19 gennaio 2020
Aggiornato 19:00
Il punto di vista di Seb

Vettel: «Questa F1 non entusiasma piloti e tifosi»

Nuovo duro attacco del ferrarista a Bernie Ecclestone sui regolamenti del campionato. Il pilota tedesco, che non ama i riflettori e la vita da star, si sta però trasformando in un leader della battaglia per cambiare le regole del Mondiale

Sebastian Vettel
Sebastian Vettel Ferrari

ROMA«Macché eroe. Io sono una persona normale, come chiunque altro». Parola di Sebastian Vettel: un ragazzo che non fa esattamente un mestiere «come chiunque altro», visto che ogni due settimane rischia la vita guidando a 300 km/h una Ferrari sui circuiti di tutto il mondo. Eppure, ascoltando le dichiarazioni e soprattutto studiando l'atteggiamento del 28enne, ci accorgiamo come sia distante anni luce dalla personalità di un suo collega come Lewis Hamilton. Il campione del mondo in carica ha una vita da superstar, sempre presente ai cocktail glamour, agli eventi mondani in compagnia del jet set e alle feste in discoteca, rigorosamente ritratte nei selfie che pubblica quotidianamente sui social network: anche a costo di distrarsi dai suoi impegni sportivi in pista, o di attirarsi addosso valanghe di polemiche per il suo comportamento non sempre rispettoso delle regole. Seb, al contrario, è un giovanotto tutto casa, circuito e famiglia, gelosissimo della sua privacy (tanto da lasciare alle indiscrezioni perfino il numero dei suoi figli, che sarebbe recentemente salito a due) e nemmeno iscritto a Twitter o Instagram. «Questa generazione che si scatta costantemente delle foto non mi appartiene – spiega al giornale tedesco Die Welt – Non sono migliore degli altri solo perché so guidare più veloce. Non salvo la vita di nessuno, non sono un eroe».

Leader dei piloti
In compenso, nella sua dimensione pubblica, Vettel non si tira indietro quando c'è bisogno di esporsi e di esprimere in modo chiaro il proprio punto di vista sui temi che fanno discutere la Formula 1. Ne è un chiaro esempio la controversia sul nuovo format delle qualifiche che, dopo il tentativo flop nei primi due Gran Premi, è stato definitivamente eliminato in vista della terza gara in Cina. Durante il lungo dibattito sulla direzione da prendere, il ferrarista è emerso come uno dei leader del sindacato dei piloti, facendo forte pressione sulla Federazione e su Bernie Ecclestone per ottenere l'auspicata retromarcia. «È stato un caso imbarazzante – dichiara ora – Le regole sono diventate troppo opache, alcuni aspetti sono eccessivamente artificiali e perciò il pubblico fa fatica a identificarsi. Dobbiamo stare attenti a non perdere lo spirito della Formula 1. Da quando sono qui abbiamo fatto grandi sforzi per migliorare questo sport: alcuni cambiamenti hanno funzionato, ma molti no. Oggi i regolamenti sono molto futuristici, le macchine sono diventate più efficienti sotto l'aspetto dei consumi, ma non sono sicuro che ciò entusiasmi il pubblico. Né tantomeno noi piloti». Chissà cosa avrà pensato, leggendo queste parole, il patron Ecclestone, che solo qualche giorno fa aveva risposto ai piloti: «Zitti e pensate a guidare»...