20 agosto 2019
Aggiornato 22:00

Milan, Berlusconi alla resa dei conti

La tornata elettorale è alle spalle ed ora non resta che attendere per vedere se e come il presidente onorario rossonero manterrà le promesse fatte nelle ultime settimane. Intanto il no di Ancelotti potrebbe avere un primo effetto immediato: un ridimensionamento dei programmi faraonici sbandierati prima delle elezioni.

MILANO - Dire che Silvio Berlusconi adesso è atteso al varco dai tifosi del Milan può sembrare solo un simpatico eufemismo. Già durante la campagna elettorale era stata ampia la frangia di «dissidenti» pronti a schierarsi contro il presidente onorario e i suoi proclami trionfalistici, anche alla luce delle colossali prese in giro organizzate ad arte nell’ultimo triennio ai danni chi il Milan lo ama a prescindere.
Adesso però si è arrivati al momento decisivo, quello del non ritorno, della tolleranza zero, chiamatelo come volete. Siamo giunti alla resa dei conti per Silvio Berlusconi, costretto a dimostrare - e stavolta senza più sotterfugi e giochi di parole - se tutte le chiacchiere pre-elezioni avevano un senso oppure possono oggi essere catalogate come l’ennesima truffa perpetrata ai danni del popolo rossonero.

Il no di Ancelotti arrivato a urne ormai chiuse
Di certo il no categorico, giunto da Vancouver per bocca di Ancelotti, casualmente proprio all’indomani dei risultati elettorali, non induce a fare pensieri positivi. È vero che lo stesso Galliani aveva parlato di un 50% di probabilità di rivedere Carletto di nuovo a Milanello, ma la stragrande maggioranza di giornalisti, opinionisti, addetti ai lavori e perfino tifosi, aveva già emesso la propria sentenza in tempi non sospetti: il matrimonio bis non si farà.
Ed ecco di nuovo fare capolino il pensiero maligno che anche l’operazione Ancelotti sia stata ordita da quel geniaccio di Berlusconi solo ed esclusivamente per blandire l’immalinconito popolo rossonero, ma senza alcuna reale convinzione di poter chiudere positivamente la trattativa.

Il ritorno di Ancelotti, un’operazione persa in partenza
«A pensare male si fa peccato - diceva Giulio Andreotti - ma molto spesso si indovina». È proprio quello che ho pensato quando, qualche giorno fa, nel corso di un incontro con i giornalisti al termine di un comizio elettorale, ho ascoltato Silvio Berlusconi ammettere che tutti i tifosi del Milan incontrati nei giorni precedenti gli avevano chiesto solo una cosa: «Presidente, ci riporti Ancelotti». Lampante la soluzione per un maestro della comunicazione e della demagogia come il presidente onorario rossonero: consegnare al popolo affamato l’immagine di una bella tavola imbandita (l’ex tecnico del Real Madrid), salvo poi chiudergli la porta in faccia al momento di iniziare a desinare (il gran rifiuto di Don Carlo).

Che fine faranno i 120 milioni promessi per la campagna acquisti?
Ora però, svelato il maldestro tentativo di rispolverare l’immagine della famiglia Berlusconi, dopo una serie di annate a dir poco fallimentari, con un’operazione persa in partenza, al presidente tocca un onere molto complicato. Perché va bene aver visto sfumare il sogno Ancelotti, ma qui ci sono in ballo circa 120 milioni di euro, promessi da Galliani per la campagna acquisti, che adesso  Carletto o non Carletto, dovranno essere spesi.
A meno di non voler definitivamente sciogliere nell’acido quanto di buono fatto dalla premiata ditta Berlusconi-Galliani in circa un quarto di secolo.
E, alla luce dell’indicibile e francamente insopportabile serie di soprusi e di angherie a cui è stato sottoposto il tifoso rossonero negli ultimi anni, non è che ci siamo tanto lontani.