17 febbraio 2020
Aggiornato 16:30
Gas e petrolio

Crolla il petrolio, a quando la benzina?

Crolla il prezzo del petrolio, intanto il settore agroalimentare italiano avrà un impatto negativo di circa 100 milioni di euro nel 2014, a causa del blocco delle importazioni deciso dalla Russia come ritorsione per le sanzioni legate alla crisi ucraina. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, intervenendo al Senato.

ROMA - Tornano a cadere i prezzi petroliferi, e il barile di Brent finisce fin sotto 95 dollari, 20 dollari in meno rispetto al picco da 115,71 dollari toccato lo scorso giugno. Gli ultimi ribassi potrebbero essere stati esacerbati dai movimenti dei cambi valutari, con il dollaro in risalita sull'euro, e dai dati deludenti sul clima di fiducia negli Stati Uniti. Di fondo però da mesi pesa la prospettiva di un eccesso di offerta di oro nero rispetto ad una domanda globale che risentirà degli indebolimenti della crescita economica in diverse regioni, tra cui Europa e Cina.

INTANTO CROLLA L'EXPORT L'ITALIANO - Il settore agroalimentare italiano avrà un impatto negativo di circa 100 milioni di euro nel 2014 a causa del blocco delle importazioni deciso dalla Russia come ritorsione per le sanzioni legate alla crisi ucraina. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, intervenendo al Senato. «Nel 2013 - ha spiegato - l'Italia ha esportato 218 milioni di euro di prodotti agroalimentari citati nell'embargo rispetto ad un export complessivo verso la Russia di 10 miliardi. La perdita stimata derivante dal minor export agroalimetare tra Italia e Russia si può calcolare basandosi su serie storiche» ha proseguito e "a oggi il nostro ufficio Ice stima al massimo 100 milioni di euro il valore dell'export verso la Russia per il 2014, somma che ci auguriamo di poter rivedere al ribasso sulla base del riposizionamento dei prodotti su altri mercati e delle decisioni della Russia».

IL COSTO DELLA CRISI UCRAINA LO PAGHIAMO ANCHE NOI - Le sanzioni alla Russia per la crisi ucraina «stanno avendo effetti depressivi rispetto all'economia europea e russa». Lo ha ribadito il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, intervenendo al Senato. «Probabilmente la Russia uscirà con una depressione della propria economia e consumerà meno - ha detto - da parte nostra, continueremo a monitorarne gli effetti per attenuare con misure di sostegno verso mercati alternativi». Di fronte al nuovo pacchetto di misure contro Mosca, ha aggiunto, «stiamo insistendo perchè la Commissione Ue vari il pacchetto di aiuti già approvato e valuti nuove misure di sostegno per quei settori che sosterranno la nuova tornata di sanzioni». Il governo lavora anche perchè «non si mettano in atto da parte di nostri concorrenti azioni di back filling, cioè di sostituzione di nostri prodotti, così da ridurre quote di mercato che le nostre aziende avevano conquistato nei decenni».

AUTONOMIA A TRE MESI, E POSSIBILI RINCARI IN BOLLETTA - Il sistema gas italiano è in grado di sostenere un blocco delle forniture dalla Russia fino a 3 mesi. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, intervenendo al Senato. Con la Commissione Ue sono stati elaborati «piani di emergenza per il prossimo inverno» ha spiegato, dai quali emerge «la capacità del nostro sistema di poter superare senza eccessive difficoltà anche interruzioni prolungate, fino a tre mesi». Problemi nell'afflusso di gas dalla Russia potrebbero avere un impatto sui prezzi in Italia. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, intervenendo al Senato sul tema delle sanzioni per la crisi ucraina e alle ritorsioni commerciali decise da Mosca. «Eventuali interruzioni potrebbero avere conseguenze sui prezzi» ha spiegato «se si dovesse approvvigionare gas da altre fonti». Gli ammanchi di gas registrati nei mesi scorsi, ha proseguito, «in parte sono state dietro l'incremento del prezzo per le famiglie italiane annunciato ieri dall'Autorità».

LE TASSE PIÙ CARE D'EUROPA SONO ITALIANE - In vista degli aumenti dell'energia elettrica e del gas previsti per domani, la Cgia segnala che il peso delle tasse e degli oneri para fiscali sui prezzi netti di entrambi questi prodotti energetici è tra i più elevati d'Europa e si attesta attorno al 49%. In altre parole, ad ogni euro di consumo di gas e di corrente elettrica che paghiamo ai fornitori, quasi la metà va in tasse. In ambedue le graduatorie ci piazziamo al 5 posto a livello europeo. «Alla luce di ciò - segnala il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - perchè a pagare gli effetti della difficile situazione venutasi a creare in Ucraina devono essere le famiglie italiane e non lo Stato, attraverso una riduzione del carico fiscale che è tra i più elevati d'Europa ?». Nella graduatoria riferita al gas naturale, le famiglie più tartassate nell'Unione europea sono quelle danesi: l'incidenza media delle imposte e degli oneri para fiscali sui prezzi netti è al 128,1%. Seguono le famiglie rumene, con l'88,7%, quelle svedesi, con il 77,5%, quelle olandesi, con il 62,9% e, in coda alla "top five", le italiane, con il 48,6%. L'incidenza media europea si attesta al 28,9%. Nella classifica dell'energia elettrica, infine, sono sempre le famiglie danesi a "subire" il carico fiscale maggiore: 114,3%. Seguono quelle tedesche, con il 90,2%, quelle portoghesi, con il 75,5%, quelle svedesi, con il 55,3% e, infine, quelle italiane, con il 49,1%. Il dato medio europeo si attesta al 43,8%.