24 ottobre 2020
Aggiornato 20:01
Centrale Enel Civitavecchia

Azione di Greenpeace sul molo di Civitavecchia e sulla Centrale Enel

Gli attivisti di Greenpeace sono entrati stamattina nella centrale Enel di Civitavecchia e portando due enormi striscioni a oltre cento metri di altezza con scritto «Il governo contro Kyoto» e «mai più carbone»

Gli attivisti di Greenpeace sono entrati stamattina nella centrale Enel di Civitavecchia e portando due enormi striscioni a oltre cento metri di altezza con scritto «Il governo contro Kyoto» e «mai più carbone». In contemporanea dalla nave di Greenpeace «Arctic Sunrise», scendendo con dei gommoni, degli attivisti hanno scritto sul molo «Quit coal», no carbone. Sulla nave è stato affisso «No carbone. Sì Energy Revolution».

L'azione di oggi vuole denunciare l'ostilità del Governo italiano al «pacchetto clima ed energia» dell'Unione Europea. «Protestiamo per chiedere al Governo un 'Piano Marshall' per efficienza e sviluppo delle fonti rinnovabili per centrare gli obiettivi europei - spiega Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace. - E' un'occasione importante per il nostro Paese: la maggior parte dell'obiettivo del venti per cento di efficienza in più negli usi elettrici è concentrato nell'industria e nel terziario, i settori che generano ricchezza. Questa è la soluzione vera per l'Italia e non un ritorno al nucleare, fonte rischiosa e costosa, promossa per favorire alcune lobby e non certo l'ambiente» continua Onufrio.

«La volontà del governo è quella di sabotare il percorso per la seconda fase per Protocollo di Kyoto e far saltare le uniche possibilità concrete di ridurre le emissioni: le fonti rinnovabili e l'efficienza» denuncia Francesco Tedesco, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace, a bordo dell'Arctic Sunrise in azione a Civitavecchia.

La recente conversione a carbone della centrale di Civitavecchia rappresenta il fallimento della politica energetica italiana verso la riduzione delle emissioni di gas serra. Una volta in funzione, la centrale di Civitavecchia immetterà in atmosfera oltre 10 milioni di tonnellate di CO2, pari alle emissioni di due milioni di SUV, ognuno dei quali percorre 20mila km in un anno. Ciò va ad aggiungersi al ritardo che l'Italia ha già contratto per Kyoto (50 Milioni di tonnellate l'anno). Per questo Greenpeace chiede una moratoria sulle centrali a carbone.

Questo autunno le navi di Greenpeace 'Rainbow Warrior' e 'Arctic Sunrise' stanno solcando le acque del Mediterraneo - da Israele fino in Polonia - per diffonder il messaggio 'QUIT COAL' (NO CARBONE) in tutta Europa, in vista della Conferenza sui Cambiamenti Climatici delle nazioni Unite che si terrà a Poznan in Polonia il prossimo dicembre. Circa un terzo delle emissioni mondiali di CO2 si devono al carbone e con la tendenza attuale cresceranno del 60 per cento al 2030, un'ipotesi che lancerebbe il mondo verso una crisi climatica irreversibile.

«Il carbone è la prima singola causa del riscaldamento globale, se l'Europa intende essere leader nella lotta al cambiamento climatico deve tagliare la dipendenza dal carbone a favore di una rivoluzione energetica pulita» afferma Agnes de Rooij, responsabile della Campagna Clima di Greenpeace International, a bordo dell'Arctic Sunrise.