9 dicembre 2019
Aggiornato 00:00
Le norme europee penalizzano l'agroalimentare del Belpaese

L'UE: Il prosciutto italiano è troppo buono, puniamolo

Il prosciutto crudo di Parma, «vanto assoluto dell'agroalimentare italiano, vende mediamente ogni anno 700mila cosce in meno nel mercato nazionale e c'é il concreto pericolo di fallimento del settore». Lo dichiara Assosuini, che aggiunge: «I nostri suini sono troppo magri per l'UE, per produrre il Parma dobbiamo importarne dall'estero».

ROMA - Il prosciutto crudo di Parma, «vanto assoluto dell'agroalimentare italiano, vende mediamente ogni anno 700mila cosce in meno nel mercato nazionale e l'incremento annuo di 100 mila pezzi venduti all'estero non basta a scongiurare il concreto pericolo di fallimento del settore». A delineare lo scenario di un sistema suinicolo nazionale in crisi è Elio Martinelli, presidente di Assosuini, intervenuto oggi agli «Stati Generali della Suinicoltura» che si stanno svolgendo a CremonaFiere nell'ambito delle fiere zootecniche internazionali.

ASSOSUINI: SALVIAMO IL PROSCIUTTO CRUDO - Assosuini ha proposto un piano di salvataggio del comparto creando in prima istanza un direttivo nazionale della suinicoltura in grado di armonizzare le varie componenti del settore e che diventi unico soggetto autorizzato ad agire a livello istituzionale. Gli altri punti cardine della proposta di Assosuini sono: la riduzione dei costi di smaltimento fino a 30 euro al camion (per una capacità di 140 capi) attraverso una valutazione oggettiva delle carcasse (e delle cosce in particolare) in «autofom» con la costituzione di una società finanziata dagli allevatori e garantita dal Ministero dell'Agricoltura; l'introduzione di un bollino «Carne Italiana 100%» per arginare le contraffazioni e trasformare gli attuali avversari in potenziali clienti.

IMPORTIAMO CARNE DI SUINO PERCHÈ I NOSTRI SONO TROPPO MAGRI - Durante la discussione è stato ribadito come la gran parte dei maiali italiani siano destinati a essere trasformati in prosciutti crudi Dop e spesso le loro cosce, secondo la normativa UE, risultano troppo magre mentre siamo costretti a importare dall'estero il 40% della carne suina fresca. Una delle difficoltà che gli allevatori italiani di maiali devono affrontare l'applicazione delle nuove normative Ue (equazioni di stima delle carcasse) che stabiliscono i criteri per la trasformazione delle cosce in prosciutti crudi Dop. Le produzioni italiane sono diverse da quelle europee poichè la quantit di carne magra presente nelle cosce made in italy troppo alta e spesso non le fa rientrare nella griglia europea delle produzioni Dop. Secondo uno studio del Crpa di Reggio Emilia (Centro ricerche produzioni animali) su un campione di 21.500 maiali destinati al circuito tutelato, le cosce italiane di maiale sono troppo magre per diventare prosciutto crudo di Parma Dop. Di fatto, oltre il 20% delle cosce analizzate non rientrano nelle classi stabilite (U, R, O) per produzioni Dop.