9 dicembre 2019
Aggiornato 14:00
Gian Carlo Bruno - L'Unità

Se crollano i giganti

Lehman Brothers, la prestigiosa banca americana fondata oltre 150 anni fa e famosa per efficienza e competenza, ha chiesto il chapter 11 - l’anticamera del fallimento

Lehman Brothers, la prestigiosa banca americana fondata oltre 150 anni fa e famosa per efficienza e competenza, ha chiesto il chapter 11 - l’anticamera del fallimento. La notizia non può non scioccare, anche se arriva in un momento in cui quasi nessuno, nell’olimpo della finanza internazionale, sembra al riparo dalle tempeste iniziate con il domino dei mutui «subprime».

Merrill Lynch, la blasonatissima casa di brokeraggio, e AIG, la più grande assicurazione del mondo, dipendono dall’aiuto di cavalieri bianchi se vogliono sopravvivere, mentre Freddie Mac e Fannie Mae, i giganti dei mutui americani, sono stati assorbiti dal governo americano, e Bear Stearns sembra un ricordo del passato, dopo il salvataggio interessato da parte di J.P. Morgan.

Che cosa sta succedendo? Come si è passati dai bonus milionari (in dollari e sterline) e i grattacieli di cristallo all’elemosina di Tesoro e Federal Reserve?
La risposta a questa domanda molto complessa è semplice: liquidità.
In un clima finanziario con margini anemici e tassi di interesse bassi come negli anni passati, le banche non depositarie (quelle che non hanno sportelli) si sono inventate nuovi prodotti finanziari molto strutturati e complessi, hanno comprato debiti di sempre più bassa qualità, li hanno impacchettati in prodotti più o meno garantiti e se li sono rivenduti tra di loro e agli investitori in una misura tanto grande e con un grado di sofisticazione tanto spinta che nemmeno loro, alla fine, sono state in grado di valutarne il rischio.

L’idea iniziale era che, spezzettando i rischi e distribuendoli a chi aveva le caratteristiche e la solidità per assorbirli, questo sarebbe risultato in un beneficio per tutto il sistema. Qualità dei debitori più bassa, però, si accompagnava a margini di profitto più alti, e gli investitori hanno perso il senso di quanto fossero esposti.
Questo esercizio, per quanto sempre più ingegneristico e sempre meno collegato a clienti identificabili o transazioni specifiche, può continuare solo finché c’è liquidità nel sistema - cioè finché c’è l’acqua che fa girare le ruote dei mulini. Molto denaro, e a buon mercato. Quando un debito fa «default», cioè non viene onorato, la perdita viene coperta con i profitti su altre operazioni.

Quando però qualcosa di molto visibile accade, in cui un’istituzione non è in grado di coprire le perdite generate da un’improvvisa incapacità di un debitore di fare fronte ai suoi impegni, le altre banche, con il loro cappello di finanziatori, si fanno scettiche e temono di esporsi aiutando l’istituto in pericolo. Quest’ultimo, privo della cassa per far fronte ai richiami dei creditori, chiede aiuto alla banca centrale o, quando questo non è possibile, fallisce.

Le prime avvisaglie si erano viste nel Regno Unito, con Northern Rock, una piccola banca sconosciuta, e poi più pesantemente qui in America con Bear Stearns.
Il ruolo delle banche centrali e dei Governi è delicato: se si mostrano troppo propensi a «togliere le castagne dal fuoco» degli operatori finanziari, percepiti dalle opinioni pubbliche come avidi speculatori, indirettamente inciterebbero comportamenti rischiosi e metterebbero in pericolo la stabilità del sistema finanziario a lungo termine.

Come reagirà il sistema alla crisi di Lehman Brothers? Ma più importante, quali saranno le conseguenze per i consumatori europei e italiani a questo evento epocale ma che sembra così lontano dalle vicende del Belpaese?
Sarà difficile per il sistema finanziario internazionale riassorbire la caduta di Lehman - la banca ha un enorme bilancio, con crediti e debiti verso moltissime istituzioni finanziarie, dal settore immobiliare a quello assicurativo.
Proteggere le controparti di Lehman è importante, ma difficile: non si tratta solo degli impatti diretti, ma anche di quelli solo indirettamente collegati: trading houses (le società che comprano e vendono titoli per i clienti), hedge funds (fondi che cercano alti ritorni per i clienti) e anche le banche depositarie potrebbero trovarsi nella necessità di vendere i titoli solidi che hanno in portafoglio a prezzi bassi (le borse stanno soffrendo molto in questi giorni) pur di fare fronte alle esposizioni che normalmente non sarebbero state presentate all’incasso in un clima più disteso. Ma soprattutto gli investitori singoli, che vedono i loro risparmi falcidiati dall’impatto drammatico di queste vicende sulle borse mondiali.

A causa del clima pesante intorno al sistema finanziario, alla scarsità di liquidità, alla progressiva avversione al rischio, e alla perdita del valore degli immobili, ai consumatori sarà sempre più difficile accedere ai mutui: mentre i tassi di interesse di base non aumentano, i premi che le banche vogliono per prendere rischi immobiliari che ancora qualche mese fa erano considerati favorevolmente, stanno aumentando, rendendo più difficile e in ogni caso più oneroso comprare casa.

La globalizzazione dei servizi finanziari è molto più sofisticata e spinta di quella delle merci, e anche le banche italiane sono collegate al sistema: alcune banche italiane hanno miliardi di euro in polizze di assicurazione vita di Lehman Brothers in bilancio, per i quali si sono impegnate a garantire. Se Lehman non li onora, le banche italiane dovranno farlo, se i loro crediti non passano avanti a quelli di altri creditori - lo stabiliranno gli avvocati e le corti tra chissà quanto tempo. Quando alle banche italiane si chiederà conto della qualità degli attivi del loro bilancio, queste dovranno mettere da parte più capitali per dimostrare la loro solidità, con il risultato di avere meno denaro per fare il loro lavoro, cioè prestare soldi all’economia italiana, agli imprenditori, ai consumatori, alle amministrazioni pubbliche.

Un’altra importante conseguenza per gli italiani e gli europei in generale è il ruolo che stanno giocando la Banca Centrale Europea e la Banca d’Inghilterra: consapevoli del pericolo della trappola della liquidità (le banche si rovinano per onorare i debiti, quando un po’ di respiro permetterebbe loro di non svendere gli attivi e fare fronte agli impegni senza panico), le banche centrali stanno pompando liquidità nel sistema in modo straordinario.
Mentre il loro riferimento dovrebbe essere mantenere la stabilità dei prezzi, aumentando la liquidità esse indirettamente favoriscono pericolosamente l’inflazione. L’Euro ne soffrirà, con conseguenze difficilmente prevedibili. La loro tattica aiuta moltissimo nel breve periodo, ma nel lungo periodo il prezzo da pagare potrebbe essere grande.

Nonostante l’aiuto fornito dalle banche centrali, poi, la liquidità creata non circola nel sistema, e la disponibilità di credito per gli attori economici si riduce. Progetti imprenditoriali si bloccano, i consumi scendono e di conseguenza i PIL stagnano.
È inevitabile chiedersi quale possa essere la risposta a questi eventi. È improbabile che nuove ondate di regolamentazioni minuziose possano risolvere il problema: l’ente americano per la prevenzione delle tossicodipendenze ha una regolamentazione basata su elenchi di oltre 300 tipi di droghe illegali, che però vengono bypassati da creativi che ne mischiano alcune e creano nuovi cocktail in teoria perfettamente legali.

Quello che serve sono principi chiari e la certezza della pena, e soprattutto il coraggio, qualche volta, di lasciare fallire - con l’accortezza di attutire il colpo - quegli operatori che non funzionano.
Quando la marea scende, la linea di galleggiamento delle navi si abbassa, e i rifiuti si accumulano sulle spiagge dell’economia.

* Director, Financial
Services Industries
World Economic Forum