10 dicembre 2019
Aggiornato 04:30

Yamaha, ci risiamo con i soliti problemi: Valentino Rossi appeso «al fato»

L'ottimismo di Sepang è già svanito a Buriram: la M1 torna in crisi per l'elettronica. E per Maverick Vinales questo è stato «il peggior test in questo team»

Valentino Rossi in sella alla sua Yamaha nei test di Buriram
Valentino Rossi in sella alla sua Yamaha nei test di Buriram Yamaha

ROMA – Ci risiamo. Quei pallidi raggi di sole che sembravano essersi affacciati sul box della Yamaha nei primi test in Malesia sono tornati a nascondersi dietro al solito, enorme nuvolone nero non appena il circus della MotoGP si è spostato sul nuovo circuito di Buriram, in Thailandia. Certo, non poter contare sui dati tecnici delle passate edizioni della gara non ha aiutato, ma il problema della casa dei Diapason non riguarda l'assetto, anzi è decisamente più serio e strutturale, come sa bene Valentino Rossi: «Dobbiamo migliorare, perché non abbiamo compiuto molti progressi rispetto allo scorso anno, specialmente sull'elettronica – ha suonato l'allarme il Dottore a fine prove – Non basta un test, serviranno mesi per trovare la soluzione adeguata e sino a quel momento siamo appesi al fato. Abbiamo molto lavoro da fare e dobbiamo riuscirci: ma oggi è così, forse in Qatar andrà meglio».

Valori in campo
Il debutto promettente dell'ultima M1 a Sepang, dunque, aveva probabilmente illuso. E a rasserenare gli animi non basta certo il piccolo progresso finale sul fronte dei tempi che ha portato il fenomeno di Tavullia in dodicesima posizione alla conclusione dei tre giorni. Il guaio non è solo che il team ufficiale di Iwata va piano, ancora troppo piano per pensare di giocarsi il Mondiale, addirittura più piano del pilota satellite Johann Zarco. Ma che quelle buone sensazioni e quella apparente fluidità di guida che i due portacolori avevano ritrovato nella scorsa uscita in pista pare essersi smarrita di nuovo. «Nonostante sia stato abbastanza veloce ho comunque fatto troppa fatica – conferma il nove volte iridato – Il problema grosso è che non sai mai cosa aspettarti, è come giocare a carte. Siamo tutti molto vicini e in tanti vanno forte. Non si riesce a capire niente, può cambiare tutto da un giorno all'altro o, peggio ancora, dalla mattina al pomeriggio. È una situazione molto strana, che in tutta la mia carriera mi è successa solo l'anno scorso. Nel 2016, anche se avevamo già le gomme Michelin, era più costante il rendimento». Insomma, in Yamaha continua a regnare una confusione che gli ingegneri della casa madre giapponese non sono riusciti ancora a sbrogliare. L'unica certezza è che i rivali della Ducati, che lavorano con Magneti Marelli ormai da anni, o della Honda, che proprio a Borgo Panigale hanno strappato un tecnico chiave per le sue conoscenze su questo tema, sono riusciti a capire meglio come interpretare la centralina e il software unico introdotti due anni fa, e hanno proprio per questo motivo guadagnato un vantaggio tecnico che resta difficile da colmare: «Come nella passata stagione, è difficile capire dove ci posizioniamo – chiosa Vale – Molti sono andati forte in Malesia e qui hanno faticato, oppure il contrario. Allo stato attuale la Honda sembra essere un passo avanti a tutti. La Ducati è un pelino indietro, ma anche loro sembrano in preda agli alti e bassi come noi».

Niente panico
Del resto, al suo compagno di squadra Maverick Vinales non è bastato fare poco meglio di lui, chiudendo la tre giorni di prove in ottava posizione complessiva. Anzi, Top Gun sembra vedere ancora più nero: «È stato un test difficile, credevo che avremmo compiuto un passo in avanti, invece non abbiamo trovato la soluzione ai nostri problemi. Stiamo lavorando, ma questo è stato di gran lunga il mio peggior test con la Yamaha: abbiamo provato di tutto, ma non ha funzionato niente». Chi cerca di mantenere la calma all'interno della squadra è invece il team manager Maio Meregalli, che se da un lato conferma gli enormi margini di miglioramento sul fronte elettronico, dall'altro sottolinea i progressi compiuti con il motore e il telaio, e per questo non si dice eccessivamente preoccupato per le posizioni arretrate in classifica dei suoi due piloti: «Invece di concentrarci sul tempo, abbiamo fatto molti giri con le gomme usate e abbiamo cercato di farle funzionare correttamente – spiega – Abbiamo provato molte soluzioni, alcune buone, altre non hanno funzionato. Alla fine, mancavano poche ore quando volevamo fare un buon giro, ma non ce l'abbiamo fatta più. Tuttavia, abbiamo fatto molto. È stato fondamentale per noi decidere il motore e il telaio in questo test e il pacchetto è stato confermato. Ora avremo bisogno di continuare a lavorare sull'elettronica, perché ci sono ancora margini di miglioramento. In Qatar abbiamo ancora tre giorni di test e ci impegneremo molto e lavoreremo il più possibile per risolverlo».