20 ottobre 2018
Aggiornato 08:51

Milan-Ibrahimovic: ci siamo davvero

La possibile clamorosa operazione che riporterebbe a Milano lo svedese nel prossimo calciomercato invernale prende sempre più corpo
Zlatan Ibrahimovic, 37 anni compiuti lo scorso 3 ottobre
Zlatan Ibrahimovic, 37 anni compiuti lo scorso 3 ottobre (ANSA)

MILANO -  E’ bastata una semplice voce (seppur fondata) per riaccendere l’entusiasmo dei tifosi milanisti, orfani del loro campione dall’estate del 2012. Passano gli anni, ma l’amore verso Zlatan Ibrahimovic resta lo stesso per il popolo rossonero che si è goduto il fuoriclasse svedese per appena due anni, sufficienti, oltre che per vincere uno scudetto ed una Supercoppa Italiana, a far innamorare tutti del centravanti scandinavo, sacrificato poi sull’altare del nulla dalla premiata ditta Berlusconi-Galliani che, dopo 25 anni di trionfi, decise deliberatamente di sfasciare quel meraviglioso giocattolo creato un quarto di secolo prima. 37 anni appena compiuti, il trasferimento a Los Angeles che lo affascinava ma che ora lo annoia, la volontà di rimettersi in gioco in Italia nonostante l’età ed un posto da titolare non più certo come una volta.

Affare
Certo, avere Ibrahimovic anche per soli 6 mesi potrebbe essere un’occasione più unica che rara per il Milan: Gattuso potrebbe far giocare lo svedese ed Higuain assieme, oppure alternarli (con l’argentino titolarissimo), tenendo sempre in considerazione lo scalpitante Cutrone. Ibrahimovic, inoltre, sarebbe un elemento importantissimo nello spogliatoio dove porterebbe esperienza, carisma e mentalità, ciò che ha provato a fare Bonucci la scorsa stagione e ciò che sta diventando Pepe Reina quest’anno; un riferimento nei confronti dei compagni più giovani, un’opzione valida per tutti gli usi, nelle situazioni più complicate sia in campionato (dove il livello generale resta basso ed un campione simile può essere ancora in grado di fare la differenza anche a mezzo servizio) che in Europa, aiutando la squadra, in un modo o nell’altro, a qualificarsi per la prossima Coppa dei Campioni.

Fiducia
Venerdì sera ci ha pensato addirittura Mino Raiola ad accendere ulteriori speranze nel popolo milanista: le parole del procuratore di Ibrahimovic alla Rai sono state molto più di un'apertura, per chi conosce bene il significato delle dichiarazioni dell'agente campano: "Pronti a parlarne - ha confermato Raiola - e nessun problema col Milan che ora ha una proprietà seria e definita». Molto più di un'ammissione, anche se ufficialmente nè lui e nè Leonardo possono sbottonarsi ulteriormente, anche perchè il resto delle parole di Raiola tranquillizzano anche chi teme che Ibrahimovic non se ne starebbe buono buono a fare la seconda o terza punta, relegato in panchina come una riserva qualunque: "Zlatan non ha mai preteso il posto - ha continuato a dire Raiola - ma semmai se lo è conquistato in allenamento con il lavoro». L’impressione, a conti fatti, è che un dialogo fra Ibrahimovic, Raiola, Gattuso, Maldini e Leonardo (avvicinamenti ufficiali non ce ne sono effettivamente stati, come ricoardato da Sky domenica pomeriggio) potrebbe chiarire la situazione e permettere al centravanti scandinavo di tornare a Milano conscio del suo ruolo e della sua importanza in una squadra che ha bisogno di lui come prima anche se in maniera diversa. E stavolta, forse, il Milan sfaterebbe il tabù delle minestre riscaldate acide, spazzando via in un sol colpo i ricordi dello Shevchenko e del Kakà bis. Alle giuste condizioni, Zlatan Ibrahimovic è ancora un gran bell’affare.