10 dicembre 2019
Aggiornato 05:30

Tavecchio si incatena alla poltrona, Ancelotti può mandarlo a casa

Il calcio italiano sempre più nel caos. Dopo aver ammirato lo stile discutibile di Gian Piero Ventura che ha preferito 800.000 euro e il marchio pubblico di infamia, anzichè una dignitosa uscita di scena con dimissioni, ecco il teatrino presidenziale: Tavecchio non si muove, anzi rilancia con Ancelotti.

Carlo Ancelotti posa con la maglia azzurra durante la consegna del premio letteratura del calcio "Antonio Ghirelli"
Carlo Ancelotti posa con la maglia azzurra durante la consegna del premio letteratura del calcio "Antonio Ghirelli" ANSA

MILANO - E non se ne vogliono andare. Sembra essere diventato questo il nuovo ed inquietante leit motiv del calcio italiano. Nulla che possa francamente stupirci visto che siamo di fronte ad un deprecabile andazzo che rappresentato il marchio di fabbrica della nostra classe politica da decenni, ma c’era la speranza - figlia anche della precedente e dignitosa esperienza con Prandelli e Abete dopo l’eliminazione in Brasile - che i protagonisti della più disastrosa esperienza azzurra dell’ultimo mezzo secolo avessero il buon gusto di fare un passo indietro ed arrendersi all’evidenza dei fatti. Oggi, oltre all’eliminazione dell’Italia dai prossimi mondiali in Russia 2018, una sola cosa è certa: di Tavecchio e Ventura nessuno vuole più sentire parlare. E se l’esonero del ct ci ha di fatto liberato dalla sua perniciosa presenza a Coverciano, nessuno sembra in grado di poter sgombrare dal nostro campo visivo la figura tondeggiante del presidente federale.

Scontro Malagò-Ulivieri
Neppure il numero uno del Coni Giovanni Malagò, che all’indomani dell’apocalisse aveva cordialmente invitato Tavecchio ad un autoesonero pressochè inevitabile. Ricevendone in cambio prima la piccata risposta di Renzo UlivieriDopo certe dichiarazioni non lo riconosco più come capo dello sport nazionale»), poi la conferma arrivata al termine della lunga riunione avvenuta ieri pomeriggio negli uffici romani della Federcalcio: indisponibile alle dimissioni.

Tommasi in minoranza
Al tavolo che avrebbe dovuto sfiduciare Tavecchio, composto da 6 persone (mancava il direttore generale Uva), c’erano solo sodali: il vice Sibilia, il gia citato Ulivieri a capo dell’Aiac, il presidente degli arbitri Nicchi, il numero uno della Lega Pro Gravina e infine il povero Damiano Tommasi, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori. L'ex calciatore azzurro era l’unico che sperava di trovare man forte per costringere i vertici federali ad andar via e che invece si è trovato di fronte un muro invalicabile che lo ha portato ad abbandonare il consesso dopo poco. 

Il piano di Tavecchio
Veniano adesso alla stretta attualità. Il piano di Tavecchio a questo punto è semplicissimo: salvare la poltrona dando in pasto alla folla inferocita il nome del nuovo commissario tecnico, un personaggio super partes capace di mettere tutti d’accordo e silenziare definitivamente le polemiche relativa alla recente disfatta azzurra. L’identikit preciso di Carlo Ancelotti, in quale da parte sua, dopo un primo momento in cui sembrava affascinato da un ritorno in Premier League, pare abbia risposto positivamente al primo contatto informale con Michele Uva.

Ancelotti ago della bilancia
Curiosa la posizione del recente tecnico del Bayern Monaco. Sulle sue spalle peso l’ingrato compito di fare da ago della bilancia per il futuro del calcio italiano. Da una parte rappresenta l’unica speranza di Tavecchio e dei suoi sodali di tenere il fondoschiena al caldo della poltrona in Figc, dall’altra invece incarna la sola opportunità per mandarli a casa, opzione che l’intero mondo del calcio applaudirebbe con tanto di standing ovation.
Povero Carletto, allenare la nazionale italiana di calcio è sempre stato il suo sogno, adesso potrebbe diventare un incubo.