più un margine di manovra. Innanzitutto, vogliamo capire se dietro questo decreto si nasconde un qualche favoritismo particolare: mi riferisco alla Mps e ad alcune situazioni di familiari di Ministri che fanno parte del Consiglio di Amministrazione di alcune banche. Non credo che Renzi metta la fiducia per i motivi da lui espressi, perché potrebbe seguire la via del perseguimento della solidità delle banche tutelando anche gli interessi dell'azionariato popolare: credo, invece, che questo decreto nasconda qualcos'altro. E noi cercheremo di capire quali interessi sono davvero in ballo.»

Non a caso Lei ha citato Mps e la familiarità di alcuni Ministri con questa banca: qual è la sua interpretazione al riguardo? Cosa nasconde questo decreto?
«Un Presidente del Consiglio che annuncia questo decreto sapendo – e mi auguro lo sapesse, altrimenti ci troveremmo di fronte a un'ingenuità inverosimile – che il suo annuncio avrebbe influenzato i mercati borsistici, può voler dire soltanto che qualcos'altro sotto c'è. Altrimenti avrebbe portato direttamente il decreto al Consiglio dei Ministri, senza annunci nei giorni precedenti: annunci che hanno consapevolmente influenzato il mercato azionario e la valutazione borsistica di alcuni istituti popolari.»

Possiamo dunque collegare, a Suo avviso, direttamente la reazione positiva dei titoli di Mps sul mercato azionario con l'annuncio di Matteo Renzi?
«Assolutamente sì. E per un semplice motivo: nel momento in cui è stato fatto l'annuncio, Mps ha cominciato a guadagnare in borsa.»

E possiamo anche dire che una delle finalità di questo decreto, secondo Lei, sia quella di aiutare Mps?
«Guardi un conto è mettere al riparo dal rischio i creditori di Mps, un altro è mettere al riparo dal rischio qualche ex governante della banca – o qualche governante attuale - che ha commesso degli errori di cui invece dovrebbe rispondere.»

Lei si riferisce in particolare a un Ministro della maggioranza del governo Renzi, esatto?
«Esatto, e se viene confermato che il Ministro in questione – nonostante la sua situazione familiare – ha partecipato al voto per il decreto ed il suo voto è stato positivo, sarebbe un episodio grave, che non si sarebbe mai verificato in altri Consigli comunali.»

Possiamo essere più espliciti e fare il nome del Ministro in questione?
«Parliamo del Ministro Boschi, e la cosa è risaputa, non la dico solo io. Il padre della Boschi svolge il ruolo di vice-presidente della Banca dell'Etruria che è un istituto di credito popolare. Perciò la nostra battaglia contro questo decreto sarà forte, e verterà anche sulle conseguenze che Renzi ha scatenato sui mercati finanziari. Con la finanza non si gioca, perché si gioca con la pelle della gente.»