18 gennaio 2020
Aggiornato 09:30
Il Mugello è tricolore, domenica prossima la rivincita a Barcellona

E agli spagnoli resta solo Maverick Vinales in testa al Mondiale

Dopo nove anni consecutivi di successi iberici nel GP d'Italia, stavolta l'unico a sorridere è Top Gun, che con un secondo posto incrementa il vantaggio in classifica. Marc Marquez in crisi con la Honda è solo sesto, Jorge Lorenzo ottavo e lontanissimo dal compagno di squadra vincitore

SCARPERIA – Gli appassionati di calcio ci avranno visto una sorta di rivincita della finale di Champions League di ieri. I tifosi di moto duri e puri, la fine di una spiacevole tradizione che durava ormai da nove anni consecutivi: il trionfo dei piloti spagnoli proprio nella tana del lupo, al Mugello. Oggi, grazie ad Andrea Dovizioso, Mattia Pasini e Andrea Migno, i colori italiani sono tornati al successo nel Gran Premio di casa. E ai cugini iberici non è rimasto che accontentarsi del secondo posto di Maverick Vinales, che gli permette di continuare a guardare tutti dall'alto in classifica mondiale, con ben 26 punti di vantaggio: «Un risultato che mi soddisfa, perché è stato un weekend difficile – riconosce Top Gun – Dalla caduta di venerdì pomeriggio sono stato fortunato ad uscire incolume: non vado spesso per terra, ma quando mi capita è sempre molto violento. Tornato ai box il mio braccio sembrava messo male, non volevano rimandarmi in pista. Ma sono riuscito a stare davanti anche in queste condizioni negative».

Con la testa al titolo
E, in effetti, nella prima parte di gara è stato proprio il catalano della Yamaha a comandare le operazioni: «Ho provato a spingere al massimo possibile, ma Dovi era molto forte oggi – ammette – La moto qui faceva più fatica a trovare l'aderenza rispetto a Le Mans, ma modificando l'assetto abbiamo rimediato. Di solito sono un pilota che prepara sempre gli ultimi 6-7 giri per l'attacco, ma stavolta era più importante portare a casa i venti punti del secondo posto. Ho pensato al campionato». Un campionato che lo vede sempre più saldamente leader a una sola settimana dalla prossima tappa, dove stavolta sarà lui a giocare in casa, a Barcellona: «Una pista speciale, adatta al mio stile di guida e spero alla Yamaha, che mi dà più motivazione, non più pressione. Il momento è positivo e sono molto motivato, devo solo continuare così. Non è facile da credere che faccio pole, vittorie e salgo costantemente sul podio. Ma mi concentro su me stesso, per migliorare ancora il mio livello e la mia guida. E soprattutto per essere più intelligente ed evitare altri errori».

Marquez e Lorenzo indietro
Escluso lui, alla Spagna non restano che le briciole. Un buon quinto posto per il sorprendente ducatista satellite Alvaro Bautista, che si è però tenuto alle spalle Marc Marquez, sesto e migliore delle Honda in una giornata disastrosa per la casa di Tokyo (il suo compagno di squadra Dani Pedrosa ha buttato fuori se stesso e Cal Crutchlow all'ultimo giro, rischiando anche le botte): «Sono partito con molta voglia e convinzione di poter lottare per la vittoria – racconta il campione del mondo in carica – Ma quando ero in mezzo al gruppo mi sono reso conto che rischiavo troppo in curva, e in rettilineo due moto mi hanno passato contemporaneamente; poi sono andato anche in crisi con la gomma davanti. È stato un weekend difficile, non ci è bastata la velocità e quando arrivi fuori dai primi cinque è un risultato negativo per il Mondiale. Speriamo pian piano di trovare la soluzione». Ancora peggio è andata a Jorge Lorenzo, addirittura ottavo nel giorno in cui il suo vicino di box ha riportato la Ducati al trionfo in casa, otto anni dopo Casey Stoner: «Sono contento per Dovi, se lo merita – mastica amaro Por Fuera – Ma io provo un po' di frustrazione. Sono partito bene perché nei primi giri ho sempre più confidenza degli altri, e ho sfruttato la velocità in fondo al dritto. Sono stato coraggioso, ma non veloce. Avrei voluto provare a ripetere il buon passo delle prove quando avevo pista libera, ma Rossi non me lo ha permesso perché mi ha subito superato alla chicane. Poi il ritmo lento e il caldo hanno aumentato i problemi per me e la moto. Faccio il possibile: quando non sono a mio agio le gare mi escono così così. Devo ancora riuscire a guidare in modo diverso, per sfruttare il punto di forza di questa moto: l'ingresso in curva. Ma, come non si impara una lingua straniera in due giorni, anche per cambiare lo stile di guida dopo vent'anni ci vuole tempo...».

Marc Marquez e Dani Pedrosa in centro al gruppo nei primi giri al Mugello
Marc Marquez e Dani Pedrosa in centro al gruppo nei primi giri al Mugello (Agenzia Bonora/Diario Motori)