18 ottobre 2019
Aggiornato 04:00

Ferrari-Mercedes, litigano pure i presidenti. Marchionne: «Se vedo Lauda lo insulto»

A scatenare la guerra è stata l'ennesima sparata anti-italiana del capo delle Frecce d'argento: «La Rossa funziona perché comanda uno svizzero che fa lavorare gli italiani». Una frase che non è piaciuta al suo omologo di Maranello

Il presidente Niki Lauda con Lewis Hamilton
Il presidente Niki Lauda con Lewis Hamilton Mercedes

ROMA – E dire che un tempo, della Ferrari, lui fu addirittura una bandiera, portandola da pilota a ben due titoli mondiali, e ad un terzo sfumato solo per il terribile rogo del Nurburgring in cui riportò quelle brutte ustioni che ancora oggi segnano il suo volto. Ma gli italiani, troppo calorosi e creativi per andare d'accordo con la sua fredda e calcolatrice anima austriaca, quelli Niki Lauda non li ha proprio mai potuti sopportare. Nel corso degli anni lo ha fatto capire più volte, e a modo suo, con quelle dichiarazioni taglienti e polemiche che lo hanno reso famoso: «L'Italia è un gran casino», dichiarò nel 1974; «Ross Brawn era l’anello di congiunzione tra Schumacher e la cultura degli spaghetti», nel 2009. Da quando, poi, l'ex ferrarista ha assunto il ruolo di presidente onorario in Mercedes, e quindi la Rossa si è trasformata nel suo diretto rivale, le sue sparate anti-italiane sono diventate quasi all'ordine del giorno. «La Ferrari ha fatto una macchina di m...», si permise di far notare nel 2014, e poi, l'anno successivo, «non è colpa nostra se a Maranello sanno fare solo gli spaghetti».

Rissa tra capi
Una vera e propria filosofia, insomma, quella di Lauda, secondo la quale gli ingegneri e i tecnici italiani non sono in grado di raggiungere il successo in Formula 1. Una teoria che però sembrerebbe contraddetta proprio dalla Ferrari di quest'anno, i cui vertici sono fortemente a trazione tricolore, e che si è dimostrata capace di giocarsela alla pari con la sua Mercedes nelle prime due gare della stagione. Ma, anche di fronte a questi dati di fatto, Niki non ci sta e rilancia con un'altra delle sue battute al vetriolo: «Voi Binotto lo considerate italiano? In realtà è svizzero, e si vede. Ora la Ferrari funziona perché comanda uno svizzero che sa organizzare gli italiani, farli lavorare pur lasciandoli liberi di esprimere la loro immaginazione e le loro idee». E non conta nemmeno che il team principal sia l'italianissimo Maurizio Arrivabene: «La figura chiave è Binotto, senza dubbio, almeno così sembra dall'esterno». Insomma, secondo Lauda gli italiani non saprebbero proprio lavorare da soli, a meno che a comandarli a bacchetta non ci sia un elvetico di ferro. E pazienza se il direttore tecnico di Maranello è effettivamente nato a Losanna, ma ha studiato a Modena ed è stato naturalizzato dal nostro Paese, dove risiede ormai dal 1995. Il numero uno delle Frecce d'argento non cambia idea. Le sue frasi, però, sembrano aver giustamente offeso il suo omologo della Ferrari Sergio Marchionne, che di fronte ai microfoni dei giornalisti a Shanghai che gli chiedevano una risposta si è morso la lingua: «Meglio che non parli. Se no gli mando un paio di insulti. E non mi va di insultare un amico», ha dichiarato il capo del Cavallino rampante come riporta Repubblica. Insomma, la guerra tra Ferrari e Mercedes non si ferma ai due piloti Sebastian Vettel e Lewis Hamilton, ma coinvolge anche i rispettivi presidenti. Il buon segno, semmai, è che, a giudicare dalle parole ben poco ragionate di Lauda, i nervi in casa tedesca sembrano essere piuttosto tesi.