31 maggio 2020
Aggiornato 19:30
Le bestie nere dell'Italia delle corse

Lorenzo e Hamilton, i più odiati dagli italiani

Così diversi fuori pista, così uguali dentro. Nelle storie personali dei campioni del mondo delle due e delle quattro ruote si nascondono degli insospettabili punti di contatto. Che li hanno portati a scontrarsi contro gli idoli tricolori: Valentino Rossi e la Ferrari

ROMA – Sportivamente parlando, s'intende: ma Jorge Lorenzo e Lewis Hamilton, nelle ultime settimane, si sono guadagnati a pieno titolo il ruolo di nemici pubblici numeri uno dell'Italia dei motori. Innanzitutto, con le loro vittorie iridate, conquistate a spese dei nostri beniamini: Valentino Rossi in MotoGP e la Ferrari in Formula 1. E poi con le loro dichiarazioni, arroganti e polemiche, strafottenti e spesso gratuite, con cui hanno aggiunto al danno la proverbiale beffa. Un vizietto, questo di lasciar partire la frizione ogniqualvolta si ritrovano davanti al naso il microfono di un giornalista, che li accomuna. Il primo, da quando ha mollato la tensione dell'adrenalinico finale di stagione a Valencia, non ha più smesso di esternare: appena sceso dalla moto e tolto il casco, ha subito umiliato gli italiani sostenendo di aver vinto grazie alla santa alleanza spagnola; poi se l'è presa, nell'ordine, con i nostri piloti rei di avere aiutato Valentino e con i nostri giornalisti che vorrebbero danneggiarlo. Il secondo ha limitato maggiormente le sue presenze mediatiche, ma ciascuna delle interviste concesse gli ha offerto comunque l'occasione per schizzare fango sugli idoli ferraristi, del presente e del passato: ha sostenuto che il povero Michael Schumacher avrebbe vinto grazie a tattiche discutibili, che Sebastian Vettel sarebbe sì bravino ma che non ha mai dovuto vedersela con un compagno di squadra alla sua altezza, che Kimi Raikkonen sarebbe ormai solo l'ombra del se stesso dei tempi d'oro. Strike.

Rapporti burrascosi
Ma questa loro avversità per i simboli tricolori, unita all'incrollabile fiducia in se stessi, che li porta a ritenersi i più forti, eroici, invincibili rappresentanti dei rispettivi sport, non sono gli unici tratti che Lorenzo e Hamilton hanno in comune. Al contrario: la loro fame di rivalsa, di riscatto personale, il loro continuo bisogno di dimostrare di essere i migliori, sia in pista che fuori, deriva da due storie personali per molti versi sovrapponibili. Quasi coetanei, o comunque appartenenti alla stessa generazione ('Por Fuera', con i suoi 28 anni, è di soli due più giovane dell'anglo-caraibico), entrambi hanno avuto un'infanzia segnata dal dolore della separazione dei propri genitori, che ha lasciato in loro delle ferite riapertesi poi negli anni successivi per colpa dei burrascosi rapporti con i padri e i manager. Jorge smise di parlare con papà José Manuel nel 2006, quando decise di affidare la sua carriera sportiva al manager Dani Amatriain. E la relazione tra Lorenzo senior e junior ha toccato il fondo in più di un'occasione, quando i due si sono scambiati pubblicamente parole poco lusinghiere: il pilota maiorchino ammise di essersi «vergognato» del padre per le sue dichiarazioni offensive verso Marco Simoncelli, e lui si è fatto risentire quest'anno praticamente ammettendo di tifare per Valentino Rossi alla vigilia della finale mondiale. Non che con Amatriain le cose gli siano andate meglio: il sodalizio professionale con il suo ex procuratore si concluse infatti bruscamente per i problemi di abuso di sostanze di quest'ultimo, nonché per le minacce di morte rivolte ai suoi piloti che portarono al suo arresto. Nel caso di Hamilton, invece, le difficoltà con suo padre e con il suo manager coincisero, visto che ad occuparsi della sua carriera era proprio papà Anthony. Almeno fino al 2010, quando i due si separarono per un rapporto deterioratosi a tal punto da aver raggiunto la totale assenza di dialogo.

In pista e fuori
Il campione delle due ruote ha reagito chiudendosi in se stesso, sviluppando un carattere allo stesso tempo aggressivo e fragile, scegliendo un lavoro che ama più per il suo innato istinto di competizione che per una reale passione, vivendo una vita quasi monastica, lontano dal glamour delle feste mondane e perfino dall'alcool. Quello delle quattro, al contrario, si è costruito addosso un'immagine da guascone, tutto party e red carpet, alta società e cocktail, abiti tamarri e acconciature ancor peggio, sempre circondato dalle modelle, dalle cantanti e dalle starlette che affollano le copertine di ogni rotocalco di gossip. Così diversi nell'atteggiamento fuori pista, così uguali in quello in corsa: all'insegna del «maximum attack», della costante contrapposizione frontale con i propri avversari, a partire ovviamente dai compagni di squadra. Fin dal loro debutto nelle classi regine, i due si sono ritrovati nello stesso box degli scomodi coinquilini: Fernando Alonso e Valentino Rossi, rispettivamente. Per battere il primo, Hamilton non ci mise molto: già al termine della sua prima stagione riuscì infatti a sopravanzarlo in classifica generale. A Lorenzo ci volle invece più tempo per avere la meglio del secondo, ma in un modo o nell'altro, anche quest'anno, ce l'ha fatta. Così, alla fine, entrambi sono riusciti a coronare il loro sogno: vincere il campionato del mondo nella massima categoria del proprio sport. Entrambi per tre volte. Ora, i due neo-iridati avranno tutto l'inverno per godersi la loro, più o meno meritata, festa mondiale. Ma tra pochi mesi dovranno tornare in pista, per incrociare di nuovo le armi con le loro italianissime bestie nere: Valentino Rossi e la Ferrari. E chissà se stavolta riusciranno di nuovo ad uscirne vincitori.

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