7 giugno 2020
Aggiornato 01:30
Il bilancio dell'annata rossa

Così parlò Marchionne: «Prima vinciamo. Poi potremmo ritirarci...»

Incontenibile il presidente della Ferrari al pranzo di fine stagione con la stampa: «Il 2015 è stata una grandissima stagione. Ma l'anno prossimo dovremo fare ancora di più. E se la Federazione non ci ascolterà, potremmo andarcene»

MARANELLO – Lo aveva preannunciato ieri, a Torino, a margine della consegna di un premio: «La cosa importante è vincere il primo GP della stagione di F1, in Australia. I conti della Ferrari vanno bene, ma ora servono risultati in pista. Il prossimo deve essere l'anno del rilancio». E oggi, al tradizionale pranzo natalizio con la stampa, Sergio Marchionne ha rilanciato la parola d'ordine: «Vincere il Mondiale? Ottima idea». Sorrisi, battute di fine stagione. Ma il presidente della Ferrari non è uomo da scherzi, da sparate. Sotto al suo immancabile maglione blu si nasconde un cuore d'acciaio, quello di un manager concreto e ambizioso, che dai suoi uomini pretende la stessa dedizione totale che è abituato a fornire lui. Sarà questa l'arma con cui la rossa punta a realizzare l'impresa più difficile: superare la Mercedes: «Siccome spesso abbiamo perso il campionato in inverno, dobbiamo vivere questi tre mesi nel terrore che i nostri avversari possano aver fatto un lavoro migliore».

Vettel più ferrarista di Alonso
Ma l'incontro con i giornalisti di fine stagione è anche e soprattutto il momento per tracciare dei bilanci. E quello dell'annata appena conclusa, per Maranello, non può che portare il segno più. «Quella del 2015 è stata una grandissima stagione – prosegue Marchionne – e l’unico rammarico è che avremmo potuto fare anche di più, se non avessimo commesso un paio di sbagli. Ma nel complesso sono molto soddisfatto, considerato da dove partivamo quest’anno, che è il vero punto di riferimento. Comunque ho un grande rispetto per i nostri avversari, e solo alla prima gara in Australia si vedrà davvero come stanno le cose». Il salto di qualità è merito anche dei piloti: «Sabato, in occasione del pranzo con i dipendenti, Sebastian ha tenuto un discorso tutto in italiano che probabilmente ha imparato a memoria, con la stessa genuina spontaneità dei bambini che studiano la poesia per Natale. Debbo dire che Alonso in uscita non è stato ferrarista quanto lo è stato Vettel all'inizio di quest'anno. Raikkonen? Il suo Mondiale è stato come un film, con primo e secondo tempo, nella seconda parte è stato efficace, veloce. Sabato mi ha fatto vedere le foto di suo figlio: mi è sembrato un padre orgoglioso, questa nuova dimensione lo ha cambiato in meglio e sono sicuro che lo dimostrerà nel 2016».

Spettri di ritiro
Infine il capitolo più spinoso: quello del futuro della Formula 1. Sui regolamenti del domani si combatte da settimane una guerra che contrappone lo stesso Marchionne ai vertici del campionato: il patron Bernie Ecclestone e il presidente federale Jean Todt, ex ferrarista. Al loro progetto di introdurre un motore più economico e standardizzato, il numero uno del Cavallino rampante continua ad opporre un secco no: «Noi siamo disposti a collaborare per trovare una soluzione che però deve trovare concordi le grandi Case, come noi e Mercedes, se invece si trasforma la F1 in qualcosa d'altro, non ci interessa più». E così Marchionne sbatte i pugni sul tavolo: «Sarebbe un grosso peccato se ci dovessimo ritirare, ma la Ferrari non può essere messa all'angolo, in ginocchio e non dire nulla. E comunque fuori dalla F1 troveremmo altre discipline per mostrare le nostre capacità e dove saremmo in grado di vincere». Parole che riecheggiano quelle del leggendario fondatore Enzo Ferrari, che non esitava a minacciare il ritiro del suo marchio dalle corse ogniqualvolta la Federazione proponeva un regolamento che non gli era gradito. Passano gli anni, ma lo spirito Ferrari resta vivo. In un presidente che non potrebbe essere più ferrarista di così.

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