26 maggio 2020
Aggiornato 06:30
La serie tv nel carcere femminile

«Orange Is The New Black»

Arriva in Italia la serie tv-fenomeno in USA ambientata all'interno di una prigione femminile da domani in prima serata, e ogni martedì, su Mya che trasmetterà la prima e la seconda stagione. Le figure maschili sono di contorno.

ROMA - Sono in carcere, ognuna per un motivo diverso, ognuna con la propria storia alle spalle. Arriva in Italia la serie tv-fenomeno in Usa ambientata all'interno di un carcere femminile, «Orange Is The New Black», da domani in prima serata, e ogni martedì, su Mya che trasmetterà la prima e la seconda stagione. In America è stata una delle serie che ha destato maggior interesse per i temi trattati e tra le più viste, battendo nel debutto su Netflix anche «House of Cards».

LE FIGURE MASCHILI SONO DI CONTORNO - «Orange Is The New Black» racconta le vicende di Piper Chapman (Taylor Schilling), una donna del Connecticut che viene condannata a scontare 15 mesi nella prigione federale di Litchfield per aver trasportato una valigia piena di soldi per conto di Alex Vause (Laura Prepon), trafficante di droga internazionale un tempo sua amante che finisce nello stesso carcere. Oltre a loro, dietro le sbarre si muovono tante altre donne, tra cui Galina «Red» Reznikov (Kate Mulgrew) con un passato legato alla mafia russa, la violenta Suzanne «Occhi Pazzi» Warren (Uzo Aduba), la ninfomane Nicky Nichols (Natasha Lyonne), Sophia Burset (Laverne Cox) transgender divenuta tale con l'appoggio della moglie. Le figure maschili sono di contorno, come Larry Bloom (Jason Biggs), il fidanzato scrittore di Piper che cerca di mantenere il legame affettivo dopo la condanna e Sam Healy (Michael J. Harney), la guida carceraria di riferimento per Piper.

INDAGINE NELL'ANIMO FEMMINILE - Girata col taglio dramedy, a metà tra la black comedy e il drama, tratta dal libro di memorie omonimo di Piper Kerman, «OITNB» è stata firmata da Jenji Kohan, già creatrice della serie «Weeds», su una vedova che alla morte del marito si mette a spacciare cannabis per mantenere i due figli. «La serie indaga sull'auto-distruzione e sulla brutalità che si annida anche nell'animo femminile - ha dichiarato l'ideatrice Kohan - la prigione è solo un megafono di questo aspetto».

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