20 settembre 2019
Aggiornato 14:00
Agricoltura & OGM

Da regioni alt a mais e patata biotech nei campi

Coldiretti: «Con la richiesta di attivazione clausola di salvaguardia l’Italia si allinea a Francia e Germania»

ROMA - Una definitiva indicazione sulla linea che l’Italia deve tenere in Europa è venuta dalla Conferenza delle Regioni che ha scelto all’unanimità di fermare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm) in Italia con l’importante invito ad esercitare la clausola di salvaguardia per vietare sul territorio nazionale la semina e la produzione della patata Amflora e del mais Mon810. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare positivamente il voto unanime dei Presidenti delle Regioni che hanno respinto il provvedimento sulle linee guida nazionali sulla coesistenza tra coltivazioni geneticamente modificate, convenzionali e biologiche, nell’ambito della Conferenza delle Regioni, in attesa della nuova normativa comunitaria.

Con la richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia l’Italia - sottolinea la Coldiretti - si unisce al numero crescente di Paesi europei come Austria, Ungheria, Lussemburgo, Grecia, Francia e Germania che hanno già vietato il mais MON 810 mentre con il medesimo mezzo giuridico per ora l’Austria, l’Ungheria ed il Lussemburgo hanno vietato, altresì, la patata Amflora.
Ai Presidenti delle regioni e ai loro Assessori all’agricoltura va - sottolinea Marini - il ringraziamento dell’agricoltura italiana per una sensibilità e una attenzione su un tema dove a farla da padrone rischiano di essere le pressioni esercitate dagli interessi di pochi.

Gli organismi geneticamente modificati (Ogm) spingono - sostiene la Coldiretti - verso un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico della tipicità, della distintività e del Made in Italy. La scelta di non utilizzare Ogm non è quindi il frutto di un approccio ideologico, ma riguarda una precisa posizione economica per il futuro di una agricoltura che vuole mantenere saldo il rapporto con i consumatori. Su questa strada l’Italia - continua la Coldiretti - non è certo da sola poiché dopo il divieto posto anche in Germania si sono ridotti a soli sei, su ventisette, i Paesi Europei dove si coltivano organismi geneticamente modificati (ogm) con un drastico crollo del 12 per cento delle semine. Il drastico crollo nei terreni seminati con organismi geneticamente modificati in Europa nel 2009 conferma che nel coltivare prodotti transgenici non c'è neanche convenienza economica. Il futuro della nostra agricoltura - conclude la Coldiretti - sarà nell’essere diversi e migliori e non omologati a quei sistemi produttivi che operano con strutture di costi per noi irraggiungibili. Il problema è non farsi copiare le nostre eccellenze e non replicare modelli che il mercato ha già abbondantemente bocciato.