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Davide Astori: quando l'emozione prende il sopravvento

Lo stadio Franchi ha regalato momenti di assoluta intensità durante Fiorentina-Benevento, ma il ricordo dell'ex capitano viola entra nel cuore di chiunque si avvicini al capoluogo toscano

Il tributo dello stadio Artemio Franchi a Davide Astori durante Fiorentina-Benevento
Il tributo dello stadio Artemio Franchi a Davide Astori durante Fiorentina-Benevento (ANSA)

FIRENZE - La scomparsa improvvisa e inattesa di Davide Astori ha intristito e scioccato gli sportivi d'Italia e d'Europa, rendendo indimenticabile quel 4 marzo 2018 che per tutti rimarrà triste e maledetto, purtroppo per sempre, perchè ci ha portato via un calciatore, un ragazzo di 31 anni, un padre di famiglia, una vita strappata troppo presto e per una fatalità che ancora oggi non fornisce una risposta a tutti i perchè. La 27.ma giornata di campionato, in programma proprio il 4 marzo, è stata rinviata e posticipata, da ogni parte del mondo sono arrivati attestati di vicinanza alla famiglia di Astori e alla Fiorentina, oltre ad una partecipazione straordinaria ai funerali del capitano viola.

Brividi silenziosi

Nulla però è come trovarsi in quella Firenze stretta nel dolore della perdita del trentunenne lombardo, cosa che sabato è accaduta a chi vi sta scrivendo. Nella bellezza di una città artisticamente con poche rivali al mondo, era difficile non impegnare almeno una mezz'ora per la visita allo stadio Artemio Franchi che domenica è stato poi teatro del tributo ad Astori nella gara contro il Benevento; era sabato pomeriggio e non giocava nessuno nell'impianto fiorentino, eppure la cancellata antistante l'entrata principale era piena di gente, un pellegrinaggio insolito per una città abituata a recarsi allo stadio solo in prossimità delle partite. Lo store della Fiorentina, situato sul marciapiede opposto, vendeva le maglie numero 13, mentre la gente sfilava con una compostezza, un'educazione ed un rispetto da togliere il fiato: c'erano uomini, donne, bambini, persone anziane, tutti uniti nel ricordo di quello sfortunato ragazzo, chiunque passasse si fermava di fronte alle maglie, alle sciarpe e ai vessilli lasciati da altri come loro, chiunque dava un'occhiata alle decine di lettere scritte dai tifosi, ai disegni dei bambini che nella loro spontaneità avevano raffigurato Astori come un angelo vestito di viola che assisteva dal cielo alle gare della sua Fiorentina.

Processione di dolore

L'entrata dello stadio Franchi meta di pellegrinaggio di cittadini fiorentini (ma anche di chi era in vacanze a Firenze) che non facevano altro che portare un segno della loro vicinanza, senza parlare, senza neanche comunicare fra di loro, limitandosi a guardare ciò che l'uomo Astori è stato in grado di fare, limitandosi ad asciugarsi gli occhi lucidi con le mani. Qualcuno spiegava ai propri figli come la vita possa metterci di fronte a drammi simili, qualcun altro si teneva per mano, il tutto nella dignità di un silenzio che faceva molto più rumore di qualunque parola. Ed erano trascorsi già sei giorni dalla scomparsa di Astori, segno evidente che la morte del capitano viola non ha smesso di emozionare il pubblico fiorentino, incredulo, triste e forse arrabbiato per un destino così crudele. Le immagini erano passate per tutta la settimana, ma esserci stati, aver partecipato dal vivo, aver vissuto quelle sensazioni non è lo stesso, nelle ossa e nel cuore entra il dolore ma anche il contatto con una comunità che non ha accettato il distacco da Astori ma lo ha rispettato con profondo e struggente silenzio. Essere stati a Firenze allo stadio Franchi in un grigio, freddo e doloroso 10 marzo è stato un privilegio, ha fatto sentire Davide ancora un po' vicino a tutti noi.