16 settembre 2019
Aggiornato 12:00
Relazioni internazionali

UE ed USA portano avanti le discussioni segrete sul Ttip

Lo scorso 2 febbraio sono ripresi i negoziati riservati fra Unione europea e Stati uniti per la creazione di un'area di libero scambio fra la due sponde dell'Atlantico, conosciuto come Transatlantic Trade and Investment Partnership. Pochissimi i dettagli ufficiali, su un accordo che riguarda 820 milioni di cittadini.

BRUXELLES – Lo scorso 2 febbraio sono ripresi i negoziati (siamo all'ottavo ciclo dal 2013) fra Unione europea e Stati uniti per la creazione di un'area di libero scambio fra la due sponde dell'Atlantico, conosciuto come Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip). Il trattato coinvolge gli Usa e i 28 Stati membri dell’Ue, per un totale di circa 820 milioni di cittadini. La somma del Pil delle due aree corrisponde a circa il 45 per cento di quello mondiale. Il dialogo per la riduzione degli ostacoli di natura non doganale al commercio, è ripreso dopo 4 mesi di stallo e gli ottimisti, governo Renzi in testa, hanno sempre coltivato la speranza di concludere i round negoziali, riservati, entro il 2015. Nel caso ciò si avverasse sarebbe un segnale molto forte per il resto del mondo, in quanto sancirebbe un riaffermarsi della sfera d'influenza americana sul Vecchio continente. I pessimisti invece hanno fatto notare come il Ttip ricalchi l'Accordo Multiculturale negli Investimenti (Ami), trattato segretamente tra il 1995 e il 1997 fra i membri dell’Ocse (come sta avvenendo per il Ttip), che naufragò perché ne vennero diffusi i contenuti e si sollevarono grandi proteste.

IL RISCHIO PER LA SOVRANITÀ - Anche per il Ttip, da molti analisti viene definito la «Nato del commercio», sono state rese pubbliche diverse carte che hanno di fatto smentito nel contenuto quei pochi documenti resi pubblici dalla Commissione Ue nella sua decantata, «iniziativa di trasparenza». L'ultimo della serie ha riguardato il capitolo «Regulatory Cooperation» (Cooperazione regolatoria) dove viene introdotto una sorta di tribunale privato internazionale, dove le aziende potranno «citare» gli Stati nazionali per tutelare i propri interessi. Come ha denunciato la rappresentante della Ong Fairwatch, Monica Di Sisto, c'è l'intenzione di introdurre un «meccanismo per cui ogni nuova regola che esiste o che vorremo introdurre non dovrà disturbare gli affari delle grandi imprese. Se un governo volesse votare un normativa con l’obiettivo di tutelare ulteriormente l’ambiente o i nostri diritti, dovrà rendere conto a strutture tecniche e ad altri portatori di interessi, soprattutto privati, che se si dichiarassero danneggiati potranno condizionare le politiche dei Paesi, anche se a rimetterci fossero la tutela dei diritti di lavoro o della salute». Tale pratica è già realtà per i Paesi legati al North america free trade agreement (Nafta). Il gigante della farmaceutica americana Eli Lilly ha citato in giudizio le autorità canadesi chiedendo un risarcimento da 500 milioni di dollari, dopo che queste le hanno revocato due brevetti perché la compagnia non aveva provato effettivamente gli effetti benefici dei nuovi farmaci che voleva mettere in commercio. L'azienda inoltre ha chiesto che le leggi di Ottawa in materia di brevetti sanitari siano modificate.

IL PERICOLO PER L'AGROALIMENTARE - Sui pericoli insiti per la sovranità nazionale si è espresso più volte anche il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz. Secondo l'economista il trattato potrebbe rivelarsi «molto negativo» per l’Europa in quanto eliminerebbe molte restrizioni a «imprese protagoniste di attività economiche nocive per l’ambiente e per la salute umana». In un suo articolo per il Manifesto Stiglitz ha spiegato: «La posta in gioco non sono le tariffe sulle importazioni tra Europa e Stati uniti, che sono già molto basse. La vera posta in gioco sono le norme per la sicurezza alimentare, per la tutela dell’ambiente e dei consumatori in genere». Potrebbero essere visti come ostacoli sleali alla libera concorrenza le norme per la denominazione di origine controllata dei prodotti alimentari (Doc, Docg etc.) o quelle leggi, oggi vigenti nell'Ue ma non negli Usa, che vietano l'uso di ormoni e antibiotici per l'allevamento del bestiame.

LE OPINIONI FAVOREVOLI - D'altro canto diverse istituzioni hanno difeso il Ttip come il Center for Economic Policy Research di Londra e l'Aspen institute. Secondo questi think thank con il trattato aumenterebbe l'interscambio commerciale fra Usa ed Europa, a tutto vantaggio dell'Ue. Le esportazione del Vecchio continente crescerebbero del 28 per cento, portando nelle tasche delle aziende comunitarie qualcosa come 187 miliardi di dollari. Gli effetti positivi per l'economia americana invece sono stimati per 90 miliardi di dollari. Questo comporterebbe poi una crescita del Pil mondiale tra lo 0,5 e l'1 per cento, producendo ricchezza per 119 miliardi di dollari. Inoltre si accrescerebbe il livello di concorrenza che genererebbe di conseguenza più innovazione. Anche dalla parte dei costi si avrebbero grandi benefici, in quanto verrebbero ridotti i costi legati alle diverse regolamentazioni dei beni.

ISTITUZIONI INDIPENDENTI? - Anche se l'Ue ha definito lo studio del Center for Economic Policy Research di Londra come «indipendente», ed è l'unico che viene citato nella sezione del sito della Commissione dedicata al Ttip, i dubbi sulla reale imparzialità di questa istituzione sono molti. Il Centro ha tra i suoi principali finanziatori: Banca d'Inghilterra, Fondazione Rockefeller,Banca del Canada e di Israele, Banca centrale europea, Alpha Bank, Barclais, Citigroup,Crédit Suisse,Intesa San Paolo, Gruppo Santander, e JP Morgan. Come presidente, ha fatto notare in seduta alla Camera il deputato del Movimento 5 stelle, Filippo Gallinella, c'è, «Guillermo De La Dehesa, membro del 'gruppo dei trenta' del comitato esecutivo del Banco Santander e consulente internazionale di Goldman Sachs. Alcuni ricercatori del Center for economic policy research risulta che lavorino per la Rockefeller foundation e la Banca mondiale. Il capo progetti del dossier del Ttip elaborato dal Center for economic policy research è Jospeh François economista di Linz (Austria) con cittadinanza statunitense e ha lavorato per l’International trade commission degli Stati Uniti, occupandosi degli accordi Nafta, Gatt E Wto». Quanto all'Aspen Insitute (con sede principale a Washington) i suoi principali finanziatori sono la Carnegie Corporation, la Rockefeller Brothers Fund e la Ford Foundation. L'Istituto raccoglie intorno a sé il gotha del capitalismo mondiale come imprenditori, politici, finanzieri e giornalisti.