25 settembre 2020
Aggiornato 09:00
Inchiesta P3

Verdini: Bankitalia sbaglia, nessun conflitto d'interessi

Il coordinatore del PdL: «Il verbale di palazzo Koch fondato su ipotesi errate»

ROMA - Denis Verdini, coordinatore del Pdl, rigetta le ipotesi di Bankitalia su un presunto conflitto d'interessi da 60 milioni di euro legato al suo ruolo di presidente del Credito cooperativo fiorentino.

LA NOTA - «In merito alle notizie di agenzia sulle contestazioni di Bankitalia dopo l'ispezione al Ccf - scrive in una nota - rilevo che si tratta dell'inizio di un provvedimento amministrativo al quale risponderò puntualmente e adeguatamente nei termini previsti dalla legge. Per quanto riguarda il mio 'potenziale conflitto di interessi' nei confronti del Ccf evidenziato nel verbale di contestazione, questo è fondato su ipotesi errate di fatto e di diritto, la cui insussistenza sarà presto dimostrata, in quanto ho sempre operato nella massima trasparenza e nell'interesse della banca».
«Rilevo inoltre - scrive ancora Verdini - che, in merito al nuovo polverone mediatico che si sta alzando e alle conseguenti strumentalizzazioni politiche, nella delibera degli ispettori non c'è traccia alcuna delle infamanti ipotesi uscite sulla stampa nei mesi scorsi, tese a individuare nel Ccf un crocevia di tangenti e di malaffare. Come ho già spiegato ai magistrati, da tempo non ho rapporti in società operative con l'imprenditore Riccardo Fusi, e i crediti erogati alla Btp sono sempre stati pienamente garantiti. Respingo dunque con fermezza - conclude il coordinatore del Pdl - sia le contestazioni sul conflitto d'interessi che quelle relative ad inesistenti operazioni anomale».