13 novembre 2019
Aggiornato 19:00

Addio alla prima donna pilota di Formula 1

Il circus dell'automobilismo piange Maria Teresa de Filippis: la pioniera del gentil sesso nelle corse. Nel 1958 corse tre Gran Premi del Mondiale, portando a casa anche un decimo posto. Se n'è andata questo weekend a 89 anni

BERGAMO – Se ne è andata questo weekend, all'età di 89 anni, nella sua abitazione nella bergamasca, la contessa Maria Teresa de Filippis, la prima pilotessa nella storia della Formula 1. Originaria di Marigliano, in provincia di Napoli, nel 1958, quando di anni ne aveva 31, decise di correre nel Mondiale, al volante di una Maserati 250F privata: era infatti legata a doppio filo con lo storico marchio del Tridente, con cui aveva corso nella categoria Sport prototipi nelle stagioni precedenti. Il suo primo tentativo, nel leggendario Gran Premio di Monaco annata 1958, andò a vuoto (proprio come quello, contemporaneo, di un certo Bernie Ecclestone, oggi patron della F1). Ma nello stesso anno, sul circuito belga di Spa, considerato l'università delle quattro ruote, riuscì finalmente a qualificarsi e quindi a presentarsi al via sulla griglia di partenza. Quello sarebbe stato anche l'unico Gran Premio della sua carriera in cui avrebbe visto il traguardo, seppure in decima e ultima posizione, a due giri di ritardo dal vincitore Tony Brooks. La De Filippis, infatti, si qualificò per altre due corse quell'anno, in Portogallo e in casa, in Italia, ma in entrambe le occasioni fu costretta al ritiro per colpa della rottura del motore.

Il lutto e il ritiro
Il suo ultimo tentativo di qualifica per una gara di Formula 1 fu l'anno successivo, il 1959, nel Gran Premio inaugurale del campionato del mondo, sempre a Monaco, ma alla guida della monoposto del team Behra-Porsche Maria Teresa non riuscì a guadagnarsi un posto tra i sedici della griglia di partenza. Pochi mesi dopo, a 32 anni, avrebbe deciso di appendere il casco al chiodo e dire basta all'automobilismo, per colpa del grande dolore subito per la scomparsa dell'amico, collega e proprietario della squadra Jean Behra: fatale al pilota francese fu l'incidente in una gara di contorno al Gran Premio di Germania di quello stesso anno sul tracciato dell'Avus. Ironia della sorte, la macchina sulla quale morì Behra era proprio quella della stessa De Filippis: «Era stato ingaggiato quell’anno come primo pilota da Enzo Ferrari e avrebbe dovuto correre con la rossa – raccontò anni dopo la pilotessa a Stefano Lorenzetto – Ma alla vigilia della gara litigò con l’Ingegnere. Mi chiese se potevo dargli la mia Porsche: l’aveva fatta allestire lui a Modena apposta per me, un gesto d’amicizia. Potevo non prestargliela? Era sua. Andò all’Avus con quella Porsche. Uscì di pista, sfondò un parapetto e si schiantò contro un albero. Morto sul colpo. Aveva 38 anni. La moglie mi spedì queste: sono le chiavi della Porsche. Io smisi di correre».

La vita privata
Passò ancora qualche mese e Maria Teresa conobbe Theodor Huschek, il tedesco trapiantato a Bergamo per lavoro che sposò, e da cui ebbe la figlia Carola. Donna dal fisico granitico (Re Baldovino, dopo il suo decimo posto in Belgio, la apostrofò con la frase: «Signora, lei ha le braccia che sembrano di ferro») almeno quanto il carattere. Che la portò, contro tutto e contro tutti, famiglia compresa, a seguire quella sua sua vocazione anticonvenzionale e, unica donna in un mondo tipicamente maschilista, a confrontarsi con campioni del calibro di Tazio Nuvolari, Juan Manuel Fangio, Stirling Moss, Jack Brabham e Graham Hill. Avrebbero seguito le sue orme nei decenni a venire Lella Lombardi (unica donna nella storia a conquistare mezzo punto iridato), l'inglese Divina Galica, la sudafricana Desiré Wilson e infine l'altra italiana Giovanna Amati, nel 1992. Tutte figlie, sportivamente parlando, della prima storica pioniera dell'automobilismo in rosa: Maria Teresa de Filippis. I suoi funerali si terranno oggi pomeriggio, alle 15.30, nella chiesa parrocchiale di Gavarno di Scanzorosciate.