18 settembre 2020
Aggiornato 13:00
MotoGP

Morbidelli, dal debutto (con l'aiuto di Valentino Rossi) alla moto ufficiale?

La prima volta è andata: «Ho battuto le mie insicurezze anche grazie al Dottore». E adesso la carriera di Franco nella classe regina sembra già lanciata

MILANO – La prima è andata. Franco Morbidelli ha concluso al dodicesimo posto il Gran Premio del Qatar, sua gara di esordio in MotoGP, e ora può riflettere a mente fredda sull'emozione della sua prima volta. «Nessun romanticismo, solo tensione – spiega il pilota romano, tavulliese di adozione, a margine di un evento con un nuovo sponsor – Ho guardato la Moto3 e l'ho sentita salire; quando ho guardato la Moto2, per ovvi motivi, è salita ancora di più: non ero più tra loro, tra i giovani, ma tra i big, e il mio momento stava arrivando sempre più velocemente». Una tensione che ha saputo sconfiggere anche grazie al sostegno del suo maestro, Valentino Rossi. «L'anno scorso Valentino mi diceva che non dovevo preoccuparmi di Luthi, perché ero molto più forte di lui – racconta il Morbido – Io gli rispondevo che Luthi però aveva fatto più podi di me ed era molto più costante, nonostante io avessi vinto più gare. Lui mi guardava e mi ripeteva di continuare a dare il massimo e non preoccuparmi. Ma la mia non era umiltà, non mi vergogno a dire che era solo ed esclusivamente insicurezza. Che forse mi serve anche per continuare a tenere alta la soglia dell'attenzione e a stimolarmi sempre di più».

A fianco di Vale
Lucido, onesto e anche umano: il campione del mondo uscente di Moto2 non ha infatti remore a mostrare anche le sue debolezze. «Tutti i piloti hanno paura, conosciamo bene i rischi del mestiere e le cose brutte che ci possono capitare – ammette il 23enne alla rivista Vanity Fair – Però quando monto in sella scompare tutto, anche le mie insicurezze. Se dicessi il contrario starei mentendo e giù in pista, dove esce la natura di ognuno, qualcosa non funzionerebbe. Bisogna accettare quello che si è, per trasformare la nostra debolezza in una forza». Una delle tante lezioni che ha imparato alla Vr46 Academy, alla corte del Dottor Rossi, che lo ha accompagnato fin dai suoi primi passi in moto, e che oggi è suo avversario sulla stessa griglia di partenza: «Quando l'ho conosciuto per la prima volta? Gliel’ho ricordato proprio qualche sera fa: avevo quattro anni, c’era una gara evento che si organizzava a Misano e si chiamava X-Race. Poi l’ho rivisto alla Cava, quando a 13 anni ho cominciato ad allenarmi con lui. Ricordo con affetto quando lo scorso anno abbiamo festeggiato entrambi la nostra vittoria ad Assen, in Olanda, tutti nel suo motorhome».

Prossimo passo
Ora che ha rotto il ghiaccio, si può dire che la carriera di Frankie in MotoGP sia già lanciata. Tanto che il suo team, il Marc Vds, si dice pronto ad un ulteriore salto di qualità, anche a costo di lasciare la Honda di cui al momento è squadra satellite. «Io voglio dare a Morbidelli una moto ufficiale per l'anno prossimo, è il mio obiettivo – dichiara il team principal Michel Bartholemy ai microfoni di Sky Sport – Lui sa che stiamo trattando, ha delle priorità anche se mi ha dato piena libertà di decisione e io voglio dargli il massimo. Io ho fatto presente che noi vogliamo far crescere i piloti un po' come è successo con Zarco e Petrucci anche per avere successo come team indipendente. Abbiamo bisogno dell'aiuto del team ufficiale, per avere la moto più recenti e le nuove tecnologie. Sono stato molto chiaro, abbiamo bisogno di una moto ufficiale. Per un pilota giovane, una moto dell'anno prima può andare bene ma se vuoi avere successo come gli altri team indipendenti devi avere una moto ufficiale. Le trattative sono con Honda, Yamaha e Suzuki, sono tutte offerte leggermente differenti ma simili. Dobbiamo ancora raccogliere un pò di informazioni e, quando le avremo in Argentina, potremo decidere».