26 maggio 2020
Aggiornato 06:30
Calcio - Serie A

Milan, all’orizzonte un nuovo derby con l’Inter

Clamorosa retromarcia del Milan sulla questione stadio: sembra essere definitivamente tramontata l’opzione impianto di proprietà al Portello e così riprende quota la prospettiva di restare a San Siro. Pare che all’Inter non abbiano gradito molto ed è per questo che sono allo studio nuove opportunità di collaborazione tra i due club.

MILANO - L’addio del Milan alla fascinazione dello stadio di proprietà, con quel suggestivo progetto con tanto di plastico già realizzato per convincere gli interlocutori di Fondazione Fiera, al momento ha un solo sconfitto: Barbara Berlusconi. È sempre stata la figlia del patron, supportata dall’altro amministratore delegato Adriano Galliani (per una volta uniti contro tutti), a voler a tutti i costi realizzare questa monumentale impresa che, secondo i programmi, avrebbe dovuto avvicinare il Milan alle più importanti squadre europee, tra cui anche la Juventus.
Dopo mesi e mesi in cui ci è stata propinata la solita solfa dell’esigenza di uno stadio di proprietà per far crescere introiti e fatturato ed essere in tal modo competitivi con i top club continentali, sembra che adesso questa necessità non sia più tale.

Berlusconi: «Prevarrà il sentimento verso San Siro»
D’un colpo solo anni di lavoro (quelli necessari per l’individuazione del sito dove costruire, per la realizzazione del progetto e alla fine per ottenere tutte la disponibilità dell’area prescelta) sfumati nel nulla, così come le centinaia di migliaia di euro investiti finora per un sogno che sembrava pronto a diventare realtà e che invece adesso pare destinato e restare nel cassetto della scrivania di Barbara Berlusconi.
Lo staff di Lady B, dopo le esternazioni fin troppe esplicite di papà Silvio sull’argomento («Sono intervenute molte cose negative riguardo la costruzione del nuovo stadio e a questo punto immagino che prevarrà il sentimento verso San Siro, ipotesi condivisa anche da Mr. Bee»), ha comunicato di essere in perfetta sintonia con le parole di Berlusconi, ma è inevitabile che la cosa non sia andata giù alla rampolla di famiglia.

Decisivo il parere di Taechaubol
Dalle parole del presidente onorario infatti emerge chiaramente il fallimento totale del progetto nuovo stadio per il Milan, visto che non si parla più nemmeno di cercare un’area edificabile alternativa al Portello. Decisivo in tal senso sembra essere stato il parere del nuovo socio di Berlusconi, Bee Taechaubol, prossimo a rilevare il 48% del pacchetto azionario rossonero. Secondo Mr. Bee il progetto del nuovo stadio, con una capienza di appena 48.000 spettatori, era inadeguato alle ambizioni del Milan, ma è su un altro aspetto che l’uomo d’affari thailandese ha toccato le corde giuste di Silvio Berlusconi: il fascino che un impianto ricco di storia come lo stadio San Siro potrà avere in futuro sui milioni di tifosi rossoneri in estremo oriente.

Ipotesi di collaborazione per ristrutturare San Siro
Riecco quindi farsi largo l’ipotesi di una ristrutturazione della Scala del calcio in collaborazione con l’Inter, ma su questo punto potrebbero sorgere dei grossi problemi. Il club nerazzurro infatti, metabolizzata la decisione del Milan di trasferirsi e lasciare San Siro, si stava attrezzando per personalizzare lo storico impianto e renderlo la casa dell’Inter.
Questo improvviso dietrofront del Milan, anche se in mancanza di prese di posizione ufficiali, ha irritato molto l’ambiente interista, soprattutto il presidente Thohir.

E se fosse l’Inter a lasciare San Siro?
Difficile prevedere quali possano essere gli scenari futuri, se un accordo per una coabitazione (il contratto di gestione con il Milan è comunque valido fino al 2030) oppure un clamoroso cambio di programma con l’Inter a fare le valigie e andare a giocare altrove.
Di certo ci vorrà tempo, tanto tempo. E intanto, mentre le due squadre milanesi si apprestano ad andare avanti a lungo con le loro scaramucce, i top club europei continuano ad incassare denaro a fiumi.
Non certo un bel modo per recuperare un gap già così clamorosamente sfacciato.

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