20 gennaio 2020
Aggiornato 20:00
Politiche europee

La Tobin tax secondo la Commissione Europea

L'Italia, che è favorevole alla tassa ma contraria ad applicarla ai titoli di Stato per non aggravare la crisi del debito sovrano, dovrà ora cercare di convincere gli altri 10 paesi partner a esentare i buoni del tesoro non solo al momento dell'emissione, ma anche negli scambi sui mercati secondari

BRUXELLES - La Commissione europea ha presentato oggi a Bruxelles la sua proposta formale di instaurare una tassa sulle transazioni finanziarie ('Tobin tax') negli 11 Stati membri che hanno accettato di partecipare alla 'cooperazione rafforzata' in quest'ambito. L'Italia, che è favorevole alla tassa ma contraria ad applicarla ai titoli di Stato per non aggravare la crisi del debito sovrano, dovrà ora cercare di convincere gli altri 10 paesi partner a esentare i buoni del tesoro non solo al momento dell'emissione, ma anche negli scambi sui mercati secondari.

Presentando la proposta, il commissario Ue alla Fiscalità, Algediras Semeta, ha indicato che la tassa Ftt ('Financial Transaction Tax') dovrebbe permettere di raccogliere fra i 30 e i 35 miliardi di euro all'anno nell'area degli 11 Stati membri che l'applicheranno. Saranno applicate aliquote minime pari allo 0,1% per azioni e obbligazioni (compresi i titoli di Stato sul scambiati sul mercato secondario), e allo 0,01% per quanto riguarda i derivati. Saranno coperte tutte le istituzioni finanziarie, mentre sono previste eccezioni per la Banca centrale europea e i due Fondi di salvataggio dell'Eurozona, Efsf ed Esm, così come per tutte le transazioni correlate alla politica monetaria, al rifinanziamento e la gestione dei debiti sovrani (cioè le emissioni dei titoli di Stato).

La tassa sarà imposta nel territorio degli 11 Stati membri partecipanti (la 'zona Ftt'), sulla base del 'principio di residenza' (di almeno una delle istituzioni finanziarie coinvolte nella transazione) e anche sulla base del principio di emissione. Questo significa che qualunque transazione sarà tassata se c'è un legame economico che può essere stabilito con la 'zona Ftt', perché una delle parti vi risiede, o perché in uno dei paesi partecipanti è stato emesso il prodotto finanziario oggetto della transazione. Sono previste anche misure per evitare delocalizzazioni delle transazioni per eludere la tassa. (Segue)

L'applicazione della tassa nel mercato secondario dei titoli sovrani «sarà probabilmente una delle molte questioni che saranno discusse durante il negoziato fra gli Stati membri partecipanti», ha detto Semeta rispondendo a una domanda specifica sulla posizione italiana, alla fine della sua conferenza stampa. «E' molto importante - ha spiegato il commissario - che non si creino lacune nel sistema, che potrebbero comportare un'applicazione meno efficace della tassa. Questo è il criterio che verrà usato per discutere di potenziali esenzioni. Ma va ricordato - ha concluso Semeta - che tutti i 11 i paesi partecipanti dovranno essere d'accordo».

Secondo un'altra fonte della Commissione, l'Italia non dovrebbe essere preoccupata: «Stimiamo che l'applicazione della tassa sul mercato secondario comporterà un aumento di circa sette punti base (ovvero 0,07 punti percentuali, ndr) sugli interessi pagati all'emissione dei bond; ma per ogni euro pagato in più di interessi, lo Stato avrà 3 euro in più dalla tassa, considerando che percepirà tutto il gettito derivante dalle transazioni dei propri titoli sovrani», ha spiegato la fonte.

La Commissione non ha presentato stime 'ex ante' del gettito della tassa Ftt paese per paese, ma ha indicato che, se il gettito fosse in proporzione alle dimensioni di ciascuna economia partecipante, l'Italia avrebbe circa il 18,9% dei 30-35 miliardi all'anno attesi per tutta la zona Ftt, la Germania il 30,5%, la Francia il 21,6% e la Spagna il 14%.