2 dicembre 2020
Aggiornato 07:00
Calcio | Nazionale

Milan: tutte le risposte a Montella, ma c'è il primo segnale di resa

Dopo l’ennesima prestazione imbarazzante del Milan ad Atene, l’allenatore rossonero ha provato in tutti i modi a difendere il suo operato e quello dei giocatori. Forse però il più grosso errore da imputare al tecnico è proprio quello non ammettere le colpe sue e della squadra.

MILANO - Basta prese in giro. Dal posto di lavoro al bar, dal gruppo di amici alla palestra è tutto un florilegio di boutade a sfondo rossonero sul momento raccapricciante del nostro povero diavolo. Che poi, a dirla tutta, nessuno di coloro che si prende certi lussi avrebbe il diritto di farlo visto quanto hanno visto vincere il Milan negli ultimi trent’anni, ma questo è un altro discorso.
Ancora più fastidiose, però, sono le prese in giro che arrivano dal fuoco amico. Da Fassone e Mirabelli in primis, che ammiccano ai risultati che non arrivano consolandosi (parzialmente) però con il bel gioco (ma quale?); fino a Vincenzo Montella che al termine di Aek Atene-Milan ha messo in scena il suo ultimo capolavoro del teatro dell’assurdo, dal titolo: «Ma voi che partita avete visto?».

Non basta?
Dal celeberrimo «Non è stata una brutta partita», che ha fatto prima strabuzzare gli occhi a tutti i presenti, per poi farli scompisciare dalle risate, fino agli altri suoi colpi di genio di giornata, il post-partita del tecnico rossonero è stato un festival della presa in giro.
«Ho visto una squadra che ha lottato, siamo andati vicino la vittoria e abbiamo creato più dell'avversario, avessimo segnato col palo di Montolivo avremmo sicuramente meritato»; subito corredato da un orgoglioso «Siamo primi nel girone, tutto questo non basta?». Eh no caro mister, no che non basta, se è vero come è vero che il Milan è capitato nel girone più scarso dell’intera Europa League e malgrado questo, dopo quattro partite, ancora non è riuscito a staccare il pass per il prossimo turno. 

Quanti alibi
Senza contare la sfilza di alibi confezionati ad hoc per una squadra apparsa ancora una volta rammollita e senza spina dorsale (per non dire altro): «Non era facile giocare qui», «Non è catastrofico uno 0-0 su questo campo», e perfino uno sconcertante «Ho visto cose positive». Ma quali? Con tutta la buona volontà e l’impegno estremo, ancora non siamo riusciti a trovarne una degna di nota. È possibile che non si riesca a vedere a fine partita un Montella veramente incazzato, un allenatore capace di far tremare la sedia sotto i pregiati fondoschiena dei suoi uomini e pretendere da loro non solo il massimo impegno, quello lo diamo tutti per scontato, ma un’applicazione che finora si è vista una volta su dieci?

Finalmente arrabbiato
L’unica versione «arrabbiata» del tecnico campano viene fuori quando gli si fanno notare i limiti oggettivi della sua squadra. Ecco, allora Montella anzichè incassare, rispondere a tono e rimboccarsi le maniche per evitare nuovi rimbrotti, parte all’attacco con dei tentativi maldestri di difendere il proprio operato: «Un’altra brutta partita? E quali sarebbero le altre?». 
Semplice, caro Montella. Tolti 20 minuti decenti giocati contro la Roma, che comunque hanno prodotto due reti per i giallorossi e 0 per il Milan, il secondo tempo contro l’Inter, peraltro costellato da brutture individuali che hanno regalato ugualmente il successo ai nerazzurri, e la partita a Verona contro il Chievo, probabilmente tutto il resto è da chiudere nel cassetto delle cose brutte da dimenticare in fretta. O magari da ricordare per evitare di ripeterle.

Il segnale della resa
Ultima nota a margine. Sarà stata solo un’impressione personale, ma ascoltare Montella parlare, con il solito inspiegabile sorrisino, del suo funerale (sportivo naturalmente) ormai già organizzato da tempo, mi ha dato la sensazione di un allenatore che ormai ha tirato i remi in barca. Magari sbaglierò, anzi spero vivamente di sbagliare. Perchè anche oggi, dopo queste ennesima sconveniente prestazione dei rossoneri, continuo a pensare che il licenziamento di Montella, viste le possibili alternative, non sia una grande idea. Fondamentale però che l’ex aeroplanino cambi atteggiamento, prima, durante e dopo le partite, altrimenti la sua avventura sulla panchina del Milan non durerà ancora a lungo. E sinceramente la cosa mi dispiacerebbe alquanto, anche perchè vorrebbe dire fallimento definitivo della stagione e un altro anno perso.