14 ottobre 2019
Aggiornato 12:30

Jorge Lorenzo ammette: «Andrea Dovizioso più veloce di me»

L'adattamento pre-campionato alla sua nuova Ducati è stato più duro del previsto. Tanto che Por Fuera confessa che nelle prime gare si ritroverà dietro al suo compagno di squadra: «Servirà tempo per tornare ai livelli della Yamaha»

Jorge Lorenzo in azione sulla sua Ducati nei test a Losail
Jorge Lorenzo in azione sulla sua Ducati nei test a Losail Michelin

DOHA – Sarà la sua filosofia di progetto instillata di passione italiana, così diversa da quella dei suoi rivali giapponesi. Ma quel che è certo è che la Ducati è sempre stata una moto notoriamente difficile da guidare per i suoi piloti, e anche il nuovo arrivato in squadra, Jorge Lorenzo, lo ha subito scoperto a sue spese, vivendo un pre-campionato di transizione forse più complicato di quanto lui stesso avesse previsto: «La moto mi sembra un po' complicata da comprendere – ha ammesso al sito specializzato internazionale Motorsport – A parte Stoner, ogni pilota della Ducati ha fatto fatica. Alcuni di loro, come Hayden, hanno trovato il modo di superare questa situazione. Altri, come Melandri o Rossi, non ci sono mai riusciti. È l'opposto della Yamaha, che è una moto più facile da guidare della Moto2 o della 250. Ha molta elettronica, è maneggevole, dolce e gira in modo grandioso. Quindi sto cercando di diventare veloce sulla Ducati come lo ero con la Yamaha».

Dovizioso è davanti
Ci sta provando, Jorge, ma ancora non ci è riuscito. Tanto che in tutti i test invernali si è ritrovato alle spalle del suo più esperto compagno di squadra Andrea Dovizioso, che la Desmosedici la conosce dall'ormai lontano 2013. Ed è lo stesso Por Fuera ad ammettere che, nel prossimo futuro, nel confronto con il suo vicino di box è destinato a continuare ad essere perdente: «L'esperienza di Dovi su questa moto conta molto – ammette – Dovi sarà probabilmente più veloce di me, come è stato nei test. Non sarebbe irragionevole se la situazione si dimostrasse questa, benché io sia un cinque volte campione del mondo e la Ducati abbia investito molte risorse per ingaggiarmi». Quello del campione maiorchino è un gioco psicologico? Cerca di abbassare le aspettative, o di indurre in Desmodovi un falso senso di sicurezza? O, piuttosto, è davvero preoccupato per un'adattamento alla sua nuova moto che fatica a raggiungere? Qualunque sia la vera situazione, lo spagnolo fa bene a non riposarsi sugli allori: servirà ogni grammo della sua nota perseveranza per ritrovare la sua velocità e inserirsi nella difficile lotta per il titolo mondiale. Il suo obiettivo dichiarato, del resto, è uno solo: diventare l'unico pilota nella storia, insieme a Casey Stoner, a riuscire a condurre la Rossa di Borgo Panigale sul tetto del mondo.