23 ottobre 2019
Aggiornato 16:00

Un italo-americano tenta la scalata al Milan

Sono giornate intense in casa Milan: mentre la squadra vive un momento delicato con l’esonero di Mihajlovic e il cambio di guida tecnica, prende forma il gruppo cino-americana pronta a rilevare una fetta del club, a cifre però ben più basse rispetto a quelle proposte da Mr. Bee. A capo della cordata c'è il banchiere italo-americano Sal Galatioto.

MILANO - Sono ormai diverse settimane che l’ectoplasma di Bee Taechaubol ha smesso di aggirarsi inquietante per le stanze di Arcore. L’offerta shock - talmente tanto shock che è rimasta nel limbo delle fantasie - del broker thailandese al presidente Berlusconi, l’acquisizione del 48% del pacchetto azionario dell’Ac Milan per la cifra spropositata di 480 milioni, pare essere definitivamente evaporata e con lei le speranze di Mr. Bee di godere di un altro po’ di popolarità immeritata qui in Italia.

Evaporato Mr. Bee
Per fortuna della Fininvest non invece è evaporata la possibilità di cedere una fetta di società. Si continua a parlare di un misterioso gruppo cino-americano interessato ad acquistare il Milan, ma a condizioni decisamente diverse rispetto a quelle inattuabili della trattativa con Taechaubol. Innanzitutto la quotazione del club non dovrebbe superare i 650 milioni, a differenza del miliardo valutato dal thailandese, e poi l’operazione non riguarderebbe solo la cessione della minoranza. Due differenze sostanziali che finora hanno indotto il presidente Berlusconi a non prendere seriamente in considerazione i nuovi acquirenti, ancora fiducioso di fare il colpaccio con Mister Bee.

Galatioto e i cinesi
L’uomo d’affari di Bangkok invece ormai si è defilato, con tutti i suoi potenziali investitori, ecco il motivo per cui la misteriosa cordata di cui si parla da qualche giorno pare aver preso decisamente il sopravvento. La novità delle ultime ore, svelata dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, è l’identikit del banchiere americano che sarebbe al lavoro per condurre in porto l’operazione avvalendosi anche lui di finanziatori asiatici.
Si tratta di Salvatore Galatioto, Sal per gli amici, uomo d’affari italo-americano, ex-banker di Lehman Brothers e assurto agli onori delle cronache sportive statunitensi per aver condotto in porto alcune delle maggiori operazioni negli Usa, soprattutto nel basket e nel baseball. 

Il miracolo Golden State
Transazioni che sono valse per Galatioto il soprannome di «The king of sports M&A»: la vendita dei Chicago Cubs per 845 milioni, quella dei Charlotte Bobcats a Michael Jordan per 275 milioni e - udite udite - la cessione dei Golden State Warriors al produttore di Hollywood Peter Guber per 450 milioni, franchigia passata in pochissimi anni da squadra in crisi a dominatrice incontrastata della Nba grazie a quel fenomeno di Steph Curry.
Comprensibile che uno scenario del genere alletti non poco l’intero universo rossonero. Se davvero la bacchetta magica di Galatioto fosse ancora funzionante, quale club al mondo potrebbe trarne maggiore giovamento del derelitto Milan targato Berlusconi?