16 gennaio 2021
Aggiornato 04:00
Calcio

Milan e Inter, la diversa faccia di una città

Il momento di crisi per la Milano calcistica è comune, ma mentre i nerazzurri si sono riorganizzati a livello societario allestendo anche una campagna acquisti dignitosa, i rossoneri sono in pieno caos dirigenziale e tecnico

MILANO - La Milano del calcio è sprofondata in un buco nero, in un vortice che esclude sistematicamente dalla Coppa dei Campioni le due squadre meneghine da ormai quattro anni e vede l’ultimo scudetto datato 2011 e targato Milan, Allegri e Ibrahimovic. Da allora il vuoto, l’Inter dell’en plein del 2010 sfaldata e mai ricostruita adeguatamente, il Milan smembrato e ridotto a semplice comparsa in campionato, incapace pure di raggiungere il semplice piazzamento in Coppa Uefa. L’estate del 2016 doveva essere quella del rilancio per la Milano del pallone, grazie anche all’insediamento dei facoltosi gruppi cinesi che avrebbero dovuto rimpinguare le casse tanto del Milan quanto dell’Inter, rialzando progetti ed ambizioni del sodalizio rossonerazzurro.

Poli opposti

La realtà è invece che la Juventus ha messo le mani su Dani Alves, Pjanic, Higuain, Pjaca e Benatia, dilatando ancor di più il divario dalle rivali, mentre le due milanesi arrancano ancora nei meandri di una campagna acquisti tutta da definire. La differenza, però, è che mentre l’Inter è riuscita a dare un quadro dirigenziale chiaro con il gruppo Suning a supportare il poco facoltoso Thoir e a regalare a Roberto Mancini ciò che voleva per poter lottare per uno dei primi tre posti (diciamo secondo e terzo), ovvero la conferma di Icardi, un uomo d’ordine a centrocampo (Banega), un esterno d’attacco (Candreva) e qualche giovane di prospettiva per gli anni futuri (Caprari, lasciato per un’altra stagione a Pescara), il Milan, viceversa, non è riuscito ad organizzare proprio nulla: la cessione delle quote di maggioranza della società rossonera alla misteriosa cordata cinese è ancora in alto mare e si concluderà (se mai si concluderà) solamente a settembre e cioè a mercato già chiuso, la campagna acquisti, di conseguenza, è totalmente paralizzata, ferma all’arrivo di Lapadula (pagato da Berlusconi coi proventi della cessione di El Shaarawy alla Roma) e impossibile da mandare avanti per mancanza di liquidi.

Futuro torbido

Così Vincenzo Montella, ennesimo allenatore milanista negli ultimi quattro anni, non riesce (e non riuscirà) ad avere l’organico da lui richiesto, anzi, dovrà confrontarsi con una rosa modesta e per nulla rinforzata. Per fortuna Adriano Galliani si è chiuso in un dignitoso silenzio e non ha iniziato a farneticare su ipotetici terzi posti della squadra rossonera, aumentando le responsabilità di un tecnico impotente; il Milan, al massimo, potrà qualificarsi per la Coppa Uefa, Montella non potrà fare miracoli con una squadra per nulla migliorata, i tifosi del Milan, ormai depressi, stanno abbandonando i calciatori e la società a sé stessi, disertando gli abbonamenti e la vendita delle maglie: nessuno crede al reale passaggio di proprietà, nessuno crede più a Berlusconi. Inter e Milan oggi sono regalate a ruoli marginali in serie A, ma mentre i nerazzurri hanno una struttura solida ed un progetto vagamente concreto, i rossoneri navigano a vista in una deriva senza fine.