26 giugno 2022
Aggiornato 15:30
Il Mugello è tricolore, domenica prossima la rivincita a Barcellona

E agli spagnoli resta solo Maverick Vinales in testa al Mondiale

Dopo nove anni consecutivi di successi iberici nel GP d'Italia, stavolta l'unico a sorridere è Top Gun, che con un secondo posto incrementa il vantaggio in classifica. Marc Marquez in crisi con la Honda è solo sesto, Jorge Lorenzo ottavo e lontanissimo dal compagno di squadra vincitore

Maverick Vinales in azione sulla sua Yamaha durante il Gran Premio d'Italia
Maverick Vinales in azione sulla sua Yamaha durante il Gran Premio d'Italia Foto:

SCARPERIA – Gli appassionati di calcio ci avranno visto una sorta di rivincita della finale di Champions League di ieri. I tifosi di moto duri e puri, la fine di una spiacevole tradizione che durava ormai da nove anni consecutivi: il trionfo dei piloti spagnoli proprio nella tana del lupo, al Mugello. Oggi, grazie ad Andrea Dovizioso, Mattia Pasini e Andrea Migno, i colori italiani sono tornati al successo nel Gran Premio di casa. E ai cugini iberici non è rimasto che accontentarsi del secondo posto di Maverick Vinales, che gli permette di continuare a guardare tutti dall'alto in classifica mondiale, con ben 26 punti di vantaggio: «Un risultato che mi soddisfa, perché è stato un weekend difficile – riconosce Top Gun – Dalla caduta di venerdì pomeriggio sono stato fortunato ad uscire incolume: non vado spesso per terra, ma quando mi capita è sempre molto violento. Tornato ai box il mio braccio sembrava messo male, non volevano rimandarmi in pista. Ma sono riuscito a stare davanti anche in queste condizioni negative».

Con la testa al titolo
E, in effetti, nella prima parte di gara è stato proprio il catalano della Yamaha a comandare le operazioni: «Ho provato a spingere al massimo possibile, ma Dovi era molto forte oggi – ammette – La moto qui faceva più fatica a trovare l'aderenza rispetto a Le Mans, ma modificando l'assetto abbiamo rimediato. Di solito sono un pilota che prepara sempre gli ultimi 6-7 giri per l'attacco, ma stavolta era più importante portare a casa i venti punti del secondo posto. Ho pensato al campionato». Un campionato che lo vede sempre più saldamente leader a una sola settimana dalla prossima tappa, dove stavolta sarà lui a giocare in casa, a Barcellona: «Una pista speciale, adatta al mio stile di guida e spero alla Yamaha, che mi dà più motivazione, non più pressione. Il momento è positivo e sono molto motivato, devo solo continuare così. Non è facile da credere che faccio pole, vittorie e salgo costantemente sul podio. Ma mi concentro su me stesso, per migliorare ancora il mio livello e la mia guida. E soprattutto per essere più intelligente ed evitare altri errori».

Marquez e Lorenzo indietro
Escluso lui, alla Spagna non restano che le briciole. Un buon quinto posto per il sorprendente ducatista satellite Alvaro Bautista, che si è però tenuto alle spalle Marc Marquez, sesto e migliore delle Honda in una giornata disastrosa per la casa di Tokyo (il suo compagno di squadra Dani Pedrosa ha buttato fuori se stesso e Cal Crutchlow all'ultimo giro, rischiando anche le botte): «Sono partito con molta voglia e convinzione di poter lottare per la vittoria – racconta il campione del mondo in carica – Ma quando ero in mezzo al gruppo mi sono reso conto che rischiavo troppo in curva, e in rettilineo due moto mi hanno passato contemporaneamente; poi sono andato anche in crisi con la gomma davanti. È stato un weekend difficile, non ci è bastata la velocità e quando arrivi fuori dai primi cinque è un risultato negativo per il Mondiale. Speriamo pian piano di trovare la soluzione». Ancora peggio è andata a Jorge Lorenzo, addirittura ottavo nel giorno in cui il suo vicino di box ha riportato la Ducati al trionfo in casa, otto anni dopo Casey Stoner: «Sono contento per Dovi, se lo merita – mastica amaro Por Fuera – Ma io provo un po' di frustrazione. Sono partito bene perché nei primi giri ho sempre più confidenza degli altri, e ho sfruttato la velocità in fondo al dritto. Sono stato coraggioso, ma non veloce. Avrei voluto provare a ripetere il buon passo delle prove quando avevo pista libera, ma Rossi non me lo ha permesso perché mi ha subito superato alla chicane. Poi il ritmo lento e il caldo hanno aumentato i problemi per me e la moto. Faccio il possibile: quando non sono a mio agio le gare mi escono così così. Devo ancora riuscire a guidare in modo diverso, per sfruttare il punto di forza di questa moto: l'ingresso in curva. Ma, come non si impara una lingua straniera in due giorni, anche per cambiare lo stile di guida dopo vent'anni ci vuole tempo...».