23 agosto 2019
Aggiornato 16:00
Jobs Act

Camusso: «Contano i decreti delegati»

La Cgil sta valutando l'ipotesi di ricorrere alla Corte di Giustizia europea contro il Jobs act, forte anche della sentenza europea sui precari della scuola. Landini: «Non ha consenso maggioranza lavoratori»

ROMA - La Cgil sta valutando l'ipotesi di ricorrere alla Corte di Giustizia europea contro il Jobs act, forte anche della sentenza europea sui precari della scuola. Lo ha annunciato il segretario generale Susanna Camusso che, rispetto all'eventualità anche di un referendum abrogativo, ha sottolineato che «c'è tanta strada prima di porsi il tema».
Sul possibile ricorso all'Ue, Camusso ha affermato che «valuteremo tutte le strade. La nostra lettura degli articoli 30 e 31 della Carta di Nizza, che è anche quella di autorevoli commentatori, dice che è possibile. Ci penseremo, ci proveremo. Ma c'è bisogno di capire come vengono scritti i decreti delegati».
Il numero uno della Cgil ha aggiunto che bisognerà vedere anche «se decidono nel chiuso delle stanze o se apriranno un confronto. Ci sono tante cose da vedere».

Aspettiamo i decreti legislativi - Dopo la sentenza della Corte europea di giustizia sui precari della scuola, Camusso ha spiegato che sicuramente rappresenta un precedente. «Sarà uno degli argomenti - ha aggiunto - che useremo per contrastare il tentativo di abrogare l'articolo 18, in corso con la legge delega».
Camusso ha poi ricordato che «devono ancora essere scritti i decreti legislativi. Il presidente del Consiglio concluse l'unico incontro con i sindacati, alla sua presenza alla Presidenza del Consiglio, dicendo che poi i ministri avrebbero discusso con le parti. Siamo sempre in attesa di vedere se è un annuncio o una cosa che si determina realmente».
In ogni caso «non è l'approvazione in Parlamento» del Jobs act «che ci fermerà per cambiare una norma che riteniamo sbagliata». Camusso ha infine ricordato che per il 12 dicembre è stato deciso uno sciopero generale insieme con la Uil. «Ma continueremo la nostra iniziativa - ha concluso - anche alla luce della sentenza di oggi (sulla scuola, ndr), che ha confermato quello che dicevamo, cioè l'uso dei contratti a termine in quale modo contrasta con le direttive europee. Pertanto, muoveremo tutti i passi necessari e continueremo serenamente».

Landini: Non ha consenso maggioranza lavoratori - Il Jobs act non ha il consenso della maggioranza dei lavoratori e la mobilitazione continuerà anche dopo lo sciopero generale. Lo ha detto il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini entrando al ministero dello Sviluppo economico per la vertenza Ast.
«Dobbiamo continuare con questa mobilitazione che non ha precedenti - ha detto - per dare senso che questo governo su questi provvedimenti non ha il consenso della maggioranza delle persone che lavorano, dei giovani e dei precari».
«La battaglia - ha aggiunto - non è assolutamente conclusa dobbiamo continuare anche dopo lo sciopero generale, proposte Fiom e Cgil hanno consenso che non si vedeva da anni».