19 settembre 2019
Aggiornato 08:00

Milan e Inter: trova le differenze

Strategie e idee diverse per i due club milanesi, entrambi alla ricerca della gloria perduta

Milan ed Inter di fronte nel corso di un derby
Milan ed Inter di fronte nel corso di un derby ANSA

MILANO - Il ritorno a grandi livelli, l’aggancio alla Juventus dominatrice della serie A, la ripresa in Europa. Sono questi gli obiettivi a breve-medio termine di Milan ed Inter, entrambe fuori dal grande giro italiano e continentale da troppi anni; i rossoneri hanno vinto l’ultimo scudetto nel maggio del 2011, i nerazzurri hanno festeggiato per l’ultima volta all’incirca dodici mesi prima, poi due Supercoppe Italiane per la compagine milanista (2011 e 2016), una Coppa Italia per i nerazzurri (2011), in mezzo tanti cambi di allenatore, due rivoluzioni societarie, una qualificazione alla Coppa dei Campioni che per il Milan manca dal 2013 (ultima giocata nel 2014) e che l’Inter ha riconquistato l’anno scorso all’ultimo respiro dopo anni di anonimato, salvo poi farsi sbattere fuori al primo turno.

Chi sta meglio

E se alle idee di grandezza e di ritorno allo splendore sinora né l’una e né l’altra società hanno fatto seguire i fatti, molte differenze esistono circa le strategie che i due club milanesi vogliono adottare. In questo senso, l’Inter appare con le idee assai più chiare del Milan, o quantomeno prova ad innestare la marcia giusta per recuperare terreno. L’ingaggio di Giuseppe Marotta nella dirigenza nerazzurra porta esperienza e mentalità vincente dalle parti di Via Durini, ed anche le strategie di mercato conducono verso la voglia di tornare subito competitivi: parametri zero di gran lusso come Godin e Robben (trattati in queste settimane dallo stesso Marotta), il Pallone d’Oro Modric, inseguito già l’estate scorsa e tornato di moda per giugno, talenti in rampa di lancio e ad un passo dal salto di qualità definitivo come De Paul e Barella (sui quali c’è anche il Milan ma in ritardo rispetto ai nerazzurri), sottolineano la volontà interista di farsi sotto per lo scudetto già dalla prossima stagione.

Chi sta peggio

Diversa la situazione del Milan che già nel calciomercato di gennaio ha dapprima strombazzato nomi più o meno interessanti (anzi, in alcuni casi assai interessanti), da Ibrahimovic a Fabregas, fino a Quagliarella, salvo poi ritrovarsi (anche a causa dei paletti imposti dall’Uefa per il rispetto del Fair Play Finanziario) con un pugno di mosche in mano e con l’unico arrivo (sinora) legato al brasiliano Paquetà, gran talento ma ancora tutto da testare e verificare. L’approdo di Ivan Gazidis come amministratore delegato, poi, rischia di rappresentare la pietra tombale sulle ambizioni sportive rossonere: il manager sudafricano, infatti, continua a bocciare e bloccare ogni operazione legata a calciatori esperti, per lui non ha importanza se gli elementi trattati siano in grado o meno di riportare il Milan a grandi livelli, a Gazidis interessa la carta d’identità, perché l’importante non è vincere ma arrivare tra le prime quattro della serie A, l’importante non è vincere mra acquistare giovani calciatori rigorosamente under 25 da far esplodere ed eventualmente rivendere a prezzi esorbitanti (e al grido di W le plusvalenze, abbasso i trofei), l’importante non è vincere ma far quadrare i conti. Intendiamoci: nel calcio di oggi un «revisore dei conti» vale forse quanto un bravo allenatore, ma i risultati sportivi, perdonateci, dovrebbero venire ancora ineluttabilmente al primo posto. L’Inter, almeno a parole, sembra andare verso questa direzione, il Milan, viceversa, appare a tutt’oggi alla perenne ricerca di sé stesso.