13 agosto 2020
Aggiornato 10:30
MotoGP | Gran Premio d'Italia

Lorenzo, riscatto e rimpianto: «Ducati, se mi avessi ascoltato prima...»

È bastato un nuovo serbatoio per consentire a Jorge di vincere una gara, e la sua scommessa. Peccato che il divorzio dalla Rossa sia ormai già consumato

SCARPERIA – Quante sensazioni si rincorrono nella mente e nel cuore dopo una vittoria. Dopo una vittoria come questa, poi. Arrivata «dopo tante critiche negli ultimi anni, tanta sofferenza, tante ore di duro lavoro», per dirlo con le parole del protagonista, Jorge Lorenzo. Così, quando il campione maiorchino è appena sceso da quel podio del Mugello, del quale ha dipinto di rosso Ducati il primo gradino, per la prima volta, a casa della sua squadra; quando ha appena dimostrato di saper ancora vincere, un anno e mezzo dopo l'ultima volta a Valencia 2016; quando ancora non ha avuto nemmeno il tempo di metabolizzare questo risultato tanto a lungo inseguito e che forse qualcuno pensava non sarebbe mai arrivato... ecco, in quel momento Lorenzo è un fiume in piena di emozioni. E non potrebbe essere altrimenti.

Richieste inascoltate
C'è il sollievo, per «un sogno che si è finalmente avverato». C'è la gioia, «quella che a caldo ho definito la più grande della mia vita... ma forse ho esagerato, perché anche il primo Mondiale vinto in MotoGP, in Malesia del 2010, fu speciale». C'è il senso di rivincita, contro «quelli che non credevano in me e in quello che dicevo: ma io ho sempre detto la verità, senza mai cercare scuse, anche quando sbagliavo». E poi, là in fondo, incredibilmente, c'è perfino un pizzico di rammarico. Perché è vero che oggi Jorge ha centrato il suo obiettivo: ma forse avrebbe potuto raggiungerlo prima, in modo diverso, quando ancora il divorzio dalla squadra non si era ancora consumato, e allora sì che il suo futuro avrebbe potuto prendere tutta un'altra strada. «Sì, un lato di me è contento, e lo sarà ancora di più nelle prossime sei o sette ore – confessa il cinque volte iridato – Ma l'altro è triste. Perché se la Ducati mi avesse ascoltato prima, avesse confidato in me al 100%, mi avesse portato subito quelle modifiche che continuavo a chiedere, sarei potuto restare. Invece ormai è troppo tardi».

Basta un serbatoio
E dire che quelle modifiche sulle quali Lorenzo insisteva, alla fine, non necessitavano di ribaltare tutta la Desmosedici. In effetti, è bastato un diverso serbatoio: «Quello con cui avevo iniziato la stagione non mi dava abbastanza sostegno in frenata, e l'avevo detto fin dai primi test – rivela – Mi hanno risposto che non potevano cambiarlo subito, e quello nuovo è arrivato soltanto qui. Il risultato è che mi sento più a mio agio che mai con questa moto e riesco a risparmiare più energia fisica per tenere un buon passo. Questo mi ha permesso anche di cambiare il mio stile di guida, più di quanto non avessi mai fatto nella mia vita, tra le prove libere e la gara, per risparmiare la gomma davanti che mi dava qualche preoccupazione. E ha funzionato: ho usato la testa, non ho commesso errori e ho potuto continuare a spingere fino all'ultimo giro». Insomma, Jorge Lorenzo ha vinto, non solo il Gran Premio d'Italia, ma la sua scommessa: «Ho dimostrato che si può avere successo anche in Ducati con il mio metodo, quando tutti dicevano che non era possibile». Peccato che, per cambiare la storia, tutto questo non conti più.