10 luglio 2020
Aggiornato 05:00
Benessere

Cosa fare per vivere meglio? I consigli della psicologa

L’approccio che si adotta nei confronti della vita quotidiana è molto importante per vivere bene e con l'aiuto di un professionista si può imparare a credere di più in sè stessi

Una donna in seduta dalla psicologa
Una donna in seduta dalla psicologa Shutterstock

TORINO - L’approccio che si adotta nei confronti della vita quotidiana è molto importante per vivere bene. Come questo si possa tradurre concretamente ci viene spiegato dalla dottoressa Silvia Parisi, psicologo di Torino, che aiuta i propri pazienti a curare di più sé stessi e a sentirsi più fiduciosi nelle proprie capacità: insomma, a diventare persone migliori.

Dottoressa, quali suggerimenti ci può fornire per imparare a vivere meglio?
Rompere la routine è sempre un bene: allontanarsi dai percorsi tradizionali a cui si è sempre stati abituati e lasciare le vecchie abitudini è importante, anche se non è né facile né banale. Nel momento in cui si identifica un traguardo che si è intenzionati a raggiungere, è bene focalizzare la propria attenzione sul cammino da compiere, ricordando che per arrivare si deve compiere un passo per volta. Giorno dopo giorno, vale la pena di riflettere sulle azioni quotidiane e sui miglioramenti di cui ci si è resti protagonisti.

Le esperienze che si vivono è sempre un tesoro prezioso, vero?
Certo, perché è solo grazie all’esperienza che si ha la possibilità di crescere. Ciascuna situazione che sia potenzialmente fonte di stress presuppone che vengano investite delle energie nuove, magari inattese. Con l’esperienza è possibile allargare la propria visione. Migliorare la propria quotidianità non è sufficiente: la felicità si raggiunge migliorando anche la vita degli altri. Adottando un punto di vista differente e inedito si diventa capaci di mostrare e sfruttare talenti di cui non si era consapevoli, mentre per rafforzare le competenze già possedute occorre uno sforzo in più. Quello che conta è l’approccio con cui ci si predispone alle difficoltà, che vanno intese come occasioni per imparare e non come eventi sfortunati che giustifichino l’autocommiserazione.

Qual è il posto di ognuno di noi nel mondo?
Domanda impegnativa. Di sicuro, può succedere che si avverta la sensazione di essere stati invasi nel proprio spazio, sia in senso fisico che in senso metaforico: un collega di lavoro un po’ troppo impiccione, un amico che dà consigli non richiesti relativi alla vita privata, e così via. In molti casi si tratta di problemi che garantiscono una soluzione nel momento in cui si diventa consapevoli dei confini che è necessario far rispettare. Una volta definito il proprio territorio, è possibile stabilire dei limiti, che non saranno invalicabili ma che potranno essere superati solo in alcune occasioni e solo da alcune persone. Tale atteggiamento incide sulla crescita dell’autorevolezza personale.

Il rischio, però, è quello di crearsi una comfort zone da cui non si vorrà più uscire.
In effetti nel proprio nido ci si sente bene perché si è certi che non può accadere niente. Ma questo vuol dire che niente di nuovo potrà mai succedere, né dal punto di vista personale, né sul posto di lavoro, né nelle relazioni con gli altri, e così via. È chiaro che una zona di comfort così strutturata è molto pericolosa, perché rimanere fermi nelle proprie conoscenze e nelle proprie idee porta a un lento spegnimento. È essenziale, invece, avere il coraggio di provare nuove cose, di azzardare: il che può voler dire frequentare luoghi in cui non si è mai stati, dedicarsi ad attività diverse dal solito, imparare e fare incontri inaspettati.

Solo facendo incontri si può crescere?
Di certo il confronto è un’arma preziosa, perché permette di trovare ispirazione negli altri. Questo non significa che si debba aderire in tutto e per tutto a modelli altrui, perché copiando si resta infelici nel profondo. È solo partendo da una piena consapevolezza di sé che l’incontro con l’altro assume una valenza positiva. Anche quando si ha a che fare con una situazione problematica, è consigliabile iniziare da sé: per esempio se ci si trova in una relazione affettiva non soddisfacente bisogna partire dalle proprie aspettative e dai propri comportamenti. Si tratta di assumersi le responsabilità delle azioni compiute e delle parole dette: a volte si incide in un certo contesto in modo inconsapevole, ma questo non deve esonerare dal prendere atto di come si è agito, sempre nella prospettiva di migliorarsi.