2 giugno 2020
Aggiornato 06:00
Il futuro dell'agricoltura in Europa

Cooperazione: «Più incentivi alle op unica strada per il futuro della PAC»

È questa la principale proposta avanzata dalla cooperazione agroalimentare italiana in merito alla riforma della Pac

ROMA - «Creare reali incentivi per la crescita e la costituzione delle Organizzazioni di produttori (Op) per favorire un processo di aggregazione dell’offerta, necessario per affrontare il mercato globale. È questa la misura più importante che la futura Pac dovrebbe contenere, quale vero e proprio punto di partenza per raggiungere tutti gli obiettivi prefissati. La riforma dovrebbe, inoltre, essere occasione per riassegnare i nuovi diritti di pagamento unico aziendale sulla base di criteri economici ed ambientali, concentrando i sostegni su coloro che effettivamente svolgono attività di produzione di beni e servizi agricoli e, soprattutto, sui giovani imprenditori».

È quanto dichiara il presidente di Fedagri-Confcooperative Maurizio Gardini, anche a nome dei presidenti Giovanni Luppi di Legacoop Agroalimentare e Giampaolo Buonfiglio di Agci-Agrital, oggi, durante la riunione congiunta dei Consigli nazionali delle tre centrali cooperative agricole presentando la posizione della cooperazione sul prossimo negoziato per la riforma della Politica agricola comunitaria.

Tra le proposte di Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci-Agrital relative alla Pac Post 2013 rientrano anche una maggiore attenzione verso la semplificazione delle procedure burocratiche per accedere ai contributi, in particolare per le piccole imprese agricole, l’eliminazione dei pagamenti, il cui valore è inferiore al costo burocratico della richiesta e la necessità di adattare all’agricoltura mediterranea gli impegni ambientali (greening) che l’Europa impone, con particolare riguardo al settore degli allevamenti.

Circa l’aspetto relativo ai rapporti tra produzione e distribuzione, il presidente Gardini sottolinea: «La nuova Pac dovrebbe consentire di riequilibrare la catena del valore tra tutte le componenti della filiera, fissando regole certe sui tempi e le modalità di pagamento delle merci, sulle promozioni sottocosto e sulle barriere di accesso alla grande distribuzione organizzata».
«Non da ultimo – conclude Gardini – riteniamo che Bruxelles debba inserire nella riforma agricola misure volte a proteggere i marchi e le denominazioni europee in ambito internazionale, con la richiesta ai Paesi terzi del rispetto delle stesse norme ambientali e di sicurezza alimentare imposte agli agricoltori europei».

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