20 ottobre 2019
Aggiornato 05:00

Macchina innovativa e Vettel ritrovato: le due ragioni della rinascita Ferrari

Ci sono una componente tecnica e una umana dietro al ritorno al successo della Rossa in Australia, dopo un anno e mezzo di digiuno: la SF70H che si è dimostrata gentile con le gomme e un pilota tornato sereno e sicuro di sé

La Ferrari SF70H di Sebastian Vettel in azione in Australia
La Ferrari SF70H di Sebastian Vettel in azione in Australia Ferrari

ROMA – Il trionfo ferrarista nel primo Gran Premio del Mondiale 2017 di Formula 1, in Australia, non è stato un colpo di fortuna. Né tantomeno è stato solamente frutto di una condotta di gara furba, di una strategia intelligente. Dietro a questa resurrezione rossa, al contrario, ci sono due motivi solidi e precisi: il primo tecnico, il secondo umano.

La tecnica
L'artefice numero uno del ritorno alla vittoria della Ferrari dopo un anno e mezzo, infatti, è proprio la monoposto, la SF70H. Insieme, ovviamente, a tutti gli uomini che l'hanno concepita e realizzata, capitanati dal direttore tecnico Mattia Binotto: «È in pista che si raccolgono i frutti del lavoro collettivo fatto in inverno: un lavoro intenso, in cui ciascuno ha raddoppiato l'energia e l'impegno». Il suo gruppo a trazione tutta italiana ha partorito una vettura che, una volta tanto, non si è limitata a seguire la direzione tracciata dalla Mercedes, ma che invece ha innovato, spiazzato, seguito spunti tecnici completamente originali: «La monoposto – l'ha lodata il team principal Maurizio Arrivabene – si è comportata benissimo in pista: era ben bilanciata e il rendimento costante della gomme ci ha aiutato a mettere in atto una strategia aggressiva». Merito soprattutto della scelta di un passo nettamente più corto rispetto a quello della Freccia d'argento, diventata per questo talmente sensibile ai minimi cambiamenti di regolazione da distruggere le gomme nei primi giri della gara, anche su un asfalto non particolarmente abrasivo come quello di Melbourne. Non a caso Lewis Hamilton è stato costretto a rientrare ai box in anticipo, lasciando a Sebastian Vettel l'occasione di sfogare la sua velocità con pista libera e, alla fine, di scavalcarlo. La Rossa, al contrario, si è dimostrata gentile con gli pneumatici Pirelli, come del resto si era già intuito nel corso delle lunghe e positive simulazioni compiute durante i test pre-campionato.

Il direttore tecnico Mattia Binotto
Il direttore tecnico Mattia Binotto (Ferrari)

L'uomo
Seconda componente della vittoria: un Sebastian Vettel ritrovato. L'anno scorso, il digiuno di vittorie ma soprattutto la consapevolezza di non avere per le mani una macchina in grado di assecondare il suo grande talento lo avevano reso frustrato, nervoso, antipatico, irriconoscibile: sempre pronto a lamentarsi, a fare polemica, a insultare avversari e direttori di gara ad ogni minimo inconveniente. Tutto il contrario di quello che abbiamo visto quest'anno: con la sua Gina (come ha ribattezzato l'ultima nata di Maranello) è stato amore a prima vista, e questa relazione felice lo ha fatto letteralmente rinascere. Seb è tornato ad essere il ragazzo che conoscevamo: sorridente, dolce, scherzoso e semplice. E, naturalmente, velocissimo: «Sarà lotta vera, durissima dal punto di vista fisico e mentale, perché abbiamo un passo gara molto simile e lui è un pilota che rispetto molto», ha messo le mani avanti Hamilton, che con Vettel non ha ancora mai avuto l'occasione di contendersi direttamente un titolo iridato. «Ma quest'anno mi aspetto una battaglia serrata – gli risponde proprio Seb – Lui è uno dei piloti più veloci della griglia e al momento sembra che le nostre auto siano alla pari. Spero che la situazione resti questa, perché lottare per la vittoria contro i migliori è molto divertente». Visto come è andata domenica, anche i tifosi ferraristi quest'anno avranno di che divertirsi.

Vettel sul gradino più alto del podio di Melbourne
Vettel sul gradino più alto del podio di Melbourne (Ferrari)