5 agosto 2021
Aggiornato 23:00
Il giorno dell'addio

«La gioia più bella dare gioia agli italiani»

Così il sacerdote nell'omelia durante il funerale di Paolo Rossi: «Astuto come un serpente in campo ma in tutta la sua vita semplice come una colomba, così era Paolo»

L'esultanza di Paolo Rossi dopo il goal nella finale dei mondiali del 1982
L'esultanza di Paolo Rossi dopo il goal nella finale dei mondiali del 1982 ANSA

E' toccato al figlio Alessandro, con al fianco Antonio Cabrini e dietro Giancarlo Antognoni, Claudio Gentile e Bruno Conti, portare la bara di Paolo Rossi all'esterno del Duomo di Vicenza al termine dei funerali officiati da don Pierangelo Ruaro. Il feretro del campione del Mondo, con una maglia azzurra numero 20 sopra e una sciarpa del Vicenza, è stata accolta dagli applausi della gente assiepata all'esterno dietro le transenne.

Alla cerimonia funebre hanno preso parte soltanto 250 persone a causa delle restrizioni dovute all'emergenza da Covid-19. Commoventi i saluti, gli abbracci dei suoi ex compagni di Nazionale e del presidente della FIGC Gabriele Gravina alla moglie Federica e ai figli Alessandro, Sofia Elena e Maria Vittoria.

«Paolo ha vissuto la malattia con il garbo e la discrezione di sempre. La sua grandezza è stata di essere un fuoriclasse, ma mai un personaggio. Ora ti allenarsi nella Coverciano del cielo». Così il sacerdote nell'omelia durante il funerale di Paolo Rossi. «Proviamo a raccontare Paolo come cristiano - ha proseguito - In una recente intervista diceva 'appartengo ad una generazione per la quale i valori cristiani erano importanti. E' stato chierichetto. Ha iniziato a giocare nella squadra messa su del prete della parrocchia. Una settimana in seminario gli è bastata a fargli capire che quella non era la sua strada. Non sono un bigotto e credo fermamente che siamo di passaggio su questa terra, per preparare una vita futura. La sua fede era fatta di quotidianità, di gentilezza, rispetto, semplicità ed umiltà».

«Dopo la vittoria del mondiale in Spagna gli chiesero qual era stato il momento più bello. 'La finale della finale' - rispose - 'Durante il giro del campo con la coppa in mano mi vengono i crampi - raccontava -. Mi siedo su un cartellone pubblicitario e vedo sugli spalti la gente che si abbraccia. Questo fu il momento più bello, vedere la gioia che avevamo dato agli italiani'. Astuto come un serpente in campo ma in tutta la sua vita semplice come una colomba, così era Paolo», ha concluso.

«In questi giorni abbiamo ricevuto attestati di affetto incredibili, commoventi. Mi auguro che Paolo possa aver visto tutto questo affetto». Così Federica Cappelletti, moglie di Paolo Rossi, ricorda il marito al termine dei funerali celebrati oggi nel Duomo di Vicenza. «Era una persona semplice, generosa e per questo ho ritenuto opportuno aprire il mio dolore per raccontare la sua grandezza e i suoi sentimenti - ha raccontato ancora Federica - La sua voglia di essere uno fra i tanti, ho ritenuto giusto farlo anche se a volta è faticoso perche il dolore fa ancora molto male», ha proseguito.

«Paolo era della gente, di tutti, ed è giusto che venga ricordato per la sua grandezza ma anche in questa fase di sofferenza. Io sono quello che lui ha creato, mi ha insegnato tanto ad avere coraggio e ad affrontare anche i problemi sempre con il sorriso», ha concluso commossa.

Cabrini: «Starò vicino alla tua famiglia»

Antonio Cabrini ha letto nel Duomo di Vicenza il suo ricordo. Il ricordo dell'amico Paolo Rossi. Un foglio scritto a penna, con qualche cancellatura. Probabilmente scritto di getto e col cuore. La voce rotta dall'emozione. «Ciao Paolo, non mi sembra vero che non sei più tra noi - ha detto Cabrini, commosso -. Non ho perso solo un compagno di squadra, ma un amico, di quelli che incontri e diventano amici per sempre. Un fratello. Le emozioni che abbiamo condiviso ci hanno regalato sensazioni impagabili. Insieme abbiamo combattuto e vinto, a volte perso, sempre rialzandoci e con la voglia di guardare al prossimo traguardo. Insieme abbiamo conosciuto il vero significato di questa parola. Siamo stati parte di un gruppo. Quel gruppo. Il nostro gruppo».

«Non credevo ti saresti allontanato così presto. Pensavo avremmo camminato ancora insieme. Ti vedo ancora scartare furtivamente una caramella senza farti notare, con la rapidità che ti era riconosciuta da tutti. Già mi manchi, le tue parole di conforto, le tue battute, i tuoi stupidi scherzi, le nostre litigate, le tue improvvisate e il tuo sorriso. Mi manca davvero tutto di te. Perché sono quelli come te che rendono bella l'amicizia - ha continuato Cabrini -. Oggi voglio ringraziati amico mio. Grazie, perché se oggi sono quello che sono, lo devo anche al meraviglioso amico che sei stato. Ciao Paolo, sappi che non ti lascio andare. Sarai sempre dentro di me. Ti prometto di stare vicino a Federica e ai tuoi figli, ma tu stammi vicino. Rimani vicino a tutti noi. Ciao».