12 dicembre 2019
Aggiornato 09:31

Ferrari, dubbio sugli ordini di scuderia: Raikkonen doveva far passare Vettel?

Nel 2002, proprio allo Spielberg, Barrichello regalò la vittoria sul traguardo a Schumacher. Ieri, invece, Kimi non ha ceduto il secondo posto a Seb: giusto così?

La Ferrari di Kimi Raikkonen davanti a quella di Sebastian Vettel alla partenza del GP d'Austria di F1 allo Spielberg
La Ferrari di Kimi Raikkonen davanti a quella di Sebastian Vettel alla partenza del GP d'Austria di F1 allo Spielberg Ferrari

SPIELBERG – La Ferrari riparte dallo Spielberg con in tasca il comando di entrambe le classifiche iridate: nonostante il terzo posto, infatti, Sebastian Vettel ha approfittato del ritiro di entrambe le Mercedes per riscavalcare Lewis Hamilton. Il suo vantaggio nel Mondiale, però, è di un solo punto: un margine che sarebbe potuto crescere di altre tre lunghezze, se solo il muretto box rosso avesse deciso di mettere in atto un ordine di scuderia, facendo passare il tedesco al secondo posto ai danni del suo compagno di squadra Kimi Raikkonen, giunto al traguardo appena 1.6 secondi prima di lui.

Cambiano i tempi
Una decisione che, nel passato, il Cavallino rampante avrebbe preso senza troppe remore: basti pensare che, proprio nel Gran Premio d'Austria 2002, Rubens Barrichello si scansò proprio sulla linea del traguardo, facendo transitare per primo il suo allora vicino di box Michael Schumacher che comandava il campionato. Oggi, però, la Scuderia non ha voluto adottare una strategia simile, benché Raikkonen sia ormai staccato di 45 punti dalla vetta della classifica e quindi virtualmente fuori dalla corsa per il titolo. Il primo ad applaudire la correttezza ferrarista, tuttavia, è stato lo stesso Vettel, che ha ammesso che non si aspettava che la vettura gemella gli cedesse la posizione. «No, perché? – ha risposto ai microfoni di Sky Sport inglese – Max ha vinto la gara perché se lo meritava e non ha commesso errori: ha messo insieme un'ottima prestazione. E Kimi ha fatto tutto quello che poteva. Io ho cercato di inseguirli entrambi: Kimi spingeva al massimo e anche io. Entrambi ci siamo avvicinati, ma non abbastanza». Il terzo posto, comunque, Seb se l'è guadagnato sul campo, rimontando dall'ottava piazza in cui era finito a causa della penalità in griglia di partenza e di due errori al via. «Ovviamente al primo giro mi sono ritrovato indietro – racconta il quattro volte iridato – ho perso altro terreno al pit stop, quindi ho dovuto recuperare più degli altri, ma è andata bene così. Eravamo molto veloci, a fare la differenza sono state le gomme oggi, che hanno funzionato bene come la strategia. Sono felice del podio, penso di aver disputato un'ottima gara, ma comunque potevamo raccogliere un risultato ancora migliore. Quindi la mia sensazione è un po' contrastante».

Gli avversari concordano
Anche i diretti rivali della Mercedes si tolgono il cappello per la sportività dimostrata dalla Ferrari: «In quella situazione noi non avremmo imposto ordini di scuderia e quindi non sono sorpreso che non lo abbiano fatto nemmeno loro – ha commentato il team principal delle Frecce d'argento Toto Wolff – Per il bene dello sport, dei tifosi e dei piloti, in questa fase della stagione, ad inizio luglio, scambiare le posizioni è una decisione piuttosto brutale». Lo scampato pericolo non consola comunque i campioni del mondo per il doppio ritiro: «Da parte nostra non c'è molto di cui essere sollevati dopo questa gara, che in generale è stata dolorosa». Neppure in casa degli anglo-tedeschi sono in arrivo gerarchie, anche se il loro secondo pilota Valtteri Bottas è solo sesto in classifica generale, staccato di 53 punti dal compagno Hamilton. «Siamo solo alla nona gara, c'è ancora una lunga strada da fare e penso che dobbiamo ai tifosi, ma anche al nostro atteggiamento da corsa, di non decidere delle strategie di campionato già a luglio – conclude Wolff – Verso fine stagione, quando entreremo nell'ultimo terzo di campionato, se vedessimo che uno dei due piloti fosse nettamente in vantaggio, forse dovremmo prendere questa decisione sfortunata che capita a qualunque scuderia. Ma non adesso».