28 maggio 2020
Aggiornato 20:00
Scuole a rischio caos

Il Consiglio Stato al Miur: rivedere graduatorie

Anief: «Ai docenti precari, circa 300mila supplenti, restituito il punteggio al posto di 'code'»

ROMA - Si ingarbuglia la vicenda dell'inserimento dei precari della scuola nelle nuove province all'interno delle graduatorie ad esaurimento dove sono inseriti circa 300mila supplenti: dopo l'ordinanza con cui lo scorso ottobre il Tar del Lazio ha imposto al Miur di spostare dalla 'coda' i docenti nelle tre località, assegnandogli il punteggio per intero, cui hanno fatto seguito il ricorso di viale Trastevere e la sospensione del «commissariamento» del ministro Gelmini, oggi il sindacato Anief dà notizia che a causa del mancato rispetto dei termini processuali il Consiglio di Stato ha di fatto riabilitato l'inserimento dei precari con il sistema 'a pettine'.

La novità non è di poco conto. Se i precari venissero effettivamente spostati dal fondo delle graduatorie per essere collocati con il punteggio effettivo, all'interno delle oltre cento liste di attesa provinciali sparse per l'Italia, le posizioni di acceso a supplenze e assunzioni verrebbero stravolte: sono infatti oltre 5mila i docenti supplenti che hanno presentato ricorso e che salirebbero di posto.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, la dinamica che ha indotto il Consiglio di Stato ad emettere la revoca di sospensione, attraverso l'ordinanza n. 207/2010, è molto chiara: «il problema - spiega - è che l'Avvocatura dello Stato non ha notificato l'atto d'appello ai legali dell'Anief e ha richiesto un giudizio senza notificarlo alla controparte. Per i giudici del Consiglio di Stato sono state violate le più elementari regole di un processo, pertanto, l'amministrazione appellante è stata condannata e il commissariamento disposto dai giudici di primo grado è stato confermato».

Ora l'Anief si prepara a inviare una nota al commissario ad acta, al direttore generale del Miur, e a tutti i dirigenti territoriali degli Uffici scolastici regionali per richiedere l'inserimento a pettine dei ricorrenti. Il direttore generale, infatti, con una nota dello scorso febbraio aveva comunicato agli Uffici scolastici regionali l'accoglimento degli appelli del ministero dell'Istruzione; ma adesso, è stata disposta la revoca di quelle ordinanze, favorevoli al Miur, e la conseguente inammissibilità dei ricorsi proposti avverso le ordinanze di commissariamento del Tar emesse in data 6 novembre 2009.

Pacifico non ha dubbi: «la mancata attuazione di un ordine disposto dell'autorità giudiziaria - ribadisce - è passibile di denuncia per omissione di atti di ufficio. Ancora una volta la giustizia dà ragione alla condotta di un Sindacato che vuole soltanto il rispetto di quelle regole che ogni giorno vogliamo insegnare ai nostri studenti: il merito, il lavoro, la professionalità».

«Se il Miur non vuole far pagare ai cittadini due stipendi per un solo posto anche per il prossimo anno scolastico, deve rispettare le ordinanze cautelari del tribunale amministrativo. In caso contrario - conclude il leader del sindacato di docenti in formazione - i suoi dirigenti devono rispondere del cattivo andamento e della cattiva gestione della pubblica amministrazione».

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