Calcio - Serie A

Milan e Inter: uniti dalla Cina ma con una grande differenza

Dal campo alla scrivania, le due società di Milano rappresentano al momento due diverse filosofie: i nerazzurri molto più ricchi appaiono poco uniti in campo e in difetto di organizzazione societaria; i rossoneri invece sembrano sempre più compatti in campo e già pronti a ricostruire partendo dalle fondamenta.

La nuova proprietà del Milan
La nuova proprietà del Milan (ANSA)

MILANO - Il pane a chi non ha i denti. Ecco cosa si usa dire a chi, pur dotato di risorse, beni e possibilità, spreca la preziosa dote senza riuscire ad utilizzarla al meglio. È un po’ quello che ci è venuto in mente guardando il derby dell’altra sera tra Inter e Milan: da una parte una squadra, quella nerazzurra, con un patrimonio qualitativo enorme, frutto dei circa 150 milioni spesi sul mercato; dall’altra invece un club costretto ad una doppia sessione di mercato (sia quella estiva che l’ultima invernale) a base di prestiti gratuiti e acquisti all’insegna del minimalismo per far fronte alla crisi dilagante e al cambio di proprietà che poi finalmente è stato formalizzato qualche giorno fa.

Differenza in campo…
Ebbene, in campo tutta questa differenza si è vista poco. Anzi, diciamo pure per niente. È vero che il Milan ha strappato un prezioso pareggio solo al minuto 97, ma è altrettanto vero che una vittoria dell’Inter avrebbe rappresentato uno sfregio alla giustizia, per quanto fatto vedere in campo dai rossoneri sia prima che dopo la doppia stilettata nerazzurra firmata da Candreva e Icardi.

…e fuori
Ma il concetto potrebbe essere esteso anche fuori dal campo, con una connotazione in chiave Inter ancora più preoccupante. Perchè se è vero che il patrimonio di Suning sembra essere enorme, così come la voglia del patron nerazzurro Zhang Jindong di investire per riportare la squadra ai vertici del calcio mondiale, è altrettanto innegabile che a livello dirigenziale ci sia una confusione difficilmente spiegabile. Innanzitutto ancora oggi appare difficile fotografare l’organigramma dell’Inter e capire chi deve fare cosa, chi ha potere decisionale in ogni determinato settore e quindi anche chi è deputato a fare determinate scelte nell’area tecnica.
Ma non solo, perchè con la sempre più probabile estromissione di Stefano Pioli dal ruolo di tecnico, su Appiano Gentile incombe ancora un nuvolone nero ed enorme su chi sarà il prossimo allenatore dell’Inter. Con il conseguente rischio di programmare una campagna acquisti senza avere l’avallo di chi poi determinate scelte dovrà farle fruttare sul campo. 

Euforia Milan
In casa Milan si respira tutta un’altra aria. Al di là della comprensibile euforia legata al pareggio in extremis nel derby che ha mantenuto intatte le speranze europee rossonere, è soprattutto il recente passaggio di proprietà ad aver restituito linfa vitale ad una tifoseria immalinconita dalle ultime mortificanti stagioni. E anche qui la differenza con i dirimpettai di Naviglio appare evidente. Per quanto riguarda gli affari di campo, pur senza avere la batteria di campioni che l’Inter può vantare a busta paga, il Milan di Montella è un monolite inattaccabile, una squadra compatta, un gruppo di uomini pronti a lottare per un unico obiettivo e consapevoli di cosa e come fare per raggiungere l’obiettivo prefissato.

Parola chiave: programmazione
Anche in questo caso però è fuori dal campo che la differenza appare abissale. Per quanto ancora non sia ben chiara la disponibilità economica del nuovo Milan (delle limitate risorse del nuovo proprietario Li Yonghong, del prestito capestro con il fondo americano Elliott e dei tanti misteri sulla questione societaria abbiamo già parlato diffusamente), la nuova dirigenza rossonera formata da Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli sembra già avviata con una marcia in più rispetto all’Inter. Dopo pochi giorni di insediamento, già ieri sera si è tenuta la prima riunione ufficiale tra ad, ds e Vincenzo Montella. Due i principali obiettivi dell’incontro, durato più di 3 ore: innanzitutto l’intenzione di riconfermare il tecnico sulla panchina del Milan e poi la messa a punta delle immediate strategie di mercato per costruire la squadra per la nuova stagione. Programmare con cura, attenzione e meticolosità sembra essere la vera mission di Fassone e Mirabelli. Altro che i milioni scialacquati dai nerazzurri per ottenere in cambio un misero settimo posto.