20 giugno 2019
Aggiornato 22:00
Il presidente di Confindustria lancia l'allarme

Squinzi: «Senza investimenti in infrastrutture non ripartiremo mai»

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è intervenuto all'assemblea degli industriali di Brescia: «Il punto cruciale sono gli investimenti. Qui la manovra fatica», per far ripartire l'economia reale e restituire fiducia agli operatore ne serviranno di più.

BRESCIA - «Con coerenza con la nostra posizione in Europa, la legge di Stabilità appena presentata introduce una significativa discontinuità rispetto al passato, per l'attenzione data alla competitività, con la riduzione del costo del lavoro attraverso il taglio dell'Irap e la cancellazione per tre anni dei contributi sociali sulle nuove assunzioni effettuate nel 2015", ha dichiarato il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi parlando all'assemblea degli industriali bresciani.

LA LEGGE DI STABILITÀ DOVREBBE ESSERE PIÙ «ESPANSIVA» - La legge di stabilità «non è pienamente espansiva» e nonostante la difficoltà attuali «servono investimenti» per le infrastrutture, che «hanno un ruolo fondamentale per il rilancio del Paese». Lo ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi parlando all'assemblea degli industriali di Brescia. «I saldi della manovra ci dicono che essa non può dirsi pienamente espansiva - ha detto ancora Squinzi - ma certamente limita dosi ulteriori di restrizione della domanda. In un'economia già duramente provata come la nostra è molto».

DOBBIAMO RESTITUIRE FIDUCIA AGLI ITALIANI: SERVONO INVESTIMENTI - «Il valore della manovra è soprattutto fondato sulla restituzione di fiducia: aiutare gli italiani a uscire dalla spirale recessiva e a credere che una lunga stagione negativa ce la possiamo lasciare definitivamente alle spalle». Squinzi ha però criticato l'aumento retroattivo «dell'aliquota Irap (abbassata dal 3,9% al 3,5% solo sei mesi fa), il rinvio sistematico a decreti attuativi che sono il tallone d'Achille della pubblica amministrazione italiana. Ma - ha sottolineato - il punto cruciale sono gli investimenti. Qui a nostro avviso la manovra fatica».

IL CREDITO D'IMPOSTA PER R&S E' DISCRIMINATORIO - «Il credito di imposta per ricerca e sviluppo - ha aggiunto Squinzi - è apprezzabile nella scelta, ma punitivo nell'applicazione, perché discrimina quelli che la ricerca la fanno da sempre sul serio. Sono poche le risorse per favorire gli investimenti e assenti quelle per incentivare il rinnovo degli apparati produttivi e il sostegno alle politiche di export». Il presidente degli industriali comprende «le difficoltà della situazione» ma invita il governo a «utilizzare per intero le risorse a disposizione, ripristinando l'esclusione della spesa per il cofinanziamento dei fondi strutturali dal patto di stabilità delle Regioni, respingendo con fermezza le osservazioni della Commissione europea».