31 agosto 2025
Aggiornato 04:30
Arriva la moratoria

Nucleare, Governo sospende tutto per 1 anno

Domani al Consiglio dei Ministri una dichiarazione politica. Escluso sito per le scorie

ROMA - Sul ritorno al nucleare il governo ferma tutto almeno per un anno. Domani - dopo aver annunciato la necessità di una pausa di riflessione per i fatti avvenuti in Giappone - con un atto politico, il Consiglio dei ministri farà «una dichiarazione di moratoria di un anno». L'iter sulla individuazione dei siti e la localizzazione delle centrali sarà fermato come ha annunciato il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani. Si fermeranno in sostanza «le decisioni e la attivazione di procedure di ricerca di siti delle centrali», ha spiegato il ministro. E quindi anche le procedure per l'insediamento dell'Autorità per la sicurezza. Unico punto che andrà avanti quello della individuazione del sito nazionale per il deposito delle scorie come richiesto da un obbligo dell'Unione europea.

ROMANI - In questo modo il governo - in attesa delle decisioni europee e degli stress test sulle centrali - punta a mettersi al riparo da brutte sorprese alle amministrative e al referendum dopo il terremoto-tsunami in Giappone e le pesanti ripercussioni sull'opinione pubblica scatenate dal disastro della centrale atomica di Fikushima.
Il governo per tanto, ha spiegato Romani, sta valutando di portare domani al Consiglio dei ministri solo quella parte del decreto legislativo sulla localizzazione dei siti che riguarda lo stoccaggio delle scorie. «La nostra volontà - ha detto Romani - è di portare al Consiglio dei ministri quella parte del correttivo che riguarda il deposito nazionale per lo stoccaggio delle scorie perché si tratta di un grande tema di sicurezza».

SCORIE - La moratoria, così, incide su tutto tranne che sulle scorie per le quali l'Italia ha un obbligo da rispettare dettato dall'Unione europea. L'esecutivo potrebbe dunque non presentare più il decreto legislativo sui siti nella sua versione corretta che tiene conto dei rilievi della Corte costituzionale sulla necessità di un parere delle regioni anche se non vincolante, dlgs esaminato dal Parlamento, lasciando cadere la delega il cui esercizio scadeva domani. Resterebbe però in vigore lo schema originario del dlgs 31 del 2010 nelle sue parti non corrette.