6 giugno 2020
Aggiornato 23:30
Lettera al «Foglio» del Presidente del Consiglio

Licenziamenti: Berlusconi, in atto campagna di falsità e ipocrisie

Il Premier: Vogliamo scongiurare abnorme precariato e offrire più opportunità. Fassina: Misure regressive, da Pd alternative. Carlino (Idv): Sacconi ministro della disoccupazione

ROMA - Una «campagna di ipocrisie e falsità», una polemica - quella sui «licenziamenti facili» - che «è figlia di una cultura ottocentesca che ignora i cambiamenti del mercato mondiale ed è oltraggiosa per l'intelligenza degli italiani». Silvio Berlusconi scrive una lunga lettera al Foglio per rispondere alle critiche sollevate dalle opposizioni e da tutti i sindacati sulla nuova normativa per i licenziamenti illustrata mercoledì a Bruxelles.
Negli stralci anticipati dal quotidiano di Giuliano Ferrara, il presidente del Consiglio scrive: «Gli imprenditori del XXI secolo non sono i padroni delle ferriere dell'Ottocento, non si svegliano al mattino con l'impulso di liberarsi di manodopera per gonfiare profitti. E i lavoratori sono titolari di forza contrattuale e di diritti, non schiavi sociali. Non dobbiamo sottometterci alla caricatura di noi stessi».

Vogliamo scongiurare abnorme precariato e offrire più opportunità - «Di fronte al compimento di una fase critica e turbolenta, e dopo che in Europa il nostro e altri governi hanno chiesto e ottenuto impegni finanziari a difesa dell'euro, dando assicurazioni sulle riforme e un calendario impegnativo per la loro realizzazione - afferma Berlusconi nella lettera che il Foglio pubblicherà domani nella sua versione integrale - si va purtroppo dipanando una campagna fatta di ipocrisie e falsità, che tende a rovesciare come un guanto il senso delle cose. Ci siamo impegnati per la crescita, per lo sviluppo, per più efficaci regole di concorrenza, di competitività, di mobilità sociale, non per deprimere l'economia e rilanciare la lotta di classe, che come ho detto in Parlamento è finita da un pezzo. La rete di protezione sociale, in specie sul tema del lavoro, è tutto sommato abbastanza solida in Italia, e nessuno vuole sfilacciarla».
Secondo Berlusconi «il problema è di ridurre le cattive abitudini, scongiurare un'estensione abnorme del lavoro precario, offrire un futuro qualificato ai giovani e alle donne rimuovendo solo e soltanto le rigidità improprie che impediscono l'allargamento della base occupazionale e produttiva, per avvicinarci agli obiettivi del Trattato di Lisbona sulla partecipazione al mercato del lavoro, purtroppo ancora lontani».
E comunque «già ora nelle aziende con meno di 15 dipendenti, dove lavora circa la metà degli occupati, non vige la giusta causa. E se ora il governo si propone di intervenire sui contratti di lavoro, seguendo la strada indicata dal disegno di legge presentato dal senatore dell'opposizione Pietro Ichino, è solo per aumentare la competitività del Paese, aprire nuovi per spazi occupazionali per le donne e per i giovani, e garantire a chi perde il lavoro l'aiuto della cassa integrazione per trovare una nuova occupazione».

Fassina: Misure regressive, da Pd alternative - «La modernità di Sacconi e dei conservatori europei è una modernità regressiva. Noi siamo impegnati, insieme ai partiti riformisti europei e alle forze sindacali, per una modernità progressiva. Soltanto così si possono dare speranze concrete alle generazioni più giovani».Lo ha affermato Stefano Fassina, responsabile economico del Partito Democratico che oggi ha partecipato alla manifestazione indetta dallo Spi-Gcil e dalla Uil-funzione pubblica.
«E' incredibile che in un tornante storico segnato da una pesante caduta della domanda aggregata, da una capacità produttiva inutilizzata pari a circa il 50% e da una drammatica emorragia di lavoro per padri e figli si insista, in nome di un'ideologia fallita e di interessi materiali miopi, sulla ulteriore facilitazione dei licenziamenti come via per la crescita», ha detto ancora.
«L'effetto reale che si avrebbe - ha affermato Fassina - sarebbe un'ulteriore precarizzazione del lavoro, l'ulteriore indebolimento delle organizzazioni sindacali e del potere negoziale dei lavoratori, l'ulteriore compressione delle retribuzioni, l'ulteriore aumento delle disuguaglianze di reddito, ricchezza e opportunità e l'ulteriore recessione e aumento del debito pubblico. Contro la precarietà, il Pd nell'Assemblea Nazionale di Maggio 2010 e alla Conferenza per il lavoro del Giugno scorso a Genova, ha approvato un impianto culturale e specifiche soluzioni alternative alle misure contenute nella lettera del Governo Berlusconi al Consiglio Europeo».
«Per ricostruire - ha concluso- la dignità della persona che lavora è necessaria più Europa e una politica macroeconomica espansiva. In Italia, dobbiamo eliminare i vantaggi di costo dei contratti precari rispetto ai contratti a tempo indeterminato e riformare gli ammortizzatori sociali. Chi ancora insiste sulla scorciatoia dei licenziamenti facili guardi agli Stati Uniti dove, in assenza dei contratti nazionali e in assenza di limiti minimi ai licenziamenti, la disoccupazione è più elevata che in Italia e permane una prospettiva di stagnazione».

Carlino (Idv): Sacconi ministro della disoccupazione - «Sulla libertà di licenziare è semplicemente ignobile anche solo auspicare un tavolo di confronto con le parti sociali. Impossibile non dare ragione alla leader della Cgil, Susanna Camusso». Lo dice in una nota la senatrice Giuliana Carlino, capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione lavoro, che aggiunge: «Su cosa il ministro della disoccupazione Sacconi vorrebbe trovare la quadra? Dare il ben servito al lavoratore, anche senza giusta causa, equivale a smantellare più di quarant'anni di lotte sindacali. E al paradosso che 'licenziano' per garantire una maggiore occupazione, i lavoratori risponderanno con uno sciopero generale senza precedenti, così come annunciato dai sindacati».
Secondo l'esponente dipietrista «quando si tira troppo la corda finisce che prima o poi si spezzi. Questo governo è riuscito in poco tempo a scardinare tutte le tutele dei lavoratori, deve andare subito e definitivamente a casa perché ha già fatto troppi danni».

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