13 dicembre 2019
Aggiornato 21:30

Milan: le tre sfide di Giampaolo

Il nuovo tecnico rossonero avrà il difficile compito di riportare in alto un club da troppi anni nell’anonimato. Ecco come pensa di riuscirci

Marco Giampaolo, nuovo allenatore del Milan
Marco Giampaolo, nuovo allenatore del Milan ANSA

MILANO - Al Milan è ufficialmente iniziata l’era legata a Marco Giampaolo, nuovo allenatore dei rossoneri, chiamato dalla dirigenza dopo che la stessa aveva sondato all’incirca una decina di tecnici prima di lui, e a cui è stato affidato il non semplice incarico di riportare il club milanista al quarto posto della serie A, ritrovando quella Coppa dei Campioni che dalle parti di Milanello non si vede dal febbraio del 2014. Giampaolo, alla prima panchina importante della carriera, è un gran lavoratore, tatticamente preparatissimo e che piazza l’organizzazione e il gioco di qualità al centro del suo progetto, come dimostrano le sue esperienze all’Empoli e alla Sampdoria, ma come anche si era intravisto al suo esordio da giovanissimo alla guida dell’Ascoli nel 2005.

Obiettivi

Il compito per l’allenatore abruzzese non è facile, considerando anche che per raggiungere la Coppa Campioni ci sarà un solo posto a disposizione, dal momento che Juventus, Inter e Napoli sono avanti anni luce rispetto alla concorrenza. Il Milan si giocherà il quarto posto con le romane e con l’Atalanta, Giampaolo ha intenzione di partire con un profilo basso per non generare aspettative eccessive nell’ambiente, ma consapevole che, senza disputare le coppe, i rossoneri si giocano tantissimo per raggiungere il vero e primario traguardo stagionale. «Testa alta e giocare a calcio», ha detto il tecnico in fase di presentazione, il che significa che il suo Milan dovrà anzitutto avere e mostrare qualità, primo viatico per avvicinarsi alle posizioni importanti della classifica.

Gioco

Per riuscire in tutto ciò, Giampaolo si pone tre ostacoli da superare: il primo è l’identità che il Milan dovrà mostrare in ogni partita; la Sampdoria degli ultimi tre anni era riconoscibilissima in campo, aveva meccanismi che i calciatori avevano assimilato ed imparato a memoria, tutto il contrario di quanto invece si vedeva al Milan, spesso preda di cambi di modulo e di una confusione che regnava sovrana. Il nuovo Milan dovrà seguire uno spartito e non dovrà discostarsi da un’idea di gioco ben precisa, primo passo per il raggiungimento degli obiettivi, risultando prima di tutto un collettivo che predilige l’orchestra all’assolo del singolo, tanto per dirla come piace ad Arrigo Sacchi, peraltro grande sponsor dell’ex tecnico sampdoriano.

Recuperi

Seconda sfida di Giampaolo è il recupero totale di Mattia Caldara, reduce da un anno di quasi totale inattività e che dovrà invece essere un punto cardine della retroguardia milanista: la coppia Caldara-Romagnoli dovrà rappresentare (assieme a Donnarumma) l’asse portante della squadra. Ma attenzione: quello di Caldara non dovrà essere un recupero solamente fisico (il calciatore dovrebbe essere pronto ad inizio autunno, con tutte le cautele del caso) perché sull’ex atalantino andrà fatto un lavoro tattico non indifferente per abituarlo alla difesa a 4 dopo gli anni di Bergamo in cui la disposizione era sempre stata a 3.

Gol

Infine l’attacco: Giampaolo ha parlato chiaro ricordando i numeri dell’ultimo Milan con 55 gol fatti e 36 subiti, troppo pochi in attivo e troppi al passivo; al di là di Piatek, il nuovo allenatore dovrà far ripartire Cutrone (nervoso ed inceppato nell’ultima fase dell’anno scorso e la cui conferma è stata anche messa in dubbio ad inizio estate) e risvegliare un André Silva reduce da due annate che ne hanno dimezzato il valore tecnico ed economico. Se Giampaolo riuscirà in questi tre intenti, il Milan potrà dire di aver mosso i primi passi verso la sua definitiva e tanto sospirata risalita.