15 ottobre 2019
Aggiornato 21:00

I 10 colpi memorabili del Milan targato Berlusconi e Galliani

L’epopea rossonera degli ultimi 31 anni è stata caratterizzata da trionfi e successi grazie anche ai campioni acquistati dalla gestione che ha appena lasciato il club milanese

Silvio Berlusconi ed Adriano Galliani: con loro il Milan è arrivato sul tetto del mondo
Silvio Berlusconi ed Adriano Galliani: con loro il Milan è arrivato sul tetto del mondo ANSA

MILANO - Il Milan è cinese dopo 31 anni nei quali Silvio Berlusconi ha portato i rossoneri in cima al mondo, definendo un’epopea difficilmente ripetibile. L’ormai ex presidente rossonero, aiutato dal lavoro di Adriano Galliani (anch’egli ai saluti), ha condotto il Milan a vittorie e successi grazie anche alla lungimiranza di campagne acquisti sontuose e campioni straordinari che hanno contribuito da protagonisti a portare i rossoneri a diventare la squadra più titolata al mondo. Ma in una possibile classifica, quali possono essere stati i colpi migliori della gestione berlusconiana?

10) KAKA’ - Arrivato dal San Paolo grazie all’acume di Leonardo (allora osservatore e dirigente milanista) nell’estate del 2003 a soli 21 anni e con pochissima esperienza, il fantasista brasiliano ha saputo imporsi con stile, talento ed umiltà, risultando decisivo per il Milan fino al 2009 conquistando in rossonero lo scudetto del 2004, la Coppa dei Campioni del 2007, oltre al Pallone d’Oro nello stesso anno. Era ancora l’epoca in cui i rossoneri bruciavano la concorrenza….

9) THIAGO SILVA - Altro brasiliano scovato e convinto da Leonardo, il difensore centrale carioca ha fatto la fortuna del Milan per tre anni, troppo pochi per aprire un ciclo vincente (unico successo lo scudetto del 2011), abbastanza per rendersi conto di avere in organico uno dei migliori difensori del mondo, l’ideale spalla di un altro fenomeno come Alessandro Nesta. La decadenza berlusconiana iniziata nel 2012 ha come emblema proprio l’inopinata cessione del brasiliano al Paris Saint Germain.

8) SHEVCHENKO - Forse il centravanti più amato dal popolo milanista assieme a Marco Van Basten. Eleganza, tecnica, potenza, così l’ucraino ha conquistato il Milan dal 1999 al 2006: quasi 200 gol in rossonero, secondo posto nella classifica dei bomber milanista, Pallone d’Oro nel 2004, due volte vincitore della classifica marcatori di serie A, uno scudetto e una Coppa dei Campioni vinti a Milanello, col ricordo di quel rigore di Manchester il 28 maggio 2003 contro la Juventus che rimane ad oggi uno dei trionfi più amati dai tifosi rossoneri. Strappato dal Milan alla Dinamo Kiev e ad una schiera infinita di pretendenti, Shevchenko ha rappresentato per quasi 10 anni la compagine milanista, con quell’inconfondibile numero 7 sulle spalle ed una caterva di gol al servizio della causa rossonera.

7) FILIPPO INZAGHI - Il prototipo del goleador, del bomber affamato di gol: poca tecnica, fisico minuto, ma furbizia e fiuto del gol, istinto killer unico nella storia del calcio, Inzaghi è ad oggi l’unico calciatore ad aver segnato almeno una rete in tutte le competizioni Uefa e Fifa per club (Coppa dei Campioni, Coppa Uefa, Coppa delle Coppe, Supercoppa Europea, Coppa Intercontinentale). Arrivato al Milan nell’estate del 2001 ed accompagnato da qualche mugugno della tifoseria rossonera per il suo recente passato juventino, il centravanti piacentino ci ha messo pochissimo ad entrare nel cuore del popolo milanista grazie alle sue reti e alla foga mostrata in ogni partita. Tanti infortuni fra il 2003 e il 2006 che ne avevano quasi messo a repentaglio il proseguo della carriera, la rivincita personale nella meravigliosa notte di Atene del 23 maggio 2007 con la doppietta nella finale di Coppa Campioni col Liverpool e il Milan riportato sul tetto d’Europa. L’addio nel 2012 e la parentesi in panchina prima con la Primavera e poi con la prima squadra, ancora oggi Inzaghi è uno dei calciatori più amati ed apprezzati dalla tifoseria milanista, fortemente voluto da Berlusconi e Galliani che nel 2001 ne intuirono ancora le potenzialità nonostante i quasi 30 anni di età e il poco spazio nella Juventus.

6) DONADONI - Il primo vero grande acquisto di Silvio Berlusconi che lo strappò all’Atalanta vincendo la concorrenza agguerrita della Juventus, Roberto Donadoni viene ricordato come l’ala italiana migliore degli ultimi trent’anni: rapido, tecnico, con buon fiuto del gol, ideale spalla del trio olandese del Milan di Sacchi prima e di Capello poi. Duttile tatticamente, intelligente dentro e fuori dal campo, il centrocampista bergamasco vince in rossonero 6 scudetti e 3 Coppe dei Campioni, divenendo l’emblema del passaggio di consegne come regina d’Italia fra Juventus e Milan, il primo calciatore a snobbare i bianconeri per sposare il trionfale progetto di Berlusconi.

5) SEEDORF - L’olandese arrivato al Milan nell’estate del 2002 dalla sponda interista di Milano che non lo aveva capito e valorizzato a dovere, è stata una delle intuizioni più geniali della dirigenza rossonera. Tecnica, fisico e carisma fuori dal comune, una personalità straordinaria che lo ha portato a vincere la Coppa dei Campioni per 4 volte con 3 squadre diverse (2 col Milan, una con Real Madrid ed Ajax), oltre ad essere uno dei protagonisti di spicco del Milan dal 2002 al 2012, riferimento dello spogliatoio rossonero per gli allenatori. Un acquisto intelligente e lungimirante, uno dei centrocampisti più forti degli ultimi vent’anni strappato ai cugini interisti in cambio di Coco. Se non è genialità questa….

4) NESTA - Un colpo da Milan, fatto alla maniera del Milan, quando in pochi se lo aspettavano, preso alla Lazio l’ultimo giorno di mercato dell’estate del 2002, ciliegina sulla torta della rosa messa a disposizione di Carlo Ancelotti per vincere la Coppa dei Campioni del 2003 e i successivi trionfi rossoneri fino al 2012, anno del suo addio. Il difensore italiano più forte inserito in quella che stava diventando la squadra migliore d’Italia e d’Europa: al Milan mancava un difensore forte per completare l’organico? Berlusconi mette mano al portafoglio e sguinzaglia Galliani per piazzare il colpo: detto fatto, Nesta e il Milan vanno a comporre un binomio vincente in un’epoca tinta di rossonero.

3) PIRLO - Come per Seedorf, così anche per il regista bresciano il Milan compie il capolavoro senza prendere aerei o treni, al massimo un tram. Pirlo è di proprietà dell’Inter, ma i nerazzurri lo snobbano, lo fanno giocare poco, lo girano in prestito, non gli danno fiducia mentre lui è il leader della nazionale Under 21 con cui ha vinto da protagonista l’Europeo di categoria del 2000. Il Milan crede in lui, lo porta in rossonero e lo affida a Carlo Ancelotti, bravo a spostarlo dalla trequarti alla regia del centrocampo, vertice basso del rombo che porta il Milan a vincere tutto fra il 2003 e il 2011; l’addio nel 2011 stesso per scadenza di contratto e le frizioni nate prima con la società e poi con la tifoseria, la rinascita alla Juventus ed una carriera allungata hanno incrinato i rapporti fra Pirlo ed il Milan, senza però scalfire i successi ed i trionfi ottenuti assieme per oltre dieci anni.

2) IL TRIO OLANDESE - Se il Milan di Berlusconi dovesse essere rappresentato dall’immagine di un calciatore, probabilmente la fotografia sarebbe quella dei tre olandesi Marco Van Basten, Ruud Gullit e Frank Rijkaard, i colpi più celebri del Milan berlusconiano. Arrivati nel 1987 i primi due, l’anno dopo il terzo, il trio di tulipani ha rivoluzionato il calcio italiano e aiutato il Milan di Sacchi a salire sul tetto d’Italia prima e su quello d’Europa poi: protagonisti delle vittorie in Coppa Campioni del 1989 (4-0 allo Steaua Bucarest, doppiette di Gullit e Van Basten) e del 1990 (rete decisiva di Rijkaard su assist di Van Basten contro il Benfica), protagonisti anche con Fabio Capello nella vittoria degli scudetti nel 1992 e nel 1993. L’infortunio di Van Basten e gli addii degli altri due per frizioni col tecnico friulano interrompono l’epopea olandese del Milan, ma non l’amore del popolo rossonero per quell’arancione da allora adottato da ogni sostenitore milanista.

1) IBRAHIMOVIC - Non ce ne vogliano i romantici e gli innamorati di Van Basten e di Shevchenko, ma Zlatan Ibrahimovic è stato con ogni probabilità il calciatore ed il centravanti più completo della storia del Milan, oltre che il capolavoro assoluto di Adriano Galliani. Attaccante dal fisico eccezionale, dalla tecnica sopraffina e dal temperamento da vincitore, lo svedese approda in rossonero nell’ultima settimana di agosto del 2010 dopo la pessima convivenza al Barcellona con Messi e Guardiola ed il fiuto di Galliani, bravissimo ad intuire il possibile colpo ed a lavorare sottotraccia con Mino Raiola (procuratore del calciatore) per prelevarlo al miglior prezzo. Il risultato è straordinario: lo scandinavo sbarca a Milano in prestito per un anno con riscatto fissato a 24 milioni di euro, un prezzo da saldo per il calciatore più forte del mondo. Il Milan, grazie ad Ibrahimovic, vince a mani basse lo scudetto del 2011, diventando in un sol colpo da squadra di seconda fascia a favorita numero uno per il titolo. Due soli anni a Milanello, quasi 50 gol ed una cessione forzata che ha di fatto e con 5 anni di anticipo messo fine alla magnifica ed irripetibile epopea di Silvio Berlusconi al Milan, emblema dell’apice e del punto più basso della gestione milanista dal febbraio 1986 all’aprile 2017.