16 settembre 2019
Aggiornato 09:00
Il debito rappresenta un freno per la crescita

La UE alza stime Pil italiano. Almunia è preoccupato per debito

Il rischio è un aumento del costo del finanziamento del debito

BRUXELLES - Il livello del debito italiano è «preoccupante» e, insieme ad alcune debolezze strutturali dell'economia, rappresenta un freno per la crescita, che rischia di rimanere «limitata» anche dopo la fine della crisi. I numeri pubblicati oggi dalla Commissione europea per l'Italia indicano un ritorno alla crescita, allo 0,7% per il 2010 e all'1,4% nel 2011, dopo un -4,7% per l'anno in corso comunque migliore delle aspettative. E in generale tracciano un quadro non negativo per l'economia del paese, che avrà un deficit del 5,3% nel 2009 e nel 2009, al di sotto della media di Eurolandia, pari al 6,4% per l'anno in corso e al 6,9% per il prossimo.

IL «PROBLEMA» DEBITO - Il debito resta il vero punto debole dell'Italia, secondo quanto emerge dalle previsioni d'autunno di Bruxelles, più pessimistiche rispetto a quelle di maggio. Nel 2009 il debito sarà del 114,6%, nel 2010 del 116,7% e nel 2011 del 117,8%. Il commissario europeo per gli Affari economici, Joaquin Almunia, ha sottolineato come «l'evoluzione del debito pubblico ha da una parte degli elementi positivi, come l'impatto dell'invecchiamento della popolazione, inferiore rispetto ad altri paesi, e dall'altra elementi problematici, come la scarsissima crescita del pil, prima della crisi, durante la crisi e, se non si fanno riforme, dopo la crisi».

IL 5% DEL PIL VA PER GLI INTERESSI - «Il rischio è il giorno in cui gli interessi da pagare ai detentori del debito aumenteranno, e non c'è motivo di prevedere che rimarranno così bassi», ha aggiunto il commissario, sottolineando come «in tutti i casi il livello è preoccupante», soprattutto alla luce del fatto che il 5% del pil se ne va ogni anno per la gestione del debito e degli interessi. «E' una cifra estremamente elevata, la più alta dell'Unione europea, non efficiente da un punto di vista economico e sociale», ha concluso. Il mercato del lavoro resiste meglio che altrove, con una disoccupazione al 7,8% per il 2009, all'8,7% per il 2010 e il 2011, contro una media di Eurolandia del 9,5% per quest'anno e al 10,5% per il 2010.