24 giugno 2017
Aggiornato 17:30
Milioni di posti di lavoro investendo nelle energie rinnovabili? Le Nazioni Unite assicurano di sì

«Dalle energie rinnovabili milioni di nuovi posti di lavoro»

Da qui al 2030, sostengono all'Unep, potranno diventare oltre venti milioni: 6,3 nel solare, 2 nell'eolico, 12 milioni e passa nei biofuel

Ma sarà possibile creare milioni di posti di lavoro investendo nelle energie rinnovabili? Le Nazioni Unite assicurano di sì. In un recente rapporto sui green jobs pubblicato dall'Unep, e ripreso dal Sole24ore il programma ambientale dell'Onu, i lavoratori «verdi» sarebbero già oltre due milioni nel mondo, inclusi gli agricoltori che coltivano le piante per i biocarburanti. Da qui al 2030, sostengono all'Unep, potranno diventare oltre venti milioni: 6,3 nel solare, 2 nell'eolico, 12 milioni e passa nei biofuel.

«Uno dei modi più rapidi e costruttivi per rimettere in piedi i mercati e l'occupazione – osserva Achim Steiner, giovane e dinamico direttore esecutivo dell'Unep – è spendere il denaro previsto dai pacchetti di stimolo all'economia di diversi Paesi in progetti per l'efficienza energetica. Ci vogliono investimenti sull'infrastruttura energetica, sui contatori di elettricità intelligenti, sull'isolamento delle abitazioni e su apparecchi che consumano meno corrente».

Vista dall'ottica del Palazzo di Vetro – o forse meglio dall'ottica di Nairobi, in Kenya, dove ha sede l'Unep – le opportunità sono per tutti. «L'energia rinnovabile, uno dei modi più rapidi per fornire l'energia a quei due miliardi di individui che non ce l'hanno – prosegue Steiner, incontrato al vertice climatico di Poznan – dà già lavoro a quasi mezzo milione di persone fra Danimarca e India, Germania e Cina. Che diventano un milione se si aggiunge il solare per il riscaldamento dell'acqua». Imprimendo un forte impulso a eolico e solare, dice il diplomatico tedesco, in vent'anni potrebbero dare 8,5 milioni di posti di lavoro. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, annuisce e applaude.

Lo scorso ottobre, scrive il Sole24ore, l'Unep ha lanciato la sua iniziativa verde, battezzata Global green new deal: il nuovo patto globale per l'economia verde. E la cosa ha preso piede. «Abbiamo l'opportunità storica di trasformare in meglio le nostre società», ha dichiarato – sempre a Poznan – Guy Ryder, segretario generale dell'Ituc (International trade union confederation), la confederazione mondiale dei sindacati. «A maggior ragione in un periodo di crisi, il Green new deal potrà essere la base di una ripresa che generi occupazione contribuendo, al tempo stesso, a combattere i cambiamenti climatici».

Se il presidente degli Stati Uniti, il segretario generale dell'Onu e perfino i sindacati sono d'accordo, l'economia sostenibile – e quindi verso i green jobs – sembrerebbe un destino ineluttabile. Aggiungiamo pure che anche la Cina è in sintonia e lo scenario è praticamente completo. «Dobbiamo ancora portare milioni di persone fuori dalla soglia della povertà – dice Su Wei, dell'Istituto nazionale per le risorse di Pechino – e lo faremo anche diventando leader nell'eolico e nel solare».

Sarà perché l'atmosfera è la ricchezza più «globalizzata» che abbiamo, fatto sta che le vie dei green jobs sono davvero infinite. «La deforestazione – dice Steiner a titolo d'esempio – pesa per circa il 20% sullo squilibrio dei gas-serra. Un investimento fra i 17 e i 33 miliardi di dollari potrebbe bastare a dimezzarla, offrendo al tempo stesso lavoro e salari a comunità rurali e a popoli indigeni». Però, se il Green new deal vuole vincere la sfida, dovrà riuscire a creare occupazione anche nel Nord ricco del mondo.