21 agosto 2019
Aggiornato 00:00

Il Milan, Gattuso ed un brutto film già visto

La crisi di gioco e di risultati della squadra rossonera è evidente, così come le pericolose analogie con quanto già accaduto nel recente passato

Gennaro Gattuso, allenatore del Milan da novembre 2017
Gennaro Gattuso, allenatore del Milan da novembre 2017 ANSA

MILANO - Succede spesso che nel cinema i sequel dei film siano deludenti rispetto alla pellicola originale. Nel calcio, invece, perseverare nei medesimi errori o ripetere le brutte esperienze del passato è deleterio e quasi sempre è il prologo di un radicale cambiamento. Al Milan sta accadendo anche di peggio, perché ad un brutto film sta seguendo un seguito ancora peggiore, nonostante siano cambiati i produttori (ovvero la società) e qualche attore (i calciatori), con il regista (Gattuso) che continua a sbagliare i tempi. Il quarto posto in campionato, obiettivo già fallito l’anno scorso, rischia seriamente di scivolare via dalle mani dei rossoneri anche stavolta, con epilogo forse anche più irritante perché in questa stagione la truppa milanista sembrava davvero ad un passo da quella qualificazione in Coppa Campioni che manca da 6 anni.

Repetita iuvant

Nello scorso campionato, dopo l’avvento in panchina di Gennaro Gattuso al posto di Vincenzo Montella (27 novembre), il Milan era partito al rallentatore, aveva accelerato nella fase centrale del torneo, poi si era nuovamente accartocciato su sé stesso da inizio marzo in poi, raggiungendo solamente il sesto posto in serie A. Quest’anno le cose sembravano essere migliorate: altalena di risultati iniziale (un solo successo fra la 12.ma e la 18.ma giornata), poi decisa sterzata con l’inizio dell’anno nuovo (9 risultati utili consecutivi, 7 vittorie e 2 pareggi fra il 19.mo e il 27.mo turno), salvo poi crollare (fisicamente e mentalmente) dopo il ko nel derby contro l’Inter a cui hanno fatto seguito lo 0-1 in casa della Sampdoria e lo scialbo 1-1 di San Siro contro l’Udinese, un andamento che ha nuovamente messo a rischio la qualificazione in Coppa dei Campioni con le romane e l’Atalanta a scalpitare con la freccia del sorpasso pronta per essere azionata.

Piccolo con i grandi

Più o meno lo stesso andazzo di un anno fa, con l’aggravante che stavolta il Milan si era arrampicato fino al terzo posto e con Gattuso che aveva sul groppone un anno di lavoro e di esperienza in più. Troppo poco, evidentemente, anche perché i rossoneri, a proposito di paragoni col passato, non sembrano aver invertito neanche i numeri negli scontri diretti contro le rivali per la zona europea che già nella scorsa annata li avevano penalizzati: doppio ko contro l’Inter, sconfitta contro la Juventus in attesa della gara di ritorno di sabato pomeriggio, pari con la Lazio, sconfitta e pareggio col Napoli, sconfitta con la Fiorentina, pareggio col Torino, uniche note positive i successi contro Roma ed Atalanta. Una pecca che il tecnico milanista non sembra aver risolto, anzi, la sua squadra assume un atteggiamento timido e remissivo, il cui emblema è lo spagnolo Suso, tanto guizzante e determinante contro le piccole, quanto inesistente contro formazioni di maggior spessore.  

Cambiamenti e rimedi

Il fatto che dai suoi piedi nascano spesso le occasioni più pericolose del Milan è forse un’aggravante: può Gattuso permettersi una situazione simile, col calciatore più redditizio che azzecca (quando va bene) venti minuti a partita? La risposta è lampante e i risultati, infatti, dimostrano come il Milan riesca ad afflosciarsi con una facilità estrema al primo input di difficoltà; un livello che l’allenatore calabrese non riesce a superare, nonostante umiltà, sacrificio ed abnegazione, segno che il suo percorso di crescita è ancora lungo e tortuoso. Il club rossonero, quarto posto o meno che sia a fine stagione, dovrebbe interrogarsi seriamente sul futuro del tecnico, perché l’impressione è che Gattuso sia esperto e risoluto quanto i suoi calciatori, vale a dire poco, e sembra lui il primo a necessitare di una guida. Antonio Conte è tuttora libero, ancora per poco però: la volontà del Milan è realmente quella di tornare grande? L’allenatore pugliese è l’unica soluzione per accelerare i tempi.