21 ottobre 2020
Aggiornato 09:30
Gusto

Gli italiani e la colazione: un rito nato 60 anni fa

E che oggi, invece, non ci rinuncia - almeno così dicono nove italiani su 10 - dimostrando di aver imparato la lezione che, da anni, i nutrizionisti vanno ripetendo

Gli italiani e la colazione: un rito nato 60 anni fa
Gli italiani e la colazione: un rito nato 60 anni fa Pixabay

C'è chi è affezionato alla tazza della propria infanzia, e non comincerebbe mai la propria giornata senza latte e biscotti. Chi, invece, al mattino, comprime i tempi e beve il caffè lungo la strada per l'ufficio, con la call che, puntuale, interrompe la musica nelle orecchie. In mezzo quelli che la preferiscono dolce, quelli che solo salata, quelli che deve essere proteica, slow almeno nel week end, e quelli che, invece, si svegliano prima, tutte le mattine, per prepararla e non fanno mai mancare un fiore sulla tavola apparecchiata.

Quelli che si ritagliano un momento proprio nel silenzio della giornata che deve ancora iniziare e quelli che è solo in compagnia, tra una lista di cose da fare e un saluto prima di scappare al lavoro. Ognuno ha la sua colazione nel Belpaese che fino a 60 anni fa, per la verità, ignorava questa abitudine. E che oggi, invece, non ci rinuncia - almeno così dicono nove italiani su 10 - dimostrando di aver imparato la lezione che, da anni, i nutrizionisti vanno ripetendo.

Dietro l'evoluzione della colazione degli italiani, viaggia in parallelo un'altra storia, quella dell'industria alimentare che incrocia, rincorre e, qualche volta guida, i cambiamenti nei consumi e nelle abitudini del Paese. Se pensiamo ai biscotti, per esempio, sono proprio le prime confezioni a marchio Mulino Bianco, anno 1975, a rendere accessibile a tutti un cibo che fino ad allora era considerato di lusso. E a spingere le abitudini degli italiano verso un primo pasto della giornata dolce che, ci ricorda l'Archivio storico Barilla, fino ai primi anni Settanta era destinato solo ai bambini. Tre anni dopo la commercializzazione dei primi frollini, che nei nomi evocavano la tradizione contadina, il mercato si allarga agli adulti, concentrando i consumi, nei primi anni '80, soprattutto a colazione.

La prima raccolta punti del 1978

Dietro il successo di mercato dei biscotti confezionati, c'è anche una strategia di marketing, che negli anni è riuscita a «fidelizzare» i consumatori al Mulino Bianco: quella delle raccolte punti. Storica la prima raccolta del 1978, quella delle spighe da ritagliare dalle confezioni, arrivata nelle case di sei milioni di famiglie: in palio c'era il celebre coccio, la tazza con il disegno stilizzato del mulino e delle rondini, che evoca la tradizione contadina della zuppa di pane e latte, diventata negli anni, insieme a bricchi, zuccheriere, tovaglie e similari, oggetto di culto per collezionisti che ancora oggi li scambiano sui siti di ecommerce. Ora, proprio la riproduzione fedele del coccio del 1978 torna tra i regali della nuova campagna del Mulino Bianco, ovviamente sempre con una raccolta punti (18 per la precisione) che scadrà nel marzo 2021 e pensata proprio per chi la colazione preferisce farla a casa.

Ma la nuova Collection Biscotti non riguarda solo i nostalgici. Con 25 punti, infatti, in premio si può avere la nuova Biscotazza, una travel mug in acciaio inox, termica a chiusura stagna, con un coperchio apri e chiudi sul fondo per i biscotti, per chi fa colazione on the go o anche per incentivare chi ancora oggi salta il primo pasto della giornata.

I premi cambiano con le abitudini dei consumatori

Del resto anche i biscotti, se nel sapore ci sembrano ancora gli stessi, nei fatti negli anni sono cambiati, per rispondere a nuove esigenze di benessere e sostenibilità. Basti pensare che dal 2010 ad oggi Barilla ha riformulato tutte le ricette almeno una volta, eliminando in 8 anni 6.475 tonnellate di grassi, 20.853 tonnellate di grassi saturi, 2.443 tonnellate di sale e 205 tonnellate di zuccheri. Non solo. In 6 anni la gamma Mulino Bianco di prodotti integrali, senza glutine e senza zuccheri aggiunti è cresciuta di oltre il 53% in valore, arrivando, nel 2019, a pesare il 23% sul fatturato totale della marca. Accanto alla qualità, dicevamo, c'è anche un'attenzione alla sostenibilità, sempre più driver di acquisto, a parità di prodotto: un esempio è il progetto per la farina di grano tenero da agricoltura sostenibile lanciato nel 2019 assieme al WWF con la «Carta Del Mulino», una iniziativa partita con i Buongrnao, estesa ai pani e che entro il 2020 riguarderà tutti i biscotti.