29 novembre 2020
Aggiornato 23:30
Politiche europee

Anche la Merkel smentisce Der Spiegel

Le ricostruzioni del quotidiano tedesco sulla telefonata dei giorni scorsi tra il presidente della BCE Mario Draghi e la cancelliera «non hanno nulla a che fare con i fatti e con la realtà», ha detto il portavoce del governo di Berlino Steffen Seibert. Intanto c'è piena sintonia fra il presidente dell'Eurotower e Hollande.

BERLINO - Le ricostruzioni di Der Spiegel sulla telefonata dei giorni scorsi tra il presidente della Bce Mario Draghi e la cancelliera Angela Merkel «non hanno nulla a che fare con i fatti e con la realtà». La smentita ufficiale, dopo quella della stessa Bce, è arrivata dal portavoce della cancelliera Steffen Seibert, dopo che il 31 agosto il settimanale tedesco aveva sostenuto che la Merkel si era lamentata con Draghi, chiedendogli vi fosse una qualche marcia indietro delle posizioni della Banca centrale sul rigore nella gestione dei conti pubblici. Senza fornire particolari sulla conversazione, il portavcoe di Berlino ha però ricordato che è consuetudine per il capo dell'Eurotower consultarsi con i leader dei maggiori paesi di Eurolandia.

SPD, BCE E' INDIPENDENTE - Dal canto loro i social democratici tedeschi hanno ribadito di essere favorevoli al pieno utilizzo della flessibilità di bilancio già prevista nei trattati europei, e hanno voluto tenersi alla larga da polemiche con la Bce. Interpellato da Affaritaliani.it, il portavoce del ministro dell'Economia tedesco Sigmar Gabriel, numero uno del Spd, ha ripetuto che le regole del Patto non vanno modificate, ma che la flessibilità che vi è prevista va utilizzata allo scopo di favorire crescita economica e occupazione. Quanto alla Bce «è una istituzione indipendente e il ministro non commenta le sue iniziative».

PIENA SINTONIA FRA DRAGHI E HOLLANDE - Nel frattempo Draghi si è recato ieri a Parigi per incontrare il presidente francese Francois Hollande, e discutere della situazione economica dell'area euro. Terminato il meeting, una fonte dell'entourage del capo di Stato francese ha fatto sapere che fra i due c'è stata piena intesa ed entrambi hanno condiviso la necessità di un rilancio della «domanda europea» per combattere la deflazione. Il presidente della Bce e il capo dell'Eliseo si sono detti d'accordo sulla necessità di «lavorare insieme sulla domanda europea», facendo leva sia sulla politica fiscale che monetaria, secondo la fonte. Draghi, inoltre, «apprezza enormemente la volontà della Francia di innalzare il suo potenziale di crescita tramite riforme strutturali» previste nel patto di responsabilità, secondo il consigliere del presidente francese.

VERSO LA DEFLAZIONE - Intanto proprio guardando al tema ufficiale dell'incontro all'Eliseo, la situazione dell'economia dell'area euro, dal punto di vista della Bce il quadro non è dei più confortevoli. I recenti dati Eurostat hanno segnalato ulteriori indebolimenti dell'inflazione, allo 0,3 per cento per la media dell'unione valutaria è sempre più lontana dal valore obiettivo della Banca centrale: inferiore ma vicina al 2 per cento. E le indagini sull'attività economica hanno segnalato potenziali perdite di slancio sull'attività delle imprese, uno scenario confermato oggi dall'indice Pmi.

LE IPOTESI SUL TAVOLO DELLA BCE - Il quadro ha alimentato nuove attese di possibili interventi espansivi dell'istituzione monetaria, in particolare il varo di un ampio programma di acquisti di titoli finanziari pubblici e privati (Quantitative Easing). Giovedì si svolgerà un Consiglio direttivo della Bce, tuttavia prima di valutare eventuali nuovi provvedimenti il direttorio potrebbe voler attendere di verificare i primi effetti delle misure già adottate, in particolare i nuovi rifinanziamenti agevolati alle banche, e vincolati all'utilizzo nell'economia reale (Tltro). E finalizzare meglio il programma di acquisti di titoli già deciso, mirato a riattivare il segmento delle cartolarizzazioni (Abs). Ma le ipotesi di qualcosa di nuovo in arrivo da parte della Bce da diverse sedute si sono fatte sentire sui mercati, assieme alla bassa performance economica dell'Unione valutaria (il Pil del secondo trimestre ha segnato un andamento piatto). Tanto che a partire da metà agosto l'euro ha iniziato una discesa da quota 1,34 circa, mentre oggi si attesta in marginale risalita a 1,3136.