17 novembre 2019
Aggiornato 16:30

Rivoluzione F1: gli americani cacciano Ecclestone e levano soldi alla Ferrari

Come cambia il Mondiale a quattro ruote acquistato dal colosso statunitense Liberty Media: finisce il quarantennale regno di patron Bernie e i premi in denaro alle scuderie saranno riequilibrati, a danno della Rossa di Maranello

La partenza del primo Gran Premio stagionale 2016 in Australia
La partenza del primo Gran Premio stagionale 2016 in Australia Ferrari

ROMA – La Formula 1 ha ufficialmente cambiato padrone. Questa settimana, infatti, è stato compiuto anche l'ultimo passaggio formale della vendita: la ratifica della Federazione internazionale dell'automobile. Entro il primo Gran Premio stagionale (in programma a marzo in Australia), dunque, la restante parte delle azioni del Mondiale a quattro ruote passerà di mano, dal fondo d'investimento Cvc Capital Partners al colosso americano della televisione Liberty Media, proprietario tra gli altri dei network Discovery Channel ed Eurosport. «Liberty garantirà la prosecuzione del successo e dello sviluppo della F1», è convinta la Fia. Probabile, almeno stando alle priorità che lo stesso gruppo ha promesso ai federali: attirare più tifosi in tutto il mondo (specialmente negli Stati Uniti, dove dovrebbero essere introdotti Gran Premi a Miami, Las Vegas e Los Angeles, con una promozione degna del Superbowl), concentrandosi in particolare sulla fascia d'età più giovane, e aumentare drasticamente l'audience televisiva.

Ciao ciao al vecchio capo
Per riuscirci, però, gli statunitensi stanno preparando una vera e propria rivoluzione ai piani alti dell'organizzazione, tagliando tutti i ponti con il passato. E il primo a farne le spese sarà proprio l'86enne Bernie Ecclestone, autoritario patron di questo sport da ormai quattro decenni. «Vorrei continuare per altri due o tre anni», auspicava lui nei primi giorni di questa compravendita, ma il massimo che gli hanno offerto i nuovi proprietari è la poltroncina di presidente onorario, senza alcun controllo operativo. «La decisione non è mia, saranno loro a vedere come funziona l'azienda e a decidere che strada intraprendere – ha spiegato ieri un rassegnato Mr E alla Press Association – Prima o poi me ne sarei comunque dovuto andare». Per la sua sostituzione si fanno due nomi: Sean Bratches, ex dirigente della tv sportiva Espn, sul fronte commerciale, Ross Brawn, ex direttore tecnico di Ferrari e Mercedes, su quello sportivo.

Basta privilegi
Ma nel futuro assetto della Formula 1 potrebbe non esserci posto nemmeno per gli storici poteri forti, come quello della Ferrari. Che, in base all'accordo in vigore con Ecclestone, indipendentemente dai suoi risultati riceveva ogni anno oltre novanta milioni di dollari di premi solo in cambio della sua partecipazione al campionato. Più del doppio di quanto viene attribuito, ad esempio, a piccoli team come Manor e Sauber. Tra le intenzioni della Liberty, preannuncia il direttore esecutivo Greg Maffei, c'è dunque anche quello di rendere più equa la distribuzione degli introiti finanziari: «Se sei la Ferrari, riesci a conquistarti direttamente una montagna di denaro con le sponsorizzazioni – ha dichiarato alla rivista Forbes – E, se riusciremo a migliorare la qualità delle corse, anche loro avranno un impatto positivo. Perciò da un lato vogliamo riequilibrare i pagamenti ai team, in modo che siano più corretti, dall'altro creare una piattaforma globale che attiri anche più sponsor. Ci saranno vantaggi e svantaggi, anche per la Ferrari».