18 settembre 2019
Aggiornato 01:00

Ronaldinho si ritira, il calcio perde un artista unico

Il fuoriclasse brasiliano dice addio a 38 anni lasciando un’eredità inimitabile agli amanti del pallone

Ronaldo de Assis Moreira, più noto come Ronaldinho, è nato il 21 marzo del 1980
Ronaldo de Assis Moreira, più noto come Ronaldinho, è nato il 21 marzo del 1980 ANSA

BRASILE - Il momento arriva per tutti, lo sappiamo già, siamo pronti, preparati e un po’ rassegnati, poi però quando accade la botta è forte lo stesso. E’ successo con Roberto Baggio, con Paolo Maldini e ultimamente con Francesco Totti. Quando i fuoriclasse del calcio dicono addio all’attività agonistica, gli appassionati restano sempre scossi, le gesta dei campioni si trasformano da mito a leggenda, il trasporto emotivo prende il sopravvento sulla logica. Oggi tocca a Ronaldinho salutare il calcio giocato, dire basta a quasi 38 anni dopo una carriera illuminante ed illuminata, forse anche meno gloriosa di quanto classe e talento potessero garantire all’asso brasiliano, classico esempio di «calciatore maledetto», artista purissimo in campo, bizzoso e sopra le righe fuori dal rettangolo di gioco.

Stella

Eppure all’inizio della sua carriera, Ronaldinho era considerato una sorta di fenomeno da baraccone, di animale da circo, bravo a nascondere il pallone come un funambolo, ma poco concreto. A Parigi, dove il brasiliano ha giocato dal 2001 al 2003 con la maglia del Paris Saint Germain, i tifosi impazzivano per le sue prodezze con la palla fra i piedi, ma spesso lo accusavano di essere assai poco funzionale, segnando poco ed estraniandosi spesso dalla partita. Eppure le doti tecniche sono impressionanti, vederlo calciare illumina gli occhi del mondo intero: punizioni, angoli, «battute libere», dribbling, il bagaglio personale di Ronaldinho è talmente vasto, completo e fuori dal comune che il Barcellona lo preleva per 30 milioni di euro, una cifra pure bassa se si considera il valore del fantasista carioca. Inoltre i catalani lo acquistano quasi per caso e solo perché gli acerrimi rivali del Real Madrid soffiano loro David Beckham, grande obiettivo blaugrana. In Spagna arriva l’esplosione definitiva: Ronaldinho (che nel frattempo ha pure contribuito alla vittoria del Brasile ai mondiali del 2002, ultima affermazione iridata dei sudamericani) conquista il mondo con la maglia del Barça, divenendo in breve tempo il calciatore più forte del pianeta, esplodendo già nella prima stagione con 19 reti realizzate ed una quantità industriale di assist che eccitano ed esaltano l’appassionato ed esigente pubblico del Camp Nou.

Riconoscimenti

Gli apici a Barcellona sono fondamentalmente due: oltre alle numerose vittorie fra cui spicca ovviamente la Coppa Campioni del 2006, Ronaldinho riceve la standing ovation a Londra durante la gara di ritorno degli ottavi di finale della stessa manifestazione nel 2005 contro il Chelsea quando realizza uno dei gol più belli della storia, un destro forte ma vellutato dal limite dell’area che annichilisce difesa e portiere; ma l’ovazione più grande ed emotivamente più significativa è a Madrid quando il Barcellona passeggia sul Real al Bernabeu vincendo 3-0; il brasiliano dà spettacolo, segna una rete partendo dalla sua metà campo e smarcando mezza squadra avversaria e quando viene sostituito ad una manciata di minuti dalla fine della gara, l’intero stadio si alza in piedi ad applaudirlo, una scena epica ma emblematica: Ronaldinho dimostra di essere campione universale, a prescindere dalla maglia indossata. Il 2005 è anche l’anno del pallone d’oro, ma anche quello in cui Silvio Berlusconi si innamora di lui. Il patron del Milan lo invita a scegliere i colori rossoneri in due occasioni: la prima durante la partita di addio di Demetrio Albertini a San Siro, la seconda prima della semifinale di andata di Coppa Campioni fra i milanesi ed il Barcellona. Un amore puro che Ronaldinho inizia a coltivare, covando il desiderio di scegliere l’Italia per confrontarsi con un calcio diverso.

Luci ed ombre sotto il Duomo

Una carriera sfavillante ma sostanzialmente breve, perché dal 2007 Ronaldinho inizia ad accusare diversi problemi muscolari che gli fanno saltare gran parte della stagione 2007-2008. Inoltre, la vita mondana notturna di Barcellona lo vede quasi sempre protagonista, elemento che lo rende più stanco e meno lucido; il Barcellona non lo ritiene più incedibile, anche perché nel frattempo ha scoperto Lionel Messi e Ronaldinho diventa quasi un lusso. Berlusconi, fiutate le difficoltà fra spagnoli e calciatore, offre 21 milioni più 4 di bonus e il 15 luglio 2008 Ronaldinho diventa un calciatore del Milan, presentato a San Siro davanti a 40.000 tifosi e dopo la presentazione ufficiale in diretta tv. Ronaldinho circa il suo addio al Barça dirà: «Lo lascio in ottime mani e soprattutto in ottimi piedi». E’ il Milan di Carlo Ancelotti, il Milan dei 4 palloni d’oro in squadra (Shevchenko, Kakà, Ronaldo e appunta Ronaldinho), un Milan tanto bello e talentuoso, quanto poco pratico poiché poco equilibrato e con diversi calciatori in difficoltà. Ronaldinho non è più quello di 2-3 anni prima, eppure l’amore di San Siro è incondizionato: le giocate ed i tocchi di palla del brasiliano fanno spellare le mani ai sostenitori milanesi, incantati dai guizzi di quel calciatore che sta diventando più bello che funzionale, proprio come i rossoneri. Il gol decisivo nel derby contro l’Inter del 28 settembre 2008 (prima rete in serie A) e le convincenti prestazioni della prima parte di stagione elettrizzano ancora di più il popolo milanista, anche se Ancelotti nel girone di ritorno lo sacrifica in virtù di un equilibrio tattico che consente al Milan di raggiungere la qualificazione in Coppa dei Campioni, ultimo atto dell’epopea rossonera del tecnico reggiano, al posto del quale arriva il brasiliano Leonardo che di Ronaldinho è stato compagno di nazionale. La stagione 2009-2010 rilancia totalmente il talento del calciatore, esaltato dal celebre modulo 4-2-4 di Leonardo, ribattezzato «4-2-fantasia» per esprimere meglio la libertà concessa dall’allenatore agli attaccanti. Ronaldinho segnerà 15 reti totali fra campionato e coppa, sfornando 17 assist (record stagionale della serie A) e divenendo l’idolo assoluto della tifoseria milanista, alla quale il brasiliano riserverà l’ultima frase della sua carriera europea: «Pensavo che non esistessero tifosi più caldi dei catalani, ma solo perché non conoscevo ancora i milanisti».

Ritorno in Sudamerica

E’ il canto del cigno del campione brasiliano che con l’arrivo di Massimiliano Allegri sulla panchina rossonera perde progressivamente e definitivamente il posto in squadra, lasciando l’Italia a gennaio del 2011 dopo qualche spezzone di gara ed un gol in Coppa Campioni ad Auxerre. Il conseguente ritorno in Brasile e l’esperienza in Messico chiudono in tono più basso la carriera unica di un fuoriclasse unico, dotato di tecnica sopraffina, furbizia ed estro, a cui non ha sempre abbinato la costanza e la vita professionale lontano dal campo, senza che però tutto ciò abbia scontentato o deluso i tifosi di tutto il mondo, a cui Ronaldinho è piaciuto anche così e a cui Ronaldinho da oggi inizierà a mancare sempre un po’ di più.